10 Jul, 2026 - 15:25

Chi era Vittorio Occorsio e perché oggi Meloni è andata alla messa in sua memoria?

Chi era Vittorio Occorsio e perché oggi Meloni è andata alla messa in sua memoria?

Come mai questa mattina, 10 luglio, la premier Giorgia Meloni si è recata nell'aula magna della Corte Suprema di Cassazione dove si celebrava una messa in suffragio di Vittorio Occorsio?

Chi era? Il suo nome divenne noto esattamente cinquant'anni fa, il 10 luglio 1976. Il magistrato Vittorio Occorsio, infatti, venne assassinato a Roma dal neofascista Pierluigi Concutelli, mentre si recava in tribunale.

Mezzo secolo dopo, il suo nome resta legato agli anni di piombo, quindi. Alla strategia della tensione e alla lotta della magistratura contro l’eversione di destra.

Il giudice Occorsio pagò con la vita il proprio lavoro. Ma ora, quasi a chiudere un cerchio, viene omaggiato dalla prima premier di destra del Paese.

Vita privata e pubblica, chi era Vittorio Occorsio e perché fu ucciso

Vittorio Occorsio nacque a Roma il 9 aprile 1929 e si formò tra studi classici e di giurisprudenza, vincendo poi il concorso in magistratura.

Dopo le prime esperienze come pretore, approdò alla Procura di Roma, dove si occupò di alcune delle indagini più delicate dell’epoca.

Inizialmente, lavorò sui reati a mezzo stampa, poi si trovò a seguire dossier che avrebbero inciso sulla storia italiana: il cosiddetto “Piano Solo”, la strage di piazza Fontana, i processi legati a Ordine Nuovo e, più in generale, le connessioni tra estremismo politico, ambienti eversivi e altri poteri occulti.

Il suo nome emerse come quello di un magistrato rigoroso, capace di leggere i nessi fra terrorismo nero e destabilizzazione democratica.

Nel 1971 chiese l’applicazione della legge Scelba per lo scioglimento di Ordine Nuovo, richiesto poi dal tribunale di Roma. Da allora, finì nel mirino dei gruppi neofascisti.

L’omicidio avvenne il 10 luglio 1976 in via Mogadiscio, nel quartiere Trieste di Roma.

Occorsio fu colpito da raffiche di mitra mentre andava al lavoro, senza nemmeno più la scorta che gli era stata tolta da oltre un mese.

Nei pressi dell’agguato furono ritrovati volantini firmati “Movimento Politico Ordine Nuovo”, elemento che confermò la matrice politica dell’attentato.

La sua uccisione fu un messaggio rivolto allo Stato: colpire un magistrato significava intimidire chi stava ricostruendo la rete dell’eversione nera.

La memoria di Occorsio, oggi, è rilanciata, tra l'altro, da una mostra con documenti in parte inediti e da iniziative rivolte agli studenti, proprio per ricordare una stagione in cui la violenza politica cercò di piegare le istituzioni.

Perché Giorgia Meloni è andata alla messa in sua memoria

Molti, questa mattina, quando hanno visto Giorgia Meloni alla messa in memoria di Occorsio, sono rimasti meravigliati. 

Fatto sta che il suo è stato un omaggio istituzionale molto significativo.

Meloni ha onorato la memoria di un servitore dello Stato ucciso dal terrorismo neofascista. 

A cinquant'anni dal suo assassinio, la presenza della prima premier di destra ha voluto senz'altro alimentare una memoria condivisa che tante volte sembra mancare nel nostro Paese.

Quello di Meloni è stato un gesto che è di esempio per le istituzioni, i cittadini e, soprattutto, le giovani generazioni.

In un tempo in cui il Paese continua a misurarsi con il proprio passato e a confrontarsi in una maniera molto polarizzata, la presenza della presidente del Consiglio alla commemorazione di Occorsio segnala la volontà di associare le istituzioni alla memoria delle vittime del terrorismo al di là di ogni appartenenza politica. 

Nel caso del magistrato romano, poi, il messaggio che se ne trae è ancora più netto: difendere la magistratura e la legalità significa difendere la democrazia stessa.

Per questo, a detta di qualcuno, il gesto di Meloni sottolinea ancora una volta il distacco tra la sua storia politica e quella della destra neofascista, radicale e violenta. Tant'è che potrebbe essere anche un modo per accreditarsi agli occhi del mondo moderato in vista dell'elezione del prossimo Presidente della Repubblica.

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