Il giorno dopo fa ancora più male, specialmente per come è arrivata. La clamorosa eliminazione della Germania ai Mondiali per mano del Paraguay ha segnato uno dei punti più bassi della nazionale tedesca, costretta ad arrendersi dopo una serie di rigori da horror. Non sono bastati i miracoli di Neuer, la formazione di Nagelsmann ha capitolato chiudendo l'avventura americana nel peggiore dei modi. Un punto di non ritorno che ha già innescato una profonda riflessione tra i vertici del calcio tedesco, consapevoli di non poter più continuare così.
Quello della Germania non è stato un semplice passo falso. I tedeschi non vanno oltre gli ottavi di finale da ormai troppo tempo e, nelle ultime due edizioni dei Mondiali, erano usciti addirittura nella fase a gironi. All'indomani della discussa sconfitta con la Spagna a Euro 2024 Nagelsmann aveva dichiarato: "Vinceremo il Mondiale", ma la realtà lo ha subito smentito. E nonostante la posizione del ct non sia apparentemente in discussione, il popolo tedesco esige una rivoluzione che parta proprio dalla panchina.
Le responsabilità dell'eliminazione ricadono inevitabilmente su Nagelsmann. Il ct aveva il compito di rilanciare una nazionale ricca di talento e reduce da anni complicati, ma non è riuscito a darle un'identità precisa. La Germania è sembrata brillante solo a tratti e non ha mai trasmesso la sensazione di poter arrivare in fondo. I ko di Gnabry, Karl e Schlotterbeck hanno complicato il suo lavoro, ma non possono essere certamente un alibi. La decisione di continuare a schierare Kimmich come terzino, nonostante nel Bayern Monaco giochi stabilmente in mezzo al campo, è stata l'ennesima conferma della confusione del tecnico.
La sensazione è che la squadra non sia mai riuscita a esprimere il proprio potenziale. Contro una nazionale chiusa e organizzata come il Paraguay sono mancati idee, personalità e lucidità, persino nella lotteria dei rigori. Per questo, al di là delle polemiche arbitrali per il gol annullato a Tah nei tempi supplementari, la critica non ha risparmiato Nagelsmann. E poco importa se il ct abbia dichiarato di voler rimanere, la sua avventura sulla panchina della Germania sembra avere le ore contate.
Ogni volta che la Germania attraversa un momento difficile, il primo nome che torna di moda è quello di Jurgen Klopp. L'ex allenatore del Liverpool è considerato l'uomo giusto per aprire un nuovo ciclo e riportare entusiasmo nella nazionale tedesca. Klopp, però, ha spento le voci sul suo possibile arrivo, dichiarando di essere pienamente concentrato nel suo ruolo di dirigente alla Red Bull.
Quel "non è il momento di parlarne", però, non sembra chiudere definitivamente le porte alla nazionale. D'altronde lo stesso Klopp sa bene che, dopo aver dominato il calcio europeo sulla panchina di un top club, gli manca solo questa esperienza. Un ulteriore motivo che potrebbe spingerlo a fare un passo indietro e tornare nel calcio che conta a breve giro.
Le riflessioni, però, non riguardano soltanto la panchina. La disfatta americana ha riportato al centro il tema del ricambio generazionale, considerato ormai inevitabile. La Germania si è presentata al Mondiale con una delle età medie più alte in assoluto (28,1 anni) e, alla fine, la poca lucidità ha fatto la differenza in negativo. Sané ha ormai superato i 30 anni, Undav è vicino a raggiungerli e anche Havertz non è più un talento in rampa di lancio. Nagelsmann ha dato ampio spazio a giovani come Pavlovic, ma la sensazione è che serva un rinnovamento ancora più profondo.
La ripartenza dovrà passare dai talenti destinati a guidare il futuro della Mannschaft. Lennart Karl, fermato da un infortunio alla vigilia del Mondiale, resta uno dei profili su cui costruire il nuovo ciclo, così come Nick Woltemade, utilizzato con il contagocce durante questo torneo. Se dovesse arrivare un nuovo ct, dunque, il primo compito sarebbe proprio quello di accelerare il ricambio generazionale per riportare la Germania lì dove merita di essere.