03 Jul, 2026 - 18:42

Telemeloni, il boomerang che spaventa il centrodestra: così la Rai rischia di diventare l'arma del campo largo nel 2027

Telemeloni, il boomerang che spaventa il centrodestra: così la Rai rischia di diventare l'arma del campo largo nel 2027

A Palazzo Chigi qualcuno comincia a chiedersi se la partita della Rai non stia prendendo una piega pericolosa. Non tanto per quello che accade nei corridoi dell'azienda, quanto per ciò che potrebbe succedere fuori, nelle piazze e nelle urne. Perché la vicenda della Vigilanza Rai, nata come uno scontro parlamentare, rischia ora di trasformarsi nel manifesto politico della sinistra verso le elezioni del 2027.
Tra i parlamentari della maggioranza c'è chi, lontano dai microfoni, ammette che qualcosa è stato sottovalutato. La convinzione è che il muro alzato sulla nomina di Simona Agnes e il braccio di ferro culminato con le dimissioni dei commissari abbiano consegnato alle opposizioni una narrazione perfetta: quella di una destra che avrebbe occupato il servizio pubblico e costretto gli avversari ad abbandonare il campo.


Il timore della maggioranza: la sinistra ha trovato il suo cavallo di battaglia


Nel centrodestra cresce il sospetto che Giuseppe Conte abbia intuito prima degli altri la potenza politica della vicenda. Da qui la scelta di trasformare la Rai nel simbolo della battaglia democratica.
Il copione, raccontano alcuni esponenti della coalizione, ricorda quello dei primi anni Duemila. Allora l'editto bulgaro di Silvio Berlusconi alimentò proteste, girotondi e mobilitazioni che ridiedero ossigeno a un centrosinistra in evidente difficoltà. Oggi il rischio, secondo molti, è assistere a una versione aggiornata di quello schema.
Il campo largo avrebbe già individuato i suoi slogan: Telemeloni, Rai 3 normalizzata, Vigilanza paralizzata, riforma del servizio pubblico ferma e rischio di procedura europea. Una narrazione semplice, facilmente comunicabile e destinata a durare fino all'apertura della campagna elettorale.


Dalla Rai al premierato: la strategia è unificare tutte le battaglie


Nei palazzi romani c'è chi descrive una strategia molto più ampia. L'obiettivo sarebbe collegare tutte le grandi partite istituzionali in un unico racconto: la Rai, la legge elettorale, il premierato e la difesa della Costituzione.
La maratona organizzata da costituzionalisti e opposizioni contro il cosiddetto Melonellum viene letta proprio in questa chiave. La parola d'ordine è costruire un clima di allarme democratico, saldando ogni scontro parlamentare dentro un'unica cornice politica.
Per il governo, invece, questa saldatura rischia di diventare una trappola difficile da disinnescare.


Anche il centrodestra ha le sue spine: il caso Vannacci divide


Come se non bastasse, all'interno della maggioranza resta aperto anche il dossier Roberto Vannacci. Prima o poi Giorgia Meloni dovrà decidere se aprire definitivamente le porte al generale oppure mantenere una certa distanza.
Intanto i sostenitori dell'eurodeputato lamentano una quasi totale assenza di spazio nei programmi Rai. Il flash mob organizzato davanti a Viale Mazzini è stato soltanto il primo segnale. Da settembre potrebbero arrivare nuove iniziative per denunciare quella che definiscono una censura nei confronti dell'area vannacciana.
È il paradosso di una Rai accusata contemporaneamente dalla sinistra di essere "Telemeloni" e dalla destra più radicale di oscurare alcune sue figure politiche.


Dentro la Rai continua la guerra tra i vertici


Mentre fuori infuria lo scontro politico, dentro l'azienda il clima resta tesissimo.
L'amministratore delegato Giampaolo Rossi continua a respingere l'etichetta di Telemeloni, sostenendo che il servizio pubblico sia oggi più pluralista rispetto al passato. Ma le tensioni interne non si sono affatto spente. I rapporti tra Antonio Marano e Roberto Sergio restano ai minimi storici, mentre la governance continua a vivere settimane di forte instabilità.
Il risultato è che la televisione pubblica rischia di trasformarsi sempre più nel terreno simbolico dello scontro tra maggioranza e opposizione. Una battaglia destinata ad accompagnare tutta la legislatura.
Per questo, tra i più prudenti del centrodestra, si fa largo una convinzione: la partita della Rai potrebbe rivelarsi il più clamoroso autogol politico della legislatura. Perché, mentre il governo rivendica di aver riportato ordine nel servizio pubblico, il campo largo potrebbe aver già trovato il tema più efficace con cui mobilitare il proprio elettorato. E quando una campagna elettorale trova uno slogan semplice, difficilmente lo lascia cadere.

LEGGI ANCHE