19 Jul, 2026 - 15:04

Maxi truffa con criptovalute a Firenze, spariti 18 milioni di euro, 39 indagati: cos'è emerso dall'inchiesta

Maxi truffa con criptovalute a Firenze, spariti 18 milioni di euro, 39 indagati: cos'è emerso dall'inchiesta

Diciotto milioni di euro svaniti, trentanove persone indagate tra Toscana e Umbria e oltre centocinquanta risparmiatori vittime di una presunta truffa. Sono questi i numeri di un'inchiesta della Procura di Firenze: secondo gli investigatori, promesse di guadagni facili con le criptovalute avrebbero in realtà celato un sistema di promozione multilivello con un classico "sistema Ponzi".

La notizia è riportata da La Nazione.

Maxi truffa con le criptovalute a Firenze: cos'è emerso dalle indagini

L'indagine, coordinata dal pubblico ministero Sandro Cutrignelli, ha permesso di fare luce su un innovativo progetto finanziario, rivelatosi una presunta truffa, ipotizzando anche il reato di associazione per delinquere. Tra i promotori figurano quattro persone residenti nell'Aretino, secondo l'accusa al vertice dell'organizzazione che avrebbe operato con ramificazioni internazionali tra Regno Unito, Slovenia e Malta. L'Italia centrale era utilizzata per reclutare nuovi investitori.

Il sistema ruotava attorno alla società Digital Coin Management (Dcm), che organizzava delle convention ogni due mesi in hotel di lusso. Durante questi incontri, i promotori illustravano le opportunità offerte dagli investimenti in criptovalute, mostrando uno stile di vita lussuoso e prospettando rendimenti mensili fino al 10%.

"Porta un amico" era lo slogan utilizzato per ampliare la rete degli aderenti secondo il modello del marketing multilivello. In una prima fase, gli investitori avrebbero effettivamente ricevuto i rendimenti promessi: la credibilità dei promotori sarebbe così stata rafforzata, spingendo molti risparmiatori a reinvestire sia il capitale sia gli interessi maturati.

In un secondo momento il sistema sarebbe collassato, lasciando centinaia di persone senza il denaro investito.

Come funzionava l'investimento

Secondo gli inquirenti, inizialmente i versamenti venivano effettuati tramite bonifici su conti bancari sloveni. In seguito, gli investitori sarebbero stati spinti verso la piattaforma di exchange "The Rock Trading", dove venivano creati wallet digitali le cui chiavi private restavano in possesso degli organizzatori. Il gruppo usava un linguaggio tecnico specifico, con termini come "lender", "bonus", "pack" e "cash out", per indicare investimenti, interessi e provvigioni.

Tra le ipotesi degli investigatori, riporta La Nazione, c'è anche quella di un investimento ad alto rischio sul Bitcoin che avrebbe così fatto crollare più velocemente il sistema. Tuttavia, stando a quanto emerso durante le indagini, il meccanismo era destinato comunque a fallire, in quanto i rendimenti promessi non sarebbero stati compatibili con opeazioni sostenibili. Sulla vicenda era intervenuta anche la Consob.

L'avviso di conclusione delle indagini

Molti dei risparmiatori coinvolti nella presunta truffa avrebbero dichiarato di aver subito minacce e pressioni per non rivolgersi all'autorità giudiziaria. Più di sessanta persone si sono costituite in un comitato per chiedere il risarcimento dei danni.

Nei giorni scorsi la Procura di Firenze ha notificato ai 39 indagati gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari.

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