All'indomani dell'arresto, Mario Adinolfi rompe il silenzio e si dichiara "totalmente innocente". Il giornalista e leader del Popolo della Famiglia affida la sua difesa a una lunga nota, nella quale definisce "surreale" la vicenda giudiziaria che lo vede coinvolto con l'inchiesta della Procura di Roma - basata sulla cosiddetta "scommessa collettiva" - e annuncia il ricorso al Tribunale del Riesame.
"Sono totalmente innocente", si difende Adinolfi, rappresentato dall'avvocato Riccardo Di Lorenzo.
scrive in una lunga nota inviata alla stampa.
Il giornalista ci tiene poi a "ringraziare gli amici e anche alcuni avversari che mi hanno fatto arrivare in queste ore messaggi di sostegno e solidarietà. Tenterò di mantenere la fiducia nella giustizia degli uomini e il mio legale depositerà subito istanza al Tribunale del Riesame".
Secondo lui, infatti, non sussisterebbero i rischi individuati dal gip nell'ordinanza con cui ne ha disposto la misura cautelare degli arresti domiciliari, ossia quelli di reiterazione del reato, inquinamento delle prove e fuga. Nella nota, affronta anche il tema della cosiddetta "scommessa collettiva", al centro dell'inchiesta della Procura.
Sostiene di giocare "da decenni" e anche in forma collettiva, negando però di aver mai sollecitato qualcuno a partecipare o di essersi arricchito a spese di altri. "In molti con me giocando hanno guadagnato e sì, c'è qualcuno che ha perso: sono scommesse e il codice le definisce 'obbligazioni naturali non ripetibili', il gioco funziona così", scrive.
Per i pm di Roma, Adinolfi avrebbe raggirato decine di persone, attraverso un circuito di raccolta fondi che prospettava rendimenti legati proprio alle scommesse. Le accuse sono gravissime: truffa, evasione fiscale, esercizio abusivo dell'attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario e omessa dichiarazione dei redditi.
Lui le respinge tutte. Contestando anche la ricostruzione fatta del proprio stile di vita, secondo la quale avrebbe utilizzato il denaro per viaggi e beni di lusso. Racconta che, al termine della perquisizione nella sua abitazione, la Guardia di Finanza avrebbe sequestrato solo "due fogli di carta e un bancomat". "Vivo da monaco, senza vizi", il suo punto di vista.
Poi, nella parte finale, l'invito ai colleghi giornalisti a interrogarsi "su tempistiche, mandanti e modalità ipermediatiche di questa vicenda". Contestando quella che definisce violazione del segreto istruttorio per la diffusione ai media degli atti d'indagine.
conclude.