05 Jul, 2026 - 18:44

Donna vittima di violenze, la Cedu condanna l'Italia: "Indagini non tempestive e approccio sessista"

Donna vittima di violenze, la Cedu condanna l'Italia: "Indagini non tempestive e approccio sessista"

L'Italia è stata condannata dalla Corte europea dei diritti dell'uomo per non aver risposto in modo tempestivo e adeguato alle denunce di violenza domestica presentate da Audrey Carmen Manuela Ubeda, cittadina francese residente in Italia, costretta a vivere per oltre tre anni in una casa protetta insieme ai figli.

Nella sentenza, depositata lo scorso 2 luglio, vengono inoltre stigmatizzate alcune motivazioni addotte dal magistrato che aveva presentato richiesta di archiviazione della vicenda, definite "sessiste e stereotipate". A riportare la vicenda è il quotidiano La Verità.

Caso Audrey Ubeda, perché l'Italia è stata condannata dalla Cedu

Nel 2021 Audrey Carmen Manuela Ubeda denunciò l'ex compagno, padre dei suoi due figli, accusandolo di ripetute violenze fisiche e psicologiche nei loro confronti. Un mese dopo la denuncia, la donna e i bambini vennero collocati in una struttura protetta, dove rimasero fino a luglio 2024.

Secondo la Corte europea per i diritti dell'uomo, in Italia il procedimento non ha soddisfatto i requisiti di un'indagine rapida, approfondita ed efficace, come previsto dalla Convenzione. Le autorità italiane, infatti, non avrebbero riconosciuto la complessità della vicenda, né avrebbero fornito risposte adeguate alla gravità di quanto denunciato.

Non solo. Come riportato nel comunicato stampa della Cedu, le motivazioni "sessiste e stereotipate" del pubblico ministero hanno sottoposto la signora Ubeda, sottolineano i giudici, "a un'ulteriore vittimizzazione".

Le osservazioni shock della richiesta di archiviazione

Nel novembre 2021 il pubblico ministero presentò una richiesta di archiviazione in cui definiva uno degli episodi denunciati da Ubeda - ovvero l’ex compagno che le avrebbe puntato un coltello alla gola - uno "scherzo di cattivo gusto". 

Quanto poi alle accuse di violenza sessuale, aveva sostenuto fosse “normale che gli uomini debbano superare un livello minimo di resistenza che ogni donna tende a manifestare quando è stanca della vita quotidiana e un uomo le fa delle avances sessuali". 

Per i sette giudici della Corte europea, si tratta di affermazioni che riflettono "una cultura sessista e stereotipata”, esattamente come segnalato dal Gruppo di esperti del Consiglio d’Europa contro la violenza sulle donne (Grevio). I giudici condividono la preoccupazione che le vittime di violenza domestica possano continuare a subire vittimizzazione secondaria nelle aule di giustizia.

Dopo una prima richiesta di archiviazione, l'ex compagno della donna è stato rinviato a giudizio, ma una prima udienza, prevista a gennaio 2025, non avrebbe apparentemente avuto luogo. 

Le richieste al Tribunale dei Minori

Parallelamente alla denuncia penale, a maggio 2021 la signora Ubeda si era rivolta anche al Tribunale dei Minori chiedendo l’affidamento esclusivo dei figli, l’autorizzazione a lasciare l’Italia, nonché la revoca della responsabilità genitoriale del nonno e il mantenimento dei figli.

Il Tribunale dei Minori avrebbe impiegato oltre tre anni per pronunciarsi sulla revoca della responsabilità genitoriale del nonno, mentre "non sembrava che le altre richieste della signora Ubeda fossero state ancora accolte", si legge sul comunicato.

La Corte ha stabilito che lo Stato deve versare alla donna e ai figli 60 mila euro: 15 mila euro ciascuno per danni morali, nonché altri 15 mila in totale per le spese legali.

Audrey Ubeda: "Una rivincita"

virgolette
Per me è una rivincita. Non è semplice per una donna che denuncia ritrovarsi davanti a chi invece di aiutarti vuole metterti a tacere. Le parole dell’allora pm mi lasciarono allibita, poi per fortuna ho trovato un’altra pm, Maria Colucci, che ha svolto un’inchiesta approfondita e il mio ex è stato condannato proprio lo scorso giugno in primo grado a 4 anni e mezzo

ha dichiarato Audrey Carmen Manuela Ubeda all'AdnKronos.

virgolette
Quando ho fatto ricorso alla Cedu, nel 2024, ero ancora in casa protetta e quello era il mio ultimo appiglio. La decisione della Corte europea deve servire affinché una donna vittima non si ritrovi più davanti a parole del genere scritte da un magistrato.
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