La Corte Suprema degli Stati Uniti ha annullato l'ordine esecutivo con cui Donald Trump voleva limitare il diritto alla cittadinanza per nascita. La decisione, approvata con sei voti contro tre, conferma la validità del 14esimo Emendamento e riaccende il dibattito sull'immigrazione e sui poteri del presidente.
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha annullato, il 30 giugno 2026, l'ordine esecutivo emesso dal presidente Donald Trump in materia di cittadinanza.
I giudici della massima corte statunitense hanno votato con un risultato di 6 a 3. Hanno così confermato il diritto alla cittadinanza per nascita, ovvero lo ius soli, respingendo i tentativi di modificare uno dei pilastri del paese.
Negli Stati Uniti, chi nasce sul territorio nazionale ottiene automaticamente la cittadinanza americana, anche se i genitori sono stranieri o non hanno un regolare permesso di soggiorno. Questa norma è valida da più di 150 anni.
Dopo il suo insediamento per un secondo mandato non consecutivo, nel gennaio 2025, Trump ha firmato una serie di ordini esecutivi. Anche il diritto alla cittadinanza rientra nell'agenda del presidente e fa parte di un piano più ampio sull'immigrazione.
Donald Trump ha infatti emesso un ordine esecutivo per porre fine alla cittadinanza per diritto di nascita per i bambini nati da genitori che si trovano nel paese senza documenti o da residenti stranieri temporanei.
Il presidente della Corte Suprema, John Roberts, scrivendo a nome della maggioranza dei giudici, ha stabilito che quell'ordine violava il 14esimo Emendamento della Costituzione statunitense.
La cittadinanza, allora come oggi, era il diritto di avere diritti, di partecipare liberamente alla nostra comunità politica. I redattori del Quattordicesimo Emendamento estesero questa promessa a "ogni persona nata libera in questa terra". Noi manteniamo questa promessa ancora oggi.
Secondo cinque dei sei giudici che hanno bocciato il provvedimento, questo era in contrasto con il 14esimo Emendamento della Costituzione statunitense. Insieme a John Roberts hanno votato le giudici progressiste Sonia Sotomayor, Ketanji Brown Jackson e Elena Kagan ma anche la giudice conservatrice Amy Coney Barrett.
Il giudice conservatore Brett Kavanaugh ha invece condiviso solo in parte l'esito della decisione. Secondo lui, l'ordine esecutivo violava la legge federale ma non la Costituzione.
Gli altri giudici conservatori, Clarence Thomas, Neil Gorsuch e Samuel Alito, si sono invece espressi in disaccordo con la decisione della maggioranza.
In precedenza, i tribunali di grado inferiore avevano già annullato l'ordine esecutivo di Trump in una serie di sentenze.
Trump ha definito la sentenza "un vero peccato per il nostro paese", ma ha aggiunto che ora spetta al Congresso degli Stati Uniti intervenire.
"La Corte Suprema ha confermato la cittadinanza per diritto di nascita, il che è un peccato per il nostro Paese, ma possiamo facilmente rimediare in Congresso attraverso una legge, con il sostegno del Presidente, che è stato ormai determinato durante questo processo", ha affermato Trump su Truth Social.
Negli ultimi giorni la Corte Suprema degli Stati Uniti ha emesso verdetti su diversi casi.
Con una maggioranza di 6 voti contro 3, i giudici hanno ampliato i poteri esecutivi del presidente, consentendogli di licenziare i membri di agenzie governative indipendenti senza una specifica motivazione. Trump ha accolto con favore questa decisione, che rappresenta però la sua unica recente vittoria davanti alla Corte.
La Corte Suprema, a maggioranza conservatrice, ha bloccato il licenziamento della governatrice della Fed, Lisa Cook. La decisione, presa con 5 voti contro 4, mira a preservare l'indipendenza della banca centrale.
Un'altra decisione riguarda le regole sul voto per corrispondenza. Con una decisione di 5 voti favorevoli e 4 contrari, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha deciso che è valida una legge del Mississippi che permette di conteggiare alcune schede elettorali votate per posta anche se arrivano dopo il giorno delle elezioni.