10 Jul, 2026 - 19:06

"Oceania" live action, perché questo copia-incolla del cartone sembra uno spreco di denaro

"Oceania" live action, perché questo copia-incolla del cartone sembra uno spreco di denaro

Già non tirava una gran bella aria. Sin dal primo lancio, dal teaser del live action Disney di "Oceania", per intenderci, si era percepita una forte impronta di fedeltà, tutta intenzionale, al cartone originale: il che aveva fatto esaltare alcuni nei primi commenti sui social sotto alla famosa clip e fatto storcere il naso a molti altri.

Rivediamola subito:

Di solito, quello che piace di più alle persone molto legate ai classici Disney, quando si fa un live action, è l'attinenza legata all'immagine, poiché è l'occhio proprio morboso il primo ad essere colpito e a volere la sua parte. Si prova l'iniziale desiderio di vedere tutto identico, seppur "dal vero": gli scenari, l'atmosfera sì ma, soprattutto, la somiglianza dei protagonisti a quelli del cartone animato.

E su questo "Oceania" aveva fatto indubbiamente contenti tutti con le prime immagini che aveva rivelato. La fisicità dei personaggi è il primo elemento che risalta: nel film diretto da Thomas Kail, il fatto che abbiamo una Catherine Lagaʻaia che è proprio somigliante alla vera Vaiana e un Dwayne Johnson di nuovo nei panni di Maui, ma stavolta in carne ed ossa (nel 2016 lo doppiava), è sicuramente ciò che ha convinto anche il pubblico più scettico.

Ciò non vuol dire però che bisognava fare il copia e incolla di una storia che esiste già. Fedeltà così strette forse avrebbero dovuto fermarsi, musiche e attori e storyline di base ma no, per quanto è stata criticata sugli stravolgimenti, qui nessuno ha voluto rischiare. 

Quello che stavolta ne è uscito, però, è un'operazione sciatta e triste perché non è soltanto, per Disney, un'imitazione ma, quel che è peggio, è un'imitazione di se stessa e con tanto di tangibili limiti.

(Il film uscirà nelle sale italiane il 19 agosto).

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Credits: Walt Disney Company Italia.

Perché è un copia e incolla? Le scene tutte uguali

L'effetto fotocopia non ha quindi dato niente di nuovo: non ha arricchito la storia con dei colpi di scena, né i personaggi, né ha aggiunto messaggi per il suo nuovo pubblico. Sono passati dieci anni. Per fare un live-action sicuramente è troppo presto, ma sfruttare o sottolineare tematiche importanti del 2026 (argomenti legati all'ecologia e all'ambiente, solo per dirne una) in un film che comunque ci parla e ci mostra oceani, forze distruttive e vari elementi della natura, sarebbe potuta essere un'occasione interessante, o per lo meno più utile di quello che uscirà al cinema. Insomma: occasione persa.

E se da una parte fa piacere risentire anche le stesse identiche musiche di Lin-Manuel Miranda, perché in tanti sono gli spettatori che generalmente si indispettiscono quando vengono toccate canzoni o testi di brani a cui sono affezionati da tempo, dall'altra, vedere la copia carbone di scene su scene rischia di annoiare, addirittura distrarre lo spettatore Disney che già conosce a memoria la trama.

I momenti con il pollo HeiHei, le gag con Maui, la dea Te Fiti, gli imprevisti con i Kakamora o con l'enorme granchio Tamatoa, sono tutti prevedibili e uguali a quelli già visti.

I più emotivi potranno lasciarsi ancora una volta stringere il cuore dalla presenza di nonna Tala, qui magistralmente interpretata dalla neozelandese Rena Owen, ma niente di più. Perfino le parti di Dwayne Johnson, per quanto lui sia un attore generalmente irresistibile e per quanto abbia tentato di metterci spessore nelle scene con più drammaticità sul personaggio, non possono rendere al massimo se il pubblico già conosce tutta la storia.

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Credits: Walt Disney Company Italia.

Bisogna interrogarsi sul perché di queste scelte. Il live-action di "Dragon Trainer", uscito nel 2025, potrebbe esserci da esempio di riflessione: aveva lasciato i più affezionati al cartone soddisfatti e anche stupiti, nel vedere una trasposizione finalmente fedelissima all'originale ma è vero anche che ce ne siamo dimenticati a distanza di un solo anno: non è stato niente di memorabile.

Ed è vero pure che forse, se il solo intento di Disney sta diventando quello di non rischiare o non aggiungere nulla solo per "non farsi dire niente dal pubblico", c'è un problema non indifferente sia da parte di chi crea si da parte di chi fruisce questi prodotti. 

Cosa non funziona: i limiti del live action di Oceania

Ricordiamoci poi che ci sono film che si prestano bene al live action e film che vi si prestano meno. E "Oceania" appartiene alla seconda categoria.

Un'opera dove ci sono animali che si animano, un oceano che è movente e senziente, delle isole che prendono forma con uno schiocco di dita e la Natura che si muove quasi personificandosi in qualcosa di divino, con tanto di trasformazioni del semidio Maui, forse non è il film giusto per fare un lavoro del genere.

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Credits: Walt Disney Company Italia.

Non lo è specialmente perché quello che vediamo è inevitabilmente un live-action solo per metà, dato l'uso massiccio di CGI.
Si vede bene che il film fa fatica a scegliere se essere “dal vero” seriamente o pienamente digitale, e questo lo rende un po' un ibrido difficile da leggere.

I passaggi che funzionano meglio sono proprio quelli in cui accetta fino in fondo le radici più animate, come il mondo luminoso in cui si muove Tamatoa o le scene del brano "Tranquilla!", uno dei pochi momenti in cui l'immaginazione visiva si prende qualche libertà rispetto al modello animato. Lì le immagini dal vero si mischiano a elementi grafici che ricordano proprio le pitture tradizionali, e il risultato è di sicuro più vivo e personale di tutto il resto.

Forse l'unica ricchezza data dalla ripresa in carne e ossa, a dire la verità un dettaglio, è che i genitori di Vaiana risultano un po' meno piatti rispetto alla controparte originale. Il padre, il capo Tui, riceve qualche dettaglio in più sul suo passato e sulle sue paure, e questo finisce per dare un minimo di profondità anche alla coppia di genitori (interpretati da John Tui e Frankie Adams).

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Credits: Walt Disney Company Italia.

Perché questo remake "Oceania" sembra uno spreco di soldi

Partiamo dalle cifre. Sebbene non siano stati (ancora) rivelati budget ufficiali da Disney con trasparenza, è informazione ormai diffusa che quello impiegato per questa versione di "Oceania" è di circa 250 milioni di dollari (un po' in linea con tutti i remake in carne e ossa più recenti).

E poi osserviamo i primi risultati. Su Rotten Tomatoes ha raggiunto solo il 36 percento di punteggio. Al botteghino la situazione non aiuta a smentire l'idea di uno spreco di risorse: si parla di incassi negli Stati Uniti (lì il film è uscito il 10 luglio) intorno ai 60-65 milioni di dollari, pur con un'uscita in migliaia di sale.

In pratica, il film dovrebbe arrivare almeno a quota 600 milioni nel mondo per non essere considerato un fallimento al box office. Ci riuscirà?

E al di là di perdite o di incassi di Disney, siamo noi i primi a non arricchirci.
Non è forse uno spreco di denaro, lavoro, energie, riproporre un'opera senz'anima che si replica completamente per un franchise e una storia che già funzionavano e che tutti avevano già vivi nella memoria?.

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