Il Governo ha approvato il Piano Casa 2026, un provvedimento che, almeno nelle intenzioni, riporta la casa al centro della politica pubblica dopo quasi mezzo secolo.
La vera novità non è soltanto la legge, ma il cambio di approccio. Per oltre quarant'anni la politica ha affrontato il tema dell'abitare quasi esclusivamente con bonus, detrazioni e agevolazioni fiscali, sostenendo soprattutto chi una casa già la possedeva. Oggi, almeno sulla carta, il Governo prova a sostituire la logica dell'incentivo con una strategia che mette in relazione famiglie, Comuni, Stato, patrimonio pubblico e investimenti privati.
È probabilmente questa la domanda più importante. E la risposta, almeno oggi, non può essere né entusiastica né pessimistica. Il Governo punta a mobilitare oltre 10 miliardi di euro tra risorse pubbliche e investimenti privati, con l'obiettivo di rendere disponibili circa 100.000 nuove abitazioni accessibili e recuperare 60.000 alloggi di edilizia residenziale pubblica nell'arco dei prossimi dieci anni. È questo l'orizzonte temporale entro il quale il Piano Casa promette di produrre i suoi effetti.
Per le famiglie, il cambiamento atteso consiste nell'aumento dell'offerta di abitazioni a prezzi accessibili, attraverso nuovi alloggi in edilizia convenzionata e il recupero di immobili oggi inutilizzati. L'obiettivo non è ridurre gli affitti nell'immediato, ma aumentare progressivamente l'offerta per riequilibrare un mercato che negli ultimi anni ha visto crescere costantemente i prezzi.
I principali beneficiari potrebbero essere i giovani, le nuove coppie e i lavoratori fuori sede, cioè quella fascia di popolazione che oggi fatica ad acquistare una casa o a sostenere i costi della locazione. Il Piano prevede inoltre una particolare attenzione per alcune categorie strategiche, come personale sanitario, insegnanti e appartenenti alle Forze dell'ordine.
A cambiare sarà anche il ruolo dei Comuni, chiamati a diventare i principali protagonisti della riforma. Non saranno più soltanto amministratori del territorio, ma i soggetti incaricati di recuperare il patrimonio pubblico inutilizzato, promuovere la rigenerazione urbana, semplificare le procedure e favorire nuovi investimenti sul territorio.
Anche lo Stato modifica il proprio ruolo. Dopo anni in cui il sostegno alla casa è passato prevalentemente attraverso bonus e detrazioni fiscali, il Governo prova a tornare a una funzione di programmazione, coordinando gli interventi tramite l'Agenzia del Demanio, Cassa Depositi e Prestiti e il fondo Patrimonio Casa, con l'obiettivo di costruire una politica dell'abitare stabile e non più soltanto emergenziale.
Restano però alcune incognite. Secondo ANCE, il modello 70%-30% – che prevede di destinare il 70% delle nuove abitazioni all'edilizia convenzionata e il restante 30% al libero mercato – potrebbe risultare sostenibile soprattutto nei mercati immobiliari più forti. Anche IFEL ricorda che il disagio abitativo riguarda ormai oltre 1,5 milioni di famiglie, mentre i canoni di locazione sono aumentati mediamente del 22,6% tra il 2018 e il 2024.
Ma il Piano Casa racconta anche altro. L'emergenza abitativa del 2026 fotografa la miopia di una politica che, dopo il Piano INA-Casa del 1949 voluto dal Governo De Gasperi con Amintore Fanfani e il Piano Decennale dell'Edilizia Residenziale del 1978, ha visto susseguirsi ben 29 governi senza una nuova strategia nazionale dell'abitare. Il risultato è evidente: città sempre più care e congestionate, borghi che si spopolano e un numero crescente di giovani e famiglie che fatica a trovare una casa. È da questa realtà che nasce il Piano Casa 2026. Riuscirà davvero a colmare un ritardo accumulato in quasi cinquant'anni?
Chissà se Tarzan sceglierebbe ancora il suo albero o un bosco verticale. Qualunque sarebbe la sua risposta, probabilmente ci ricorderebbe che la casa non è soltanto un luogo in cui vivere, ma lo specchio della società che abbiamo costruito. Perché quando il diritto ad abitare diventa un'emergenza, è il modello di sviluppo economico e sociale di un Paese che è chiamato a interrogarsi sul proprio futuro.