18 Jul, 2026 - 11:58

Caccia agli studenti in Iran, aule vuote e celle d'isolamento

Caccia agli studenti in Iran, aule vuote e celle d'isolamento

Le autorità iraniane hanno lanciato una massiccia ondata di repressione nei campus universitari di tutto il Paese, sottoponendo la comunità studentesca ad arresti arbitrari, reclusioni, espulsioni immediate, sospensioni e procedimenti disciplinari per chiari motivi politici. 

Questa escalation riflette lo sforzo sistematico del governo di soffocare il dissenso e impedire la rinascita dell'attivismo organizzato, nato sulla scia della rabbia collettiva per la violenta reazione del regime alle proteste di gennaio 2026.

I dati raccolti dal Center for Human Rights in Iran (CHRI) indicano che gli studenti sono nel mirino per aver esercitato diritti umani fondamentali, come la libertà di espressione e la partecipazione a manifestazioni pacifiche. Si trovano ad affrontare accuse generiche legate alla sicurezza nazionale, formulate in modo vago per poter essere modellate a piacimento dall'accusa. Le misure punitive vengono imposte da comitati disciplinari interni alle università che non funzionano più come organi di supervisione accademica, ma si sono trasformati in vere e proprie estensioni dell'apparato di sicurezza statale. I processi avvengono a porte chiuse, in contesti del tutto opachi e privi di qualsiasi tutela del giusto processo, negando ai ragazzi anche l'accesso a una rappresentanza legale indipendente.

"Le autorità sanno che i motivi alla base delle proteste di gennaio rimangono irrisolti e che la rabbia per l'uccisione di migliaia di persone da parte del regime non è svanita", ha dichiarato Esfandiar Aban, Direttore della Ricerca del CHRI. 

"Temono profondamente la forza dei giovani e sono determinati a spegnere ogni focolaio prima che si trasformi in una nuova rivolta nazionale. Durante i mesi più intensi della guerra non avevano abbastanza risorse e capacità da dedicare al controllo delle università, ma ora stanno raddoppiando gli sforzi per recuperare il tempo perduto e ripulire i campus".

La repressione ha colpito in modo mirato i principali atenei del Paese — tra cui la Sharif University of Technology, l'Università di Teheran, l'Amirkabir University of Technology e l'Islamic Azad University — intensificandosi in particolare dopo le manifestazioni del 21 febbraio 2026. Quel giorno, in coincidenza con la riapertura ufficiale dei campus per le lezioni in presenza e con le commemorazioni del quarantesimo giorno dall'uccisione dei manifestanti di gennaio, migliaia di studenti erano scesi in piazza all'interno delle università per solidarietà con le vittime.

Oggi molti di questi ragazzi vengono trascinati davanti ai Tribunali Rivoluzionari, dove le normali espressioni di dissenso pacifico vengono trasformate in gravi reati penali che comportano anni di reclusione in isolamento. 

Le forze di sicurezza prelevano gli studenti persino dalle loro abitazioni senza rivelare dove vengano portati o i motivi formali della detenzione, alimentando il dramma delle sparizioni forzate e delle detenzioni arbitrarie. 

Le famiglie rimangono isolate in un silenzio d'angoscia, ricevendo pochissime o nessuna informazione sullo stato di salute e sul benessere psicofisico dei propri figli.

Per questo motivo, il CHRI ha lanciato un appello urgente a tutti gli organismi delle Nazioni Unite competenti, inclusi i Relatori Speciali sull'Iran, sul Diritto all'Istruzione, sulla Libertà di Espressione e il Gruppo di Lavoro sulla Detenzione Arbitraria. L'appello chiede di condannare pubblicamente questa campagna di epurazione e di inserire gli attacchi alla libertà accademica nei prossimi rapporti ufficiali destinati al Consiglio per i Diritti Umani e all'Assemblea Generale.

C’è un momento preciso in cui una dittatura smette di difendere una dottrina e inizia, semplicemente, a combattere il futuro. In Iran, quel momento coincide oggi con le aule svuotate, i faldoni dei comitati disciplinari e le celle d'isolamento dove sono rinchiusi i suoi studenti migliori. Che futuro ha un paese che distrugge i protagonisti del futuro stesso?

L'offensiva ha già superato le cento unità tra arrestati, espulsi e sospesi. 

Numeri che, dietro la freddezza della statistica, nascondono i volti, le storie e i sogni spezzati di una generazione che ha commesso l'unico crimine imperdonabile sotto un regime teocratico: l'esercizio del pensiero indipendente.

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