09 Jul, 2026 - 15:30

Mario Adinolfi dopo l'arresto: "Sono totalmente innocente". E annuncia il ricorso al Riesame

Mario Adinolfi dopo l'arresto: "Sono totalmente innocente". E annuncia il ricorso al Riesame

All'indomani dell'arresto, Mario Adinolfi rompe il silenzio e si dichiara "totalmente innocente". Il giornalista e leader del Popolo della Famiglia affida la sua difesa a una lunga nota, nella quale definisce "surreale" la vicenda giudiziaria che lo vede coinvolto con l'inchiesta della Procura di Roma - basata sulla cosiddetta "scommessa collettiva" - e annuncia il ricorso al Tribunale del Riesame. 

Mario Adinolfi si dichiara innocente dopo l'arresto

"Sono totalmente innocente", si difende Adinolfi, rappresentato dall'avvocato Riccardo Di Lorenzo.

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Vivo con la serenità che mi giunge dalla fede una vicenda surreale in cui è evidente l'ingiustizia grave patita da me e dalla mia famiglia, 

scrive in una lunga nota inviata alla stampa. 

Il giornalista ci tiene poi a "ringraziare gli amici e anche alcuni avversari che mi hanno fatto arrivare in queste ore messaggi di sostegno e solidarietà. Tenterò di mantenere la fiducia nella giustizia degli uomini e il mio legale depositerà subito istanza al Tribunale del Riesame".

Secondo lui, infatti, non sussisterebbero i rischi individuati dal gip nell'ordinanza con cui ne ha disposto la misura cautelare degli arresti domiciliari, ossia quelli di reiterazione del reato, inquinamento delle prove e fuga. Nella nota, affronta anche il tema della cosiddetta "scommessa collettiva", al centro dell'inchiesta della Procura.

Sostiene di giocare "da decenni" e anche in forma collettiva, negando però di aver mai sollecitato qualcuno a partecipare o di essersi arricchito a spese di altri. "In molti con me giocando hanno guadagnato e sì, c'è qualcuno che ha perso: sono scommesse e il codice le definisce 'obbligazioni naturali non ripetibili', il gioco funziona così", scrive.

I dubbi sulle indagini e le motivazioni del gip

Per i pm di Roma, Adinolfi avrebbe raggirato decine di persone, attraverso un circuito di raccolta fondi che prospettava rendimenti legati proprio alle scommesse. Le accuse sono gravissime: truffa, evasione fiscale, esercizio abusivo dell'attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario e omessa dichiarazione dei redditi.

Lui le respinge tutte. Contestando anche la ricostruzione fatta del proprio stile di vita, secondo la quale avrebbe utilizzato il denaro per viaggi e beni di lusso. Racconta che, al termine della perquisizione nella sua abitazione, la Guardia di Finanza avrebbe sequestrato solo "due fogli di carta e un bancomat". "Vivo da monaco, senza vizi", il suo punto di vista.

Poi, nella parte finale, l'invito ai colleghi giornalisti a interrogarsi "su tempistiche, mandanti e modalità ipermediatiche di questa vicenda". Contestando quella che definisce violazione del segreto istruttorio per la diffusione ai media degli atti d'indagine. 

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Dio quando vuole mostrare la regalità di Davide non gli manda una corona, gli manda Golia. Affronterò dunque la gigantesca saldatura di alcuni interessi che vogliono vedermi nel fango, 

conclude.

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