18 Jul, 2026 - 14:25

Il Colle sussurra: ecco cosa pensa veramente Mattarella del caso Roggero

Il Colle sussurra: ecco cosa pensa veramente Mattarella del caso Roggero

Nessuno lo dirà mai ad alta voce, e men che meno lo dirà lui: ma chi bazzica i corridoi del Quirinale in questi giorni racconta un Mattarella tutt'altro che sereno di fronte al pressing bipartisan — anzi, tutto-un-partito — sulla grazia a Mario Roggero. Quanto segue è ricostruzione, non trascrizione: il Colle non commenta, il Colle fa trapelare. Ed è proprio da quel trapelare, cauto e calibrato, che si intuisce il pensiero riservato del Capo dello Stato.


Il fastidio istituzionale, mai detto ad alta voce


Chi ha avuto modo di parlargli in questi giorni riferisce un'irritazione composta, di quelle che a Mattarella si leggono più nei silenzi che nelle parole: non tanto per il merito della vicenda umana di Roggero, di cui il presidente comprenderebbe perfettamente il dramma, quanto per il metodo. Vedere un ministro della Repubblica annunciare un'istruttoria come fosse cosa fatta, con la maggioranza che intanto raccoglie firme come a un referendum, sarebbe percepito sul Colle come un tentativo — neppure troppo velato — di scavalcare una prerogativa che la Costituzione, e la Consulta con la sentenza 200/2006, riservano a lui solo. Da qui la convocazione di Nordio: un richiamo formalmente cortese, sostanzialmente un altolà.


La citazione di Einaudi non è un caso


Non è un dettaglio da poco che, secondo quanto trapela, nel colloquio con il Guardasigilli Mattarella abbia richiamato le parole di Luigi Einaudi sul dovere di non lasciare in eredità ai successori un potere già eroso da precedenti forzati. Chi lo conosce da anni legge in quel riferimento un messaggio doppio: rivolto a Nordio, certo, ma anche — in punta di penna — all'intera maggioranza, quasi un modo elegante per dire che il Colle non si piega alla pressione mediatica, qualunque sia la simpatia umana per il caso.


Il retroscena che nessuno conferma (ma che tutti raccontano)


Sottovoce, tra chi frequenta il Quirinale, circola un'altra lettura, più tagliente: Mattarella avrebbe colto perfettamente il disegno dietro l'operazione Roggero, e cioè trasformare un fatto giudiziario doloroso in una clava elettorale a un anno e mezzo dal voto del 2027. E proprio per questo — raccontano — il presidente sarebbe determinato a valutare la richiesta di grazia con i soli criteri previsti dall'istruttoria, isolandola il più possibile dal clamore, senza farsi commissionare la decisione dalle piazze social né dalle bandiere issate in Senato. Un modo, si mormora, per restituire alla grazia la sua natura di atto di clemenza personale e non di trofeo politico da esibire in campagna elettorale.


Cosa farà davvero, secondo chi lo conosce


Nessuno, ovviamente, può dire oggi come si concluderà l'istruttoria. Ma chi ha frequentato a lungo il Quirinale suggerisce cautela a chi già canta vittoria: Mattarella non ama le scorciatoie, tantomeno quelle imposte dal calendario elettorale. Se la sua coscienza personale, al termine degli atti, lo porterà a un no, sul Colle — dicono — non se ne farà un dramma: la responsabilità istituzionale, per il presidente, viene prima del consenso immediato. Il resto, per ora, resta appunto un retroscena: parole non dette, ma che — a chi sa leggere tra le righe di un comunicato ufficiale — suonano fin troppo chiare.

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