Il 12 giugno è una data che resterà nella storia di Livorno e della sua squadra di calcio. Igor Protti, negli ultimi giorni di sofferenza, chiama il suo fratello di campo e di vita Cristiano Lucarelli, la sua testimonianza gela il sangue: «Venerdì 12 giugno, ore 9,42. Mentre sono in scooter, mi squilla il telefono. E’ Igor. ’Cri, sono arrivato’. E io: ’Come, scusa?’. ’Cri, sono arrivato’. ’Scusa, in che senso?’. Lui: ’Nel senso che l’arbitro sta per fischiare la fine. È questione di ore o di giorni. Se puoi, vieni a casa’. Sento qualcosa stringermi lo stomaco, un peso improvviso. Fatico a respirare. Vado subito a prendere la macchina e volo da lui. Entro e lo trovo sdraiato sul letto, in soggiorno, con lo sguardo rivolto verso la finestra. La dolcissima Daniela mi dice: ’Vi lascio soli’, come se già sapesse che Igor avesse bisogno di parlarmi senza nessun altro presente». Un dialogo toccante tra i due: ’Cri, quando succederà, voglio che tu faccia tre cose per me. La prima: voglio che tu riprenda la poltrona che mi hai regalato e la porti a casa tua. Vorrei che, ogni giorno, ti ricordi di quello che siamo stati io e te. La seconda e la terza, insieme a tutto il resto, per ora restano con me…’. Metterci a piangere, abbracciati su quel letto per diversi minuti, è stato un attimo. Eri leggerissimo: i segni della battaglia contro quella merda di tumore erano visibilissimi sul tuo corpo. Ma tu non hai mai mollato, perché fino alla fine si resiste». E’ il racconto di Cristiano Lucarelli al quotidiano La Nazione.
Una settimana dopo Protti ha chiuso gli occhi per sempre e la terza promessa fatta da Lucarelli al suo amico morente è diventata realtà: Cristiano Lucarelli è il nuovo allenatore del Livorno. “Potete anche pensare a una storia strappalacrime, ma nel sangue di un livornese il senso di disperazione per la perdita di un eroe diventa attaccamento alla maglia, al di là di ogni logica umana” scrive Paolo Chirichigno.