Sono aperte le scommesse: che faccia farà Giorgia Meloni oggi al vertice Nato di Ankara quando si troverà al cospetto di Donald Trump?
I due non si vedono dal G7 francese, quello della foto che, a detta del presidente degli Stati Uniti, la nostra premier gli aveva chiesto supplicandolo.
Da quel momento, sono seguiti giorni che descrivere tesi tra i due è un eufemismo, a colpi di post social senza esclusione di colpi.
Forse solo con Bettino Craxi e Ronald Reagan ai tempi della prima crisi di Sigonella i massimi rappresentanti istituzionali di Italia e Usa avevano toccato un livello così conflittuale nei loro rapporti personali.
Ma tant'è: oggi, dopo i botta e risposta, le accuse, le ripicche, gli insulti, i meme, Donald Trump e Giorgia Meloni si vedranno di nuovo dal vivo.
Entrambi non potranno più fare i "leoni da tastiera", come si dice in questi casi. Ma se la daranno la mano?
C'è chi punta su una Meloni formato-De Luca: ve la ricordate?
Anche con l'allora presidente della Regione Campania si venne a creare un clima per nulla pacifico. E la premier, vedendolo vis-à-vis e allungandogli la mano, gli fece:
E insomma: chissà i bookmaker a quanto danno questa opzione.
Il fatto è che De Luca e la Campania sono una cosa; Trump e gli Stati Uniti un'altra. Popcorn, allora.
E comunque: se dopo quattro anni di governo Giorgia Meloni mantiene una certa popolarità nel Paese, lo deve anche alla sua faccia.
Diciamoci la verità: potrà piacere o non piacere, ma lei è una che ce la mette sempre. Anzi: spesso, fa anche di più. Oltre la faccia, ci mette la faccetta.
Nel senso che la sua mimica facciale ormai è roba per analisti politici.
Ora quando strabuzza gli occhioni azzurri, ora quando si nasconde sotto la giacca, ora quando ammicca ai follower con i video social, ora quando fulmina gli avversari.
Tommaso Longobardi, che è il suo social media manager, recentemente ha spiegato come sia semplice lavorare con lei perché certi gesti, certe espressioni, certi sguardi, le vengono naturali.
Beh: è pur sempre un'underdog della politica nata alla Garbatella e cresciuta a pane e sezioni di partito. Tra la gggente, con tre g, avrebbe detto Sandro Curzi, un vecchio direttore del Tg3. Il che tornerà utile, di fronte a un omaccione nato con la camicia a New York.
Come dire: Trump troverà pane per i suoi denti. Una faccia all'altezza delle sue. Del resto, la rottura personale tra i due si sarebbe consumata allorquando la premier, al G7, si sarebbe messa a spiegare una cosa al presidente con il ditino alzato.
E comunque: quello che inizia oggi ad Ankara è il vertice più importante della Nato degli ultimi anni.
In pratica, i leader dell'Alleanza Atlantica dovranno decidere cosa fare da grandi: continuare a stare insieme a difendere l'Occidente o farla finita qui, con gli Usa tutti presi dalla voglia matta di mollare baracca e burattini.
Si è alla ricerca di soluzioni complesse per problemi complessi. Eppure: sarà da un unico faccia a faccia che si capirà come evolveranno le cose, che direzione prenderà la storia.
Se Donald Trump e Giorgia Meloni scioglieranno la tensione con un sorriso, il barometro segnerà bel tempo. Se invece perdurerà il nervosismo, sarà segno che si mette al cattivo.
Hai voglia a dire, come ha ripetuto la presidente del Consiglio, che i rapporti personali non devono inficiare quelli tra Stati: le idee (e i rapporti) camminano sulle gambe degli uomini (e delle donne).
E l'uomo e la donna più attesi ad Ankara hanno, per stessa ammissione della nostra premier, il loro bel caratterino.
E quindi: da Palazzo Chigi, poco prima che Giorgia Meloni prendesse l'aereo alla volta di Ankara, si è fatto trapelare che la premier sarà "gelida". Tant'è che i rispettivi staff hanno avuto l'indicazione di non mettere precisamente uno accanto all'altro il presidente Usa e quello italiano. Meglio evitare.
Tuttavia: l'inquilino della Casa Bianca è uomo imprevedibile. Al G7 francese si presentò agli alleati alla John Wayne:
E comunque: ad Ankara, una faccetta di Giorgia Meloni per intercettarlo pur ci sarà.