Ufficialmente nessuno vuole parlarne. Anzi, la parola d'ordine è sempre la stessa: "È troppo presto". Ma è proprio quando tutti negano che la politica comincia davvero a muoversi. E dopo la frase pronunciata da Giorgia Meloni a Rete4 – "Non è detto che non possa superarsi il tabù di un presidente della Repubblica che non sia di centrosinistra" – nei palazzi romani è iniziato il gioco che conta davvero: quello dei nomi.
Finora nessuno aveva ricostruito il quadro completo. Eppure, tra Palazzo Chigi, via della Scrofa e gli alleati del centrodestra, la lista dei possibili inquilini del Colle è già sul tavolo. Alcuni sono considerati favoriti, altri rappresentano opzioni di riserva. Ma tutti vengono evocati nelle conversazioni riservate.
"Giorgia ha voluto dire una cosa molto semplice: se il centrodestra vincerà ancora, il prossimo presidente della Repubblica potrebbe essere uno di noi", racconta una fonte della maggioranza.
Il nome che ricorre con maggiore frequenza è quello di Alfredo Mantovano. Per molti dirigenti di Fratelli d'Italia è il profilo ideale: magistrato, cattolico, uomo delle istituzioni e soprattutto il collaboratore più fidato della premier. È lui che in questi anni ha costruito il rapporto quotidiano con il Quirinale e rappresenta il punto di equilibrio tra governo e apparati dello Stato.
"Se oggi dovessimo indicare un nome, sarebbe il suo", confida un esponente della maggioranza.
Subito dietro, però, c'è Guido Crosetto. Il ministro della Difesa continua a raccogliere consensi ben oltre il perimetro di Fratelli d'Italia. Il suo profilo istituzionale, la gestione delle crisi internazionali e i rapporti trasversali lo rendono uno dei candidati più solidi.
Ma il vero nome che nelle ultime settimane ha preso quota è quello di Raffaele Fitto.
"Occhio a Fitto", ripetono diversi meloniani. Vicepresidente della Commissione europea, esperienza da ministro, governatore e parlamentare europeo, potrebbe lasciare Bruxelles proprio nel 2029, in perfetta coincidenza con l'elezione del nuovo capo dello Stato.
"Certo che ha lo standing giusto", ammette chi conosce bene i ragionamenti in corso nel centrodestra.
La partita, però, non riguarda soltanto Fratelli d'Italia.
In Forza Italia continua a vivere il sogno di Antonio Tajani. Nessuno negli ambienti azzurri considera tramontata l'ipotesi che il leader del partito possa diventare il candidato di un centrodestra vincente.
"Nel nostro campo ci sono personalità autorevoli", ripete il portavoce Raffaele Nevi. Una formula diplomatica dietro la quale, spiegano gli azzurri, si nasconde proprio il nome del ministro degli Esteri.
Restano poi sullo sfondo Ignazio La Russa, che per il ruolo di seconda carica dello Stato viene inevitabilmente evocato ogni volta che si parla di Quirinale, e Marcello Pera, figura storica del centrodestra ancora ascoltata negli ambienti conservatori.
Più defilato, invece, Carlo Nordio. Il ministro della Giustizia era stato tra i nomi più autorevoli nel 2022, ma oggi viene considerato troppo esposto politicamente per rappresentare una candidatura realmente competitiva.
Il vero retroscena, però, riguarda la strategia della premier.
Chi la conosce da vicino esclude che stesse parlando di sé. "Giorgia presidente della Repubblica? Non è questo il piano", assicura un suo storico collaboratore.
L'obiettivo sarebbe un altro: arrivare alle prossime elezioni politiche con una coalizione compatta e con i numeri necessari per poter scegliere il successore di Sergio Mattarella.
Il messaggio era rivolto anche agli alleati e, indirettamente, al fronte che guarda a Roberto Vannacci. Perché una divisione del centrodestra potrebbe compromettere proprio la partita del Colle.
La legge elettorale, gli equilibri parlamentari e il risultato delle urne restano variabili decisive. Ma una cosa, nei corridoi di Palazzo, viene ormai considerata acquisita: con una sola frase pronunciata davanti alle telecamere, Giorgia Meloni ha autorizzato l'apertura della corsa al Quirinale.
E, per la prima volta, nei palazzi del potere la lista dei possibili successori di Sergio Mattarella non è più un semplice esercizio di fantasia: da Mantovano a Crosetto, da Fitto a Tajani, passando per La Russa e Pera, i nomi sono già sul tavolo. Adesso la partita può davvero cominciare.