Livorno è la città del Vernacoliere e delle beffa delle teste di Modigliani, ma è troppo anche per i labronici pensare che i pantaloncini indossati dalla vicesindaca Libera Camici in una conferenza stampa potessero diventare oggetto di una questione sessista.
Dopo una conferenza stampa convocata d’urgenza dal sindaco Luca Salvetti, i social sono diventati l’occasione per discutere non del tema affrontato dal primo cittadino ma sui pantaloncini della numero due dell’amministrazione comunale: “Perché mai la vicesindaca indossava (si suppone) calzoncini cortissimi? Si tratta forse di un abbigliamento ritenuto consono ad una pubblica conferenza stampa? Se la risposta è sì forse si ritiene naturale che gli scosci femminili siano universalmente consentiti in ogni contesto, anche formale, mentre quelli maschili no”.
“Il rispetto per l’istituzione non sta nella lunghezza di una gonna o di un pantalone – è la risposta che arriva dalla vicesindaca Camici -. Sta nel lavoro che fai ogni giorno, nelle scelte che prendi, nel modo in cui rappresenti i cittadini. Voglio essere molto chiara su un punto – ha spiegato – la conferenza stampa non era un impegno istituzionale preventivato ma sopraggiunto e lo preciso, non certo per giustificare il mio abbigliamento, perché non ho la minima intenzione di farlo. Lo preciso per far emergere l’assurdità della situazione: di fronte a un dovere sopraggiunto a cui ho risposto con prontezza, c’è chi ha preferito guardare l’orlo del mio vestito anziché la mia presenza”. E il dibattito continua, in attesa del Vernacoliere.