Truffa, evasione fiscale, ma anche esercizio abusivo dell'attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario e omessa dichiarazione dei redditi. Sono le accuse contestate dalla Procura di Roma a Mario Adinolfi, arrestato nella mattinata di mercoledì 8 luglio dalla Guardia di Finanza e posto ai domiciliari. Al centro dell'inchiesta c'è la cosiddetta "scommessa collettiva", un gruppo attraverso il quale, secondo gli inquirenti, sarebbero stati raccolti milioni di euro da privati ai quali venivano prospettati rendimenti legati alle scommesse sportive.
Secondo la Procura di Roma, il giornalista e leader del Popolo della Famiglia avrebbe messo in piedi un sistema che "ha prodotto un danno vicino ai cinque milioni di euro". A questa cifra si aggiungono "altri 400mila euro" contestatigli come presunta evasione fiscale.
Ci sono poi le accuse di esercizio abusivo dell'attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario e omessa dichiarazione dei redditi. Per questo, la Guardia di Finanza ha eseguito nella mattinata dell'8 luglio la misura cautelare degli arresti domiciliari. Ad anticipare la notizia è stata La Repubblica.
Al centro dell'inchiesta - partita da alcune denunce - è finita la "scommessa collettiva", un circuito riconducibile ad Adinolfi, fondato nel 2005: i partecipanti versavano una quota iniziale destinata a un fondo comune utilizzato per le scommesse sportive, gestite dal giornalista insieme a "un team di esperti". Gli eventuali profitti sarebbero poi stati ridistribuiti ai partecipanti, insieme alle somme "investite".
Questa almeno la promessa. Che, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, non si sarebbe però tradotta in un ritorno economico per diversi partecipanti. Le somme raccolte ammonterebbero, secondo la Procura, a diversi milioni di euro. Dagli accertamenti sui flussi di denaro e sulla loro gestione è però emerso che solo una parte sarebbe stata effettivamente destinata ad attività di scommesse.
Secondo gli inquirenti, una quota rilevante sarebbe stata utilizzata per altre finalità, tra cui trasferimenti verso soggetti terzi e spese personali per beni di lusso e viaggi. Tra gli acquisti che la Guardia di Finanza avrebbe ricostruito figurerebbero orologi, lingotti e monete straniere. Ancora: quadri e imbarcazioni. Da qui le accuse contestate.
Nell'ordinanza con cui ha disposto i domiciliari, la gip Giulia Arcieri parla di "pericolo di inquinamento probatorio":