"La vita di mio figlio non vale nulla per lo Stato". È uno sfogo duro e carico di dolore quello di Giuseppe Monopoli, papà di Donato, morto a 26 anni il 5 maggio 2019 a causa di una grave emorragia cerebrale, dopo sette mesi di coma a seguito del pestaggio subito davanti a una discoteca di Foggia.
La seconda sezione della Corte di Appello di Bari ha infatti ridotto le pene a carico dei due imputati, Francesco Stallone e Michele Verderosa, pur confermando il reato di omicidio preterintenzionale. La sentenza è stata pronunciata il 13 luglio 2026.
"Abbiamo creduto per otto anni di poter avere giustizia. Adesso, invece, siamo solo profondamente delusi" afferma il padre della vittima a TAG24.
I giudici hanno stabilito che Stallone dovrà scontare sette mesi e due anni di reclusione, mentre Verderosa quattro anni, undici mesi e 20 giorni. Il processo era tornato in appello dopo che la Corte di Cassazione, nel febbraio 2025, aveva annullato la precedente sentenza della prima sezione della Corte d’Appello del 29 maggio 2024, che li aveva condannati rispettivamente a dieci e sette anni, con il reato derubricato a omicidio preterintenzionale.
In primo grado, le condanne erano state ancora più pesanti: 15 anni e 6 mesi per il primo e 11 anni e 4 mesi per il secondo, sulla base dell’originaria contestazione di omicidio volontario.
Nel nuovo giudizio, il procuratore generale aveva chiesto la conferma delle pene, sostenendo la configurabilità dell’omicidio preterintenzionale, e le parti civili si erano associate alla richiesta. La difesa, invece, aveva puntato sul difetto dell’elemento psicologico, sostenendo che mancasse la prevedibilità in concreto dell’evento morte e ipotizzando una “concausa” legata a presunti problemi vascolari della vittima. Secondo questa tesi, si sarebbe dovuto riconoscere solo il reato di lesioni.
"La nostra fiducia nella giustizia si è consumata grado dopo grado" afferma Giuseppe Monopoli con amarezza. "Gli imputati continuano a farsi la loro vita, mentre mio figlio non c'è più. In aula abbiamo dovuto subire anche i loro festeggiamenti".
Dopo la lettura della sentenza, della quale attendono le motivazioni, i genitori hanno pubblicato un post sul gruppo Facebook "Giustizia per Donato" che conta oltre 34mila follower.
"Oggi le istituzioni hanno messo un prezzo ridicolo sulla testa di un ragazzo di 26 anni. Un ragazzo solare, onesto, un lavoratore strappato ai suoi sogni da una violenza inaudita. Quattro e sette anni di pena sono lo schiaffo più violento che una madre e un padre potessero ricevere dallo Stato in un'aula di tribunale", si legge.
Un sentimento di rabbia confermato da Giuseppe Monopoli. "Vorrei prendere la mia famiglia e trasferirmi all'estero. L'Italia non mi rappresenta più, non ha tutelato mio figlio prima e non lo sta difendendo adesso. Abbiamo vissuto otto anni di strazio: è stato ucciso come se niente fosse".
I familiari della vittima hanno annunciato di voler ricorrere in Cassazione. "Non arretreremo di un solo millimetro: lo dobbiamo alla dignità di Donato, al suo sangue e alla sua memoria" si legge ancora sul post.
Giuseppe Monopoli conferma la volontà di non arrendersi, pur continuando a ribadire di non avere più alcuna fiducia nella giustizia. "Valuteremo con i nostri avvocati come procedere. Ma fa male pensare che probabilmente i due imputati non sconteranno mai l'intera condanna in carcere".