06 Jul, 2026 - 11:23

Il ct pagato dai club: l’idea che può cambiare (in peggio) la Nazionale

Il ct pagato dai club: l’idea che può cambiare (in peggio) la Nazionale

Il 22 giugno Giovanni Malagò veniva eletto presidente della Figc con il 68,5% dei voti, travolgendo Giancarlo Abete. Superfavorito, era atteso per la rapidità con cui avrebbe dovuto sciogliere i nodi della Nazionale: il nuovo ct, un direttore tecnico — Maldini, si diceva — qualche riforma sonante. Sono passate quasi tre settimane. Il primo luglio, in conferenza post Consiglio Federale, Malagò si è dato una scadenza precisa: sette giorni per chiudere tutto. La nuova settimana è iniziata. Non ci sono più alibi. O si chiude, o la clessidra auto-imposta certifica la situazione più preoccupante della storia recente della Federcalcio.

Il paragone con la Germania è una mazzata. Nagelsmann viene esonerato subito dopo l'eliminazione dal Mondiale contro il Paraguay: fuori, senza processo pubblico. Il giorno dopo il sostituto è già scritto ovunque: ecco Klopp! La Germania decide e comunica. L'Italia litiga e balbetta.

Da noi il problema non è la scelta tecnica. È la resa dei conti di potere. Mancini contro Conte non è dualismo tecnico-tattico, è braccio di ferro istituzionale travestito da dibattito calcistico. Da una parte Malagò, che avrebbe già scelto Mancini. Dall'altra i grandi elettori della Serie A, con Marotta megafono, che issano Conte. E i media cavalcano l'anomalia, più che raccontarla. C'è chi imbandisce la tavola per Conte come campagna elettorale; chi gioca i piani B (Pioli, Baldini, Maldini, Massara, Albertini, Costacurta...); e c'è chi - Corriere dello Sport, con Zazzaroni - chiama le cose col loro nome: confini della farsa.

La cosiddetta farsa è la cosiddetta tassa sul ct: l'ipotesi, denunciata dal Corsport, che siano i club a pagare lo stipendio del commissario tecnico. Non è più sospetto giornalistico, perché Marotta avrebbe già promesso che la Lega porterà una proposta di sostegno economico alla Figc all'assemblea del 23 luglio. E Malagò ha pubblicamente ringraziato: diplomazia obbligata, per non rompere con la Lega. Ma sembra un piano senza precedenti né confronti: non esiste una federazione europea dove il ct della nazionale prende soldi dai club che poi gli danno — o no — i propri giocatori. L'allenatore pagato dall'allenato! Esiste solo nel tennis, ma è uno sport singolo.

Se un club paga, pretende. La deriva va scritta senza eufemismi, anche un po' estremizzando: "ti pago io, convochi questo e non quest'altro"; oppure "quel giocatore lascialo a casa, serve fresco per il campionato". Si rischia un ct con riferimenti multipli. Troppi.

Esiste poi una lettura più maliziosa, sussurrata e mai scritta per intero: Marotta spingerebbe su Conte anche per toglierlo dal mercato panchine. Conte in azzurro è fuori portata per quattro anni, l'unica mina vagante disinnescata in anticipo. Chivu in affanno all'Inter? Conte. Spalletti in bilico alla Juve? Conte. Amorim senza risultati al Milan? Ancora Conte. E perfino Allegri delude a Napoli? Richiamate Conte. Parcheggiarlo in Nazionale è (anche) sicurezza per tutti gli altri.

In questa settimana, nei prossimi giorni, Malagò può dimostrare che la Figc non è più ostaggio dei suoi equilibri. Ha già goduto dei suoi tempi, ora è alle strette con la sua clessidra. Ricordi solo che il nuovo allenatore della nazionale va scelto e nominato. Non eletto.

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