A pensarci adesso, i guai, per il Campo largo, sono iniziati il 16 giugno, ventitré giorni fa. Quando Nicola Fratoianni, che si contende con Giuseppe Conte la palma di belloccio della compagnia, pensando di fare un favore al "popolo" (e a lui stesso), ha pubblicato su Instagram l'ormai famoso scatto con lui, il fido Bonelli, Schlein e Conte attovagliati all'Hostaria Costanza: niente di proletario perché appena dietro Campo de' Fiori, nel cuore della Ztl romana. Impossibile essere geolocalizzati in un posto più radical chic. Tanto è vero che qualche giorno fa, per dire, ci è voluto tornare l'archistar cresciuto a progetti e Pci Massimiliano Fuksas per dare un'intervista (dal vago sapore estivo) al Corrierone della Sera.
E comunque: dall'osteria, il 16 giugno, Fratoianni digitava:
E in effetti la data se la sono segnata: i disoccupati organizzati di Napoli (sì, siamo nel 2026). E i militanti di Potere al Popolo, anche loro "simmo 'e Napule, paisà!".
Così, ieri, 8 luglio, in quello spicchio di Spaccanapoli notoriamente frequentato da teenagers tutto fumo, free-free Palestine, Che e revolución che è piazza del Gesù, all'ombra del bugnato della facciata del Gesù Nuovo dietro alla quale si conserva come una reliquia una bomba (amerikana!) della Seconda guerra mondiale miracolosamente inesplosa, puntuali, si sono presentati in piazza. Ed è successo il patatrac.
Cori, slogan, grida al megafono, contestazioni. Prima per il lavoro. Che a Napoli, assieme a qualche sussidio, anche con questo caldo, manca sempre. E poi per il salario minimo, che il governatore Roberto Fico aveva annunciato, ma che ancora non si vede.
E insomma: a memoria, mai, almeno negli ultimi anni, una manifestazione di piazza con quattro segretari di partito nazionali quattro è stata interrotta da frange provenienti dalla stessa area politica.
E già: perché se il Campo largo è di sinistra, disoccupati e Potere al Popolo hanno dimostrato di esserlo ancora di più.
Il vecchio Nenni mica parlava a vanvera quando avvisava che, a forza di fare i puri, si trova sempre quello più puro che ti epura?
Risultato: la prima data che i leader del Campo largo avevano fatto salvare ai follower si è tramutata in un disastro politico, organizzativo, d'immagine. Finanche emotivo.
Tant'è che ora, la seconda tappa del mini tour estivo, il 15 luglio a Padova, è messa in dubbio anche da qualche dirigente stesso del Campo contestato.
Il dubbio è amletico: essere o non essere? Conviene andare fino in fondo, rischiando una seconda figuraccia o, magari dando la colpa alla seconda ondata di gran caldo, conviene rimandare tutto dopo le ferie, con calma?
Tanto, il programma della coalizione i leader del Campo largo già hanno ammesso che sarà presentato, se tutto va bene, non prima di ottobre. Quando El Niño sarà un ricordo e le foglie degli alberi inizieranno a cadere.
Ma tant'è: per ora, a terra, si è adagiato solo il morale della truppa. Padova è a rischio.
Ieri, a Napoli, i quattro segretari del Campo largo hanno portato in piazza quasi più contestatori che supporter. Di ritorno dal vertice Nato di Ankara, nemmeno Giorgia Meloni credeva ai suoi occhi quando ha visto i primi video girare sui social.
Giuseppe Conte, credendo di ammaliare senzalavoro e papalini (intesi come iscritti al Pap, Potere al Popolo), ha detto che avrebbero fatto meglio a prendersela con il governo di destra che "fa i decreti per zittirli"?
Lei l'ha messa così:
Come dire: se avete il coraggio, ora andate a Padova.
E in effetti, un po' di coraggio ci vuole. Perché Padova, oltre a essere la città di Sant'Antonio e dell'ultimo comizio di Sant'Enrico Berlinguer, è storicamente anche la città di vari gruppi di estrema sinistra che potrebbero rovinare la seconda uscita su due del centrosinistra.
Tutto quanto accaduto a Napoli e tutto quanto potrà accadere a Padova riportano il Campo largo all'anno zero.
I quattro dell'Ave Maria non hanno un leader, non hanno un programma, non hanno un nome: Conte vorrebbe chiamare il Campo largo "Alleanza per la Costituzione e la democrazia", il cui acronimo - gli si è fatto notare - si pronuncerebbe "Acidi", vabbè; Bonelli vorrebbe chiamarlo "Alleanza per la pace e l'ambiente"; Schlein e i suoi sherpa pensano, invece, a "Alleanza dei cittadini".
Ma da ieri, probabilmente, i leader di Pd, M5S e Avs si sono accorti di non avere nemmeno più un popolo. O quantomeno, di averlo sott'attacco, accerchiato. Da sinistra almeno quanto dal centro.
Tant'è che Renzi si è messo a ridere sotto i baffi con questo post
Enrico Maria Ruffini, il leader dei moderati di Più Uno, in un'intervista a Domani, aveva avuto già modo di metterla così:
E, dall'altra parte, nella più classica manovra a tenaglia, Potere al Popolo (che, in buona compagnia, in vista delle prossime elezioni, gioca a sinistra nello stesso ruolo che si è ritagliato Vannacci a destra) non ha avuto orecchie (e pietà) dei leader del Campo largo nemmeno quando Giuseppe Conte - ancora lui - si è messo a dire:
Le cose stanno davvero così? La Russia è un can che abbaia ma non morde?
Il ministro degli Esteri Tajani ha appena disposto l'espulsione immediata dall'ambasciata di due addetti militari per la questione dello spionaggio del Cremlino sul nostro territorio.
Ma intanto: dopo i fatti di Napoli, una verità inconfutabile (anche per l'Avvocato del Popolo) è che più modestamente Padova, la Dotta Padova, rappresenta una minaccia per il Campo largo. O come vogliono chiamarlo.