20 Jul, 2026 - 08:00

Lo Stato non può chiedere fiducia senza garantire protezione

Lo Stato non può chiedere fiducia senza garantire protezione

La sentenza sul caso del gioielliere Mario Roggero è stata letta quasi esclusivamente come una negazione della legittima difesa da parte dei giudici.

In realtà, dal punto di vista strettamente tecnico-giuridico, le cose potrebbero essere diverse.

In attesa del deposito delle motivazioni, è plausibile ritenere che la Corte non abbia negato il diritto del gioielliere di difendersi durante la rapina. L’articolo 52 del codice penale riconosce infatti il diritto di reagire a un’aggressione ingiusta quando il pericolo è attuale e la difesa è necessaria e proporzionata. Per questa ragione è altrettanto plausibile ritenere che la condanna sia intervenuta perché gli spari mortali sono stati esplosi quando, secondo la ricostruzione processuale, il pericolo era ormai cessato e l’azione difensiva si era trasformata in una reazione punitiva.

È una distinzione giuridica che può essere condivisa oppure criticata, ma che appartiene ai principi consolidati del nostro ordinamento. Ridurre tutto a un presunto errore dei giudici rischia di non cogliere il vero messaggio che questa vicenda consegna allo Stato.

Il punto non è stabilire se il confine tra difesa e vendetta sia stato individuato correttamente. Il punto è chiedersi perché un cittadino debba arrivare a trovarsi in quella situazione.

Nessun ordinamento può pretendere di valutare il comportamento di una vittima prescindendo dal contesto nel quale quel comportamento è maturato. Chi subisce una rapina vive una condizione di paura estrema, nella quale ogni decisione viene assunta in pochi istanti. Proprio per questo il diritto è chiamato a tracciare un confine tra la reazione legittima e quella penalmente rilevante. Ma, una volta individuato quel confine, lo Stato non può considerare esaurito il proprio compito. Deve interrogarsi sulle ragioni che hanno costretto un cittadino a trovarsi, da solo, davanti a quella scelta drammatica.

Lo Stato rivendica il monopolio della forza. Chiede ai cittadini di rinunciare alla giustizia privata perché assume su di sé il dovere di garantire sicurezza e protezione. È questo il fondamento del patto sociale: il cittadino accetta di non farsi giustizia da solo perché confida nell’esistenza di istituzioni capaci di prevenire i reati, intervenire tempestivamente e assicurare i responsabili alla giustizia.

Quando però questo sistema non riesce a proteggere le persone, quel patto comincia inevitabilmente a incrinarsi.

Non perché diventi lecita la vendetta privata, che resta incompatibile con uno Stato di diritto.

Ma perché cresce la convinzione, altrettanto inevitabile, che ciascuno sia lasciato solo proprio nel momento in cui avrebbe maggiormente bisogno della presenza dello Stato.

Ed è questa la vera riflessione che la sentenza Roggero dovrebbe imporre alla politica.

Non quella di modificare ancora una volta la disciplina della legittima difesa, che già oggi consente di reagire quando il pericolo è attuale, ma quella di interrogarsi su come rendere realmente effettivo il diritto dei cittadini alla sicurezza.

La risposta non può essere ampliare indefinitamente il diritto di sparare.

La risposta deve essere impedire che un cittadino sia costretto, nel giro di pochi secondi, a decidere se affidare la propria vita esclusivamente alle proprie forze.

La tutela della sicurezza non può esaurirsi nella risposta giudiziaria che segue il reato. Deve manifestarsi prima, attraverso una presenza concreta dello Stato sul territorio, un’efficace attività di prevenzione, forze dell’ordine messe nelle condizioni di operare e un sistema capace di intervenire tempestivamente. Perché la migliore legittima difesa è quella che non costringe mai il cittadino a difendersi da solo.

Perché se lo Stato pretende di conservare il monopolio della forza, deve dimostrare di saper esercitare anche il monopolio della protezione.

Diversamente, il contratto sociale perde la sua stessa ragion d’essere. E quando i cittadini smettono di sentirsi protetti, non entra in crisi soltanto la sicurezza: si incrina la fiducia nelle istituzioni, che costituisce il presupposto stesso della convivenza democratica.

La giustizia non può essere privata. Ma nemmeno la sicurezza può essere lasciata alla responsabilità esclusiva del cittadino. Se lo Stato rivendica il monopolio della forza, ha il dovere costituzionale e politico di garantire una protezione effettiva. È questo, più ancora della condanna di un uomo, il vero interrogativo che la vicenda Roggero consegna alle istituzioni.

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