Non si vive di sola legge elettorale. Nel centrodestra, quali che siano alla fine le regole del gioco, circola la data in cui Matteo Salvini potrebbe diventare ministro degli Interni.
E già: il sogno del leader della Lega potrebbe avverarsi entro il 20 settembre, quando il Carroccio ha in programma il suo iconico raduno a Pontida.
Ma tant'è: se Salvini torna al Viminale è solo per dare avvio a una sorta di piano B, in chiave anti-vannacciana.
Nei giorni scorsi, uno dei primi a parlarne pubblicamente è stato l'ex direttore del Tg1 Augusto Minzolini.
Oggi, una fonte interna alla Lega l'ha confermato a Tag24: o Vannacci si allinea al centrodestra o, contro di lui, nel tentativo di ridimensionarlo, sarà battaglia senza esclusione di colpi. Anche dalla postazione oggi occupata da Matteo Piantedosi.
Gli snodi cruciali dell'operazione "Salvini al Viminale" sono almeno tre.
Il primo, da cui dipende tutto, riguarda il modo in cui si evolveranno i rapporti (anche personali) tra il Generale Vannacci e Giorgia Meloni.
Come svelato da Tag24 ieri, Vannacci, in vista delle prossime elezioni, non scarta affatto di unirsi al resto del centrodestra.
Il "mi piace" che sua moglie Camelia ha messo a un post de "Il ribelle", un giornale online vicinissimo al Generale, che invitava all'unità con Meloni per evitare la vittoria della "peggior sinistra di sempre" è quantomai rivelatore.
Il leader di Futuro Nazionale sa che se corre da solo si assume il rischio di far vincere il Campo largo. E di rinunciare al ruolo di kingmaker della prossima legislatura, quella che, tra l'altro, deciderà anche il successore di Mattarella al Colle. Mica bruscolini.
Per di più: il Generale confida che anche entrando nei ranghi del centrodestra potrà continuare a contare su un bottino elettorale di tutto rispetto. Il suo sarebbe un elettorato di lotta e di governo.
E in effetti: a ben vedere, che con Giorgia Meloni non abbia affatto voglia di rimarcare sempre e comunque le distanze, i suoi follower se ne sono accorti anche oggi, quando ha dichiarato di votare a favore dell'emendamento presentato da Fratelli d'Italia sulle preferenze nella prossima legge elettorale
Insomma: i toni rimangono quelli rudi di un Generale, ma la sostanza lo fa andare a braccetto con la premier.
Ma tant'è: se tra Vannacci e Meloni non dovessero sbocciare rose, se il Generale e la premier dovessero decidere di correre separatamente alle prossime elezioni, già dopo l'estate, scatterebbe il piano B, il piano che prevede Salvini al Viminale per l'ultimo scampolo di legislatura.
Il 4 settembre, il governo Meloni segnerà il record di esecutivo più longevo della storia repubblicana. Un primato a cui tiene tantissimo per poter sventolare in campagna elettorale la bandiera dell'unità granitica tra Fratelli d'Italia, Forza Italia e Lega.
Ma con un Vannacci che decidesse di correre da solo, a quel punto, bisognerebbe aiutare la Lega a cercare di contenere la creatura nata da una sua costola.
E quale modo migliore se non rimettere Salvini al Viminale?
Solo nei panni di ministro degli Interni, il Capitano potrebbe tornare ai suoi vecchi fasti.
Prima di tutto, non sarebbe più costretto, da ministro dei Trasporti, a giocarsi la faccia a ogni treno che fa ritardo (e magari su un ulteriore ritardo per l'inizio dei cantieri per il ponte di Messina). E poi perché dal Viminale potrebbe tornare ai suoi cavalli di battaglia: sicurezza, anti-immigrazione, anti-maranza, tolleranza zero.
A quel punto, al popolo di Pontida, alla prima Pontida senza Umberto Bossi, Matteo Salvini potrebbe presentarsi di nuovo come il signor Wolf, colui che risolve problemi.
Del resto, proprio come in Pulp Fiction, "le lancette volano". Il tempo è tiranno. Le elezioni sono dietro l'angolo. E se il centrodestra vuole vincerle senza Vannacci, ha bisogno del miglior Salvini. Quello formato super poliziotto, tutto felpe e difesa dei confini. Del Salvini capace di riportare la Lega ben sopra Futuro Nazionale, prosciugandola sui territori, specie se alla fine davvero dovessero passare le preferenze nella nuova legge elettorale.
Ora: tutto questo può sembrare terribilmente cinico. Ma, all'interno della Lega, i salviniani doc, pur di non venire fagocitati da Vannacci, si preparano alla battaglia finale. Da quello che, tra i sette, è il colle più piccolo di Roma. Ma per loro il più importante.