La partita per la successione di Paolo Savona alla guida della Consob continua a trasformarsi in uno dei dossier più complicati sul tavolo di Palazzo Chigi. A quasi quattro mesi dalla scadenza del mandato, il governo non è ancora riuscito a individuare una soluzione condivisa, tanto che il prossimo 13 luglio sarà la commissaria anziana Chiara Mosca a presentare la tradizionale Relazione annuale dell'Autorità.
Uno scenario che fotografa uno stallo ormai evidente. La sensazione, negli ambienti della maggioranza, è che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni voglia archiviare la pratica il prima possibile, anche perché il protrarsi della vacanza al vertice rischia di trasformarsi in un problema politico oltre che istituzionale.
In questi mesi il dossier Consob è diventato il simbolo delle difficoltà della maggioranza nel trovare un equilibrio sulle grandi nomine.
Prima il nome del viceministro dell'Economia Federico Freni, dato a lungo in pole position e poi progressivamente frenato dalle tensioni tra gli alleati. Successivamente è emersa anche l'ipotesi Marco Osnato, che però avrebbe preferito sfilarsi da una partita diventata via via più complessa.
Il risultato è che, mentre i partiti continuano a misurare pesi e contrappesi, il ventaglio dei possibili candidati continua ad allargarsi.
Ed è proprio in questo contesto che, secondo fonti vicine al dossier, starebbe tornando con insistenza un nome che fino a poche settimane fa sembrava rimanere sullo sfondo.
Si tratta di Carmine Di Noia, economista di lungo corso ed ex commissario della Consob, oggi direttore della Direzione Affari finanziari e imprese dell'Ocse a Parigi.
Il suo profilo presenta caratteristiche che, secondo chi segue da vicino il dossier, potrebbero favorire una convergenza politica. Da una parte l'esperienza maturata proprio all'interno dell'Autorità di vigilanza sui mercati finanziari; dall'altra il prestigio internazionale acquisito negli ultimi anni all'Ocse.
Negli ambienti romani il suo nome viene descritto come quello di una figura tecnica capace di raccogliere consensi trasversali, soprattutto dopo settimane di candidature consumate dai veti politici.
Ma il retroscena che sta circolando con maggiore insistenza riguarda un possibile effetto domino tra Roma e Parigi.
Secondo i ben informati, starebbe prendendo forma l'ipotesi di un vero e proprio incrocio di incarichi. Di Noia potrebbe rientrare in Italia per assumere la presidenza della Consob, mentre Federico Cornelli seguirebbe il percorso inverso approdando all'Ocse.
Si tratterebbe di un meccanismo capace di risolvere contemporaneamente due partite, evitando ulteriori settimane di trattative e consentendo al governo di chiudere uno dei dossier più delicati dell'estate.
Naturalmente, al momento, nessuna decisione risulta formalizzata. Ma il fatto stesso che questa soluzione venga discussa negli ambienti istituzionali conferma come Palazzo Chigi stia valutando anche opzioni alternative rispetto ai nomi circolati negli ultimi mesi.
Resta però un elemento politico destinato a incidere sulla scelta finale. Federico Cornelli continua infatti a figurare tra i candidati per il dopo Savona. Tuttavia, secondo quanto filtra da fonti parlamentari, sulla sua corsa continuerebbero a pesare le resistenze della Lega, che lo considererebbe troppo vicino ad Antonio Tajani.
È proprio questo intreccio di veti, equilibri e rapporti di forza ad aver rallentato finora la nomina del nuovo presidente della Consob.
Per questo motivo, nelle ultime ore, il nome di Carmine Di Noia viene osservato con crescente attenzione: un profilo tecnico, istituzionale e internazionale che potrebbe consentire alla maggioranza di uscire dall'impasse senza alimentare nuovi scontri interni.
L'obiettivo della presidente del Consiglio resta quello di chiudere il dossier in tempi rapidi. Non solo per garantire piena operatività alla Consob, ma anche per evitare che una nomina così importante continui a diventare terreno di confronto tra gli alleati.
Il risiko delle poltrone, tuttavia, insegna che nessuna casella si muove mai da sola. Ogni nomina libera un'altra posizione, ogni promozione modifica gli equilibri e ogni veto costringe a riscrivere gli accordi.
È anche per questo che, fino all'ultimo, il dossier Consob potrebbe riservare nuovi colpi di scena. E il nome di Carmine Di Noia, oggi dato in risalita, potrebbe non essere l'ultima sorpresa di una partita che resta ancora tutta da giocare.