Ti dicono che le liste d’attesa nella sanità stanno migliorando, ma se prenoti una visita il primo posto libero è tra otto mesi. Perché? Perché alcune regioni hanno capito come prenderci in giro truccando i dati legalmente.
L’Agenas, l'agenzia che monitora la sanità per il Ministero, ha pubblicato i nuovi dati. Sulla carta va tutto benissimo, e la regione migliore d'Italia risulta essere la Basilicata, che garantisce le visite in tempo nel 98,8% dei casi. Praticamente un miracolo. Peccato che sia un miracolo solo su carta, perché per essere così puntuali, hanno usato un trucco burocratico clamoroso.
Ecco come funziona:
Sulle ricette del medico ci sono delle lettere che indicano l'urgenza. Se c'è scritto 'D', la regione deve visitarti entro 30 giorni, altrimenti risulta in ritardo. Ma se c'è la lettera 'P', che significa 'Programmata', lo Stato dà alla regione ben 4 mesi di tempo. E indovinate un po'? In Piemonte o in Toscana le visite con la lettera 'P' sono circa l'8%. In Basilicata ci sbattono dentro l'85% delle persone. Capito il gioco? Se sposti la scadenza a quattro mesi più in là, risulterai sempre in tempo sulla carta, ma intanto il cittadino aspetta lo stesso.
Ma non solo, c’è poi un’altro metodo, quello delle “agende chiuse”: ti dicono che non c'è posto e di richiamare il mese dopo. Perché se non ti registrano nel sistema, il tuo ritardo non esiste per le statistiche.
I dati dicono che l'anno scorso 2 milioni di prenotazioni sono rimaste fuori dai tempi massimi. E sappiamo tutti come va a finire: chi ha i soldi va dal privato, chi non li ha rinuncia a curarsi. Ma come sempre in Italia quando c’è un problema invece che affrontarlo lo si nasconde sotto il tappeto, sperando che il popolo non lo alzi e non si accorga che la sanità pubblica in Italia sta scomparendo giorno dopo giorno.