19 Jul, 2026 - 18:47

Antonello Trombadori, l’intellettuale partigiano un po’ dimenticato

Antonello Trombadori, l’intellettuale partigiano un po’ dimenticato

Antonello Trombadori è stato un protagonista della Resistenza all’occupazione tedesca di Roma, Medaglia d’argento al valor militare, tra i principali animatori della politica culturale del Partito Comunista Italiano guidato da Palmiro Togliatti. Ma è stato anche giornalista, critico d’arte, poeta, ma innanzitutto partigiano. Durante gli ultimi anni di vita parteggiò per una riforma “dall’interno” del sistema comunista, favorendo una ricomposizione unitaria con i socialisti. Lo scrittore Mirko Bettozzi ne ripercorre l’itinerario biografico e politico nel libro “Antonello Trombadori/Una vita  partigiana” (Castelvecchi editore), sulla base di testimonianze dirette e documenti inediti, facendo emergere la personalità di una figura chiave della cultura dell’Italia democratica del secondo dopoguerra, un po’ dimenticato dalle ultime generazioni.

Era nato il 10 giugno 1917 a Roma, dove è morto il 19 gennaio 1993 e Giampiero Mughini lo ricorda come “nessun personaggio italiano ha rappresentato quanto lui la figura dell’intellettuale comunista duro e puro, talvolta fin troppo duro” e “una sorta di miniera cui attingevo senza sosta da quanto era inesauribile il bagaglio delle sue esperienze, del suo lavoro nei giornali, i suoi viaggi in Cina o in Vietnam quando quei Paesi erano davvero remotissimi, la sua frequentazione delle gallerie e delle mostre d’arte, le sue poesie anche”. 

Un revisionista nel libro di Bettozzi e nei ricordi di Mughini

Fu Antonello a ricordare a Mughini che stava scadendo l’anniversario dell’assassinio (15 aprile 1944) di Giovanni Gentile da parte dei gappisti comunisti e che sarebbe valsa la pena andare a Firenze per smantellare la leggenda secondo cui il filosofo era stato ucciso da altri fascisti perché giudicato troppo “moderato”. Mughini andò a Firenze e anni dopo ha raccontato che fu molto orgoglioso dell’articolo pubblicato sull’Europeo con nomi e cognomi di chi uccise a bruciapelo il filosofo davanti al cancello di casa.

“Che fosse stato uno come Antonello a sottolineare quanto poco limpida e quanto poco giustificabile fosse stata quell’azione dei Gap - scrive il giornalista sul Foglio - aveva un particolare rilievo perché di Gap eccome se Antonello ne sapeva. Perché ai tempi dell’occupazione nazi di Roma, i tempi immediatamente successivi alla caduta del governo Mussolini e dunque dell’armistizio firmato dal maresciallo Badoglio, l’azione dei Gap romani fu particolarmente temeraria e sapete chi era il vicecapo di quell’organizzazione, il capo essendone Giorgio Amendola? Per l’appunto Antonello Trombadori”. Un revisionista per molti, perché non sopportava la granitica certezza che la cultura di sinistra mostrava su alcune vicende della storia.

 

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