Si chiamava Dennis Antonio Rodriguez Matute il 26enne honduregno trovato morto nella mattinata di oggi, 1 luglio 2026, nel carcere della Dogaia di Prato. Il giovane, accusato insieme a un 16enne italiano del tentato omicidio di un cameriere, avvenuto lo scorso 12 maggio, aveva denunciato presunte violenze da parte degli agenti durante l'arresto e avrebbe dovuto essere sentito dai pm in giornata. L'allarme è stato dato dai compagni di cella; per far luce sull'accaduto la Procura ha aperto un fascicolo d'inchiesta per morte come conseguenza di altro reato e disposto l'autopsia.
Secondo le prime ricostruzioni, il detenuto sarebbe stato trovato senza vita nella sua cella della sezione di media sicurezza del carcere toscano nelle prime ore del mattino. Al loro arrivo, i sanitari del 118 non hanno potuto far altro che constarne il decesso, avvenuto probabilmente per arresto cardiaco.
Proprio oggi il 26enne - accusato di tentato omicidio - avrebbe dovuto essere sentito dai pm sulla denuncia per presunte violenze presentata contro gli agenti che lo avevano arrestato, lamentando di aver riportato la frattura della mandibola.
Da un primo esame esterno non sarebbero emersi sul suo corpo segni di violenza. Ma il pm Luca Tescaroli ha disposto comunque l'esame autoptico. Anche per escludere, secondo quanto riportato dall'Ansa, che il giovane "abbia assunto delle sostanze nella serata di ieri".
Il suo caso non è l'unico. Nei giorni scorsi un uomo di 75 anni, detenuto nel carcere di Sollicciano, è morto all'ospedale di Torregalli, dove era stato trasferito in condizioni ormai critiche per una meningite, dopo circa 10 giorni di custodia cautelare.
Secondo quanto denunciato dall'associazione Pantagruel, che si batte per i diritti dei detenuti, l'uomo, colpito in passato da un ictus, aveva un braccio paralizzato e diversi altri problemi di salute già prima di entrare nel penitenziario.
Da capire, adesso che è morto, se il suo quadro clinico - considerata anche l'età - fosse compatibile con la detenzione e, in caso contrario, perché non siano scattate misure alternative. Pare che dovesse scontare una pena di quattro anni.
Il garante dei diritti dei detenuti della Toscana, Giuseppe Fanfani, ha parlato riferendosi a entrambe alle vicende di