06 Jul, 2026 - 18:30

Infantino-Trump, non è la prima volta: la storia dell'amicizia che sta danneggiando il calcio

Infantino-Trump, non è la prima volta: la storia dell'amicizia che sta danneggiando il calcio

La decisione della FIFA di revocare la squalifica a Folarin Balogun prima dell'ottavo di finale con il Belgio ha acceso una polemica senza precedenti. La scelta, motivata con l'applicazione del Codice disciplinare, ha scatenato la dura reazione della federazione belga e alimentato dubbi sull'autonomia della giustizia sportiva. A rendere il caso ancora più esplosivo ci hanno pensato le conferme sul ruolo di Donald Trump, che avrebbe esercitato forti pressioni per ottenere la revoca della sanzione.

Una vicenda destinata a far discutere tutto il mondo del calcio, che non rappresenta però un episodio isolato. Al contrario, si tratta dell'ultimo capitolo di un rapporto costruito negli anni, che ha avvicinato sempre di più il presidente della FIFA e quello americano. Sta di fatto, però, che la presa di posizione di Infantino ha creato una frattura difficile da risanare.

Infantino e il rapporto (distorto) con il potere

Infantino è diventato presidente della FIFA nel 2016, dopo lo scandalo che ha travolto la gestione di Sepp Blatter. L'ex dirigente svizzero, cresciuto negli uffici della UEFA fino a diventarne segretario generale, ha approfittato dell'inchiesta su Michel Platini e ha preso le redini del calcio mondiale. Negli anni successivi è riuscito a consolidare il proprio potere.

Il numero uno della FIFA ha aumentato i finanziamenti destinati alle federazioni di Africa, Asia, Oceania e Caraibi, assicurandosi il sostegno di decine di Paesi e realizzando uno dei suoi progetti più ambiziosi: l'allargamento dei Mondiali a 48 squadre. La riforma ha aumentato il numero delle partite, i ricavi della FIFA e le possibilità di qualificazione per molte nazionali.

Parallelamente Infantino ha rafforzato i rapporti con i Paesi del Golfo, diventati sempre più centrali attraverso investimenti, sponsorizzazioni e grandi eventi. Un modello che ha fatto crescere il peso economico della federazione, ma che ha anche avvicinato calcio e politica come non mai prima.

Come è nato il legame con Trump

L'amicizia tra Infantino e Trump è nata durante il primo mandato del presidente americano, ma si è rafforzata dal 2025. Nel 2018, durante un incontro alla Casa Bianca dopo l'assegnazione dei Mondiali, Infantino ha scelto un approccio molto diretto, regalando a Trump i cartellini giallo e rosso utilizzati dagli arbitri. Il presidente americano li ha usati scherzosamente contro i giornalisti presenti, mentre il numero uno della FIFA ha assistito divertito alla scena.

Negli anni successivi Infantino è comparso accanto a Trump anche in appuntamenti lontani dal calcio. Ha partecipato alla cerimonia degli Accordi di Abramo e ad altri incontri diplomatici, sostenendo il ruolo dello sport come strumento di dialogo. Dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca, Infantino non si è perso il comizio che ha preceduto il suo secondo insediamento, definendolo un "incredibile onore". La FIFA ha aperto anche un ufficio nella Trump Tower di New York, decisione che ha alimentato ulteriormente le polemiche.

Dai regali alla Casa Bianca al FIFA Peace Award

L'amicizia tra Infantino e Trump si è rafforzata con il passare dei mesi. Durante il Mondiale per Club negli Stati Uniti, il presidente americano ha ricevuto dal numero uno della FIFA alcuni biglietti per la finale e ha partecipato direttamente alla premiazione del Chelsea. Qualche settimana dopo non si è fatto sfuggire la replica del trofeo della Coppa del Mondo, regalatagli proprio da Infantino. Trump ha chiesto di poterla tenere e il presidente della FIFA ha accettato, spiegando che per lui si poteva fare un'eccezione rispetto al normale protocollo.

L'episodio che ha fatto più discutere, però, è arrivato nel dicembre del 2025. Dopo la mancata assegnazione del Nobel per la Pace a Trump, Infantino ha istituito il FIFA Peace Award, un riconoscimento creato senza alcun annuncio e consegnato proprio al presidente americano durante il sorteggio dei Mondiali.

Il caso Balogun e il confine tra calcio e politica

La revoca della squalifica di Balogun rappresenta il punto più basso di un legame destinato a fare il male del calcio. Trump ha telefonato a Infantino per togliere il cartellino rosso ricevuto dall'attaccante americano e, dopo esserci riuscito, ha ringraziato pubblicamente la FIFA. Uno scandalo alla luce del sole che pone l'allarme sul dannoso intreccio tra calcio e politica. 

Il caso Balogun non rappresenta quindi un episodio isolato, ma l'ennesima conferma di come il potere politico abbia messo le mani sullo sport più seguito al mondo. E, anche in questo caso, la passione c'entra ben poco. Trump sa bene che, qualora gli Stati Uniti avanzassero nel torneo, il suo Paese ci guadagnerebbe sotto diversi punti di vista, a partire da quello economico. La sua è stata una mossa pensata e attuata per ribadire ancora una volta quale sia il suo potere e quanto sia complicato tenerlo a bada.

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