13 Jul, 2026 - 12:01

Piano Casa 2026: cosa cambia davvero per famiglie, giovani, Comuni e Stato

Piano Casa 2026: cosa cambia davvero per famiglie, giovani, Comuni e Stato

Piano Casa 2026: il ritorno della politica della casa

Il Governo ha approvato il Piano Casa 2026, un provvedimento che, almeno nelle intenzioni, riporta la casa al centro della politica pubblica dopo quasi mezzo secolo.

La vera novità non è soltanto la legge, ma il cambio di approccio. Per oltre quarant'anni la politica ha affrontato il tema dell'abitare quasi esclusivamente con bonus, detrazioni e agevolazioni fiscali, sostenendo soprattutto chi una casa già la possedeva. Oggi, almeno sulla carta, il Governo prova a sostituire la logica dell'incentivo con una strategia che mette in relazione famiglie, Comuni, Stato, patrimonio pubblico e investimenti privati.

Che cosa cambierà davvero con il Piano Casa 2026?

È probabilmente questa la domanda più importante. E la risposta, almeno oggi, non può essere né entusiastica né pessimistica. Il Governo punta a mobilitare oltre 10 miliardi di euro tra risorse pubbliche e investimenti privati, con l'obiettivo di rendere disponibili circa 100.000 nuove abitazioni accessibili e recuperare 60.000 alloggi di edilizia residenziale pubblica nell'arco dei prossimi dieci anni. È questo l'orizzonte temporale entro il quale il Piano Casa promette di produrre i suoi effetti.

Per le famiglie, il cambiamento atteso consiste nell'aumento dell'offerta di abitazioni a prezzi accessibili, attraverso nuovi alloggi in edilizia convenzionata e il recupero di immobili oggi inutilizzati. L'obiettivo non è ridurre gli affitti nell'immediato, ma aumentare progressivamente l'offerta per riequilibrare un mercato che negli ultimi anni ha visto crescere costantemente i prezzi.

I principali beneficiari potrebbero essere i giovani, le nuove coppie e i lavoratori fuori sede, cioè quella fascia di popolazione che oggi fatica ad acquistare una casa o a sostenere i costi della locazione. Il Piano prevede inoltre una particolare attenzione per alcune categorie strategiche, come personale sanitario, insegnanti e appartenenti alle Forze dell'ordine.

A cambiare sarà anche il ruolo dei Comuni, chiamati a diventare i principali protagonisti della riforma. Non saranno più soltanto amministratori del territorio, ma i soggetti incaricati di recuperare il patrimonio pubblico inutilizzato, promuovere la rigenerazione urbana, semplificare le procedure e favorire nuovi investimenti sul territorio.

Anche lo Stato modifica il proprio ruolo. Dopo anni in cui il sostegno alla casa è passato prevalentemente attraverso bonus e detrazioni fiscali, il Governo prova a tornare a una funzione di programmazione, coordinando gli interventi tramite l'Agenzia del Demanio, Cassa Depositi e Prestiti e il fondo Patrimonio Casa, con l'obiettivo di costruire una politica dell'abitare stabile e non più soltanto emergenziale.

Restano però alcune incognite. Secondo ANCE, il modello 70%-30% – che prevede di destinare il 70% delle nuove abitazioni all'edilizia convenzionata e il restante 30% al libero mercato – potrebbe risultare sostenibile soprattutto nei mercati immobiliari più forti. Anche IFEL ricorda che il disagio abitativo riguarda ormai oltre 1,5 milioni di famiglie, mentre i canoni di locazione sono aumentati mediamente del 22,6% tra il 2018 e il 2024.

Dal Piano INA-Casa al Piano Casa 2026: una riflessione sulla politica dell'abitare

Ma il Piano Casa racconta anche altro. L'emergenza abitativa del 2026 fotografa la miopia di una politica che, dopo il Piano INA-Casa del 1949 voluto dal Governo De Gasperi con Amintore Fanfani e il Piano Decennale dell'Edilizia Residenziale del 1978, ha visto susseguirsi ben 29 governi senza una nuova strategia nazionale dell'abitare. Il risultato è evidente: città sempre più care e congestionate, borghi che si spopolano e un numero crescente di giovani e famiglie che fatica a trovare una casa. È da questa realtà che nasce il Piano Casa 2026. Riuscirà davvero a colmare un ritardo accumulato in quasi cinquant'anni?

Chissà se Tarzan sceglierebbe ancora il suo albero o un bosco verticale. Qualunque sarebbe la sua risposta, probabilmente ci ricorderebbe che la casa non è soltanto un luogo in cui vivere, ma lo specchio della società che abbiamo costruito. Perché quando il diritto ad abitare diventa un'emergenza, è il modello di sviluppo economico e sociale di un Paese che è chiamato a interrogarsi sul proprio futuro.

LEGGI ANCHE