Non farà più parte del corpo della Polizia di Stato Carmelo Cinturrino, l'assistente capo del commissariato Mecenate di Milano arrestato con l'accusa di aver ucciso il pusher Abderrahim Mansouri durante un controllo nel boschetto "della droga" di Rogoredo.
Il provvedimento di destituzione, firmato dal capo della Polizia Vittorio Pisani lo scorso 20 maggio, gli è stato notificato il 22 maggio nel carcere di San Vittore, dove tuttora è detenuto. È accusato di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e altri reati gravi.
La decisione di destituire Cinturrino è arrivata al termine del procedimento disciplinare che era stato avviato dalla Questura di Milano, sotto la direzione di Bruno Megale, anche sulla base degli accertamenti coordinati dal pm Giovanni Tarzia e svolti dalla Squadra Mobile. In pratica, il 42enne è stato espulso dal corpo: non potrà più indossare la divisa.
Al momento si trova nel carcere di San Vittore. Lo scorso 5 maggio il Tribunale del Riesame aveva infatti respinto sia la richiesta di scarcerazione sia quella di concessione degli arresti domiciliari presentate dal legale Marco Bianucci, confermando nei suoi confronti la custodia cautelare.
I fatti dei quali è accusato risalgono alla sera del 26 gennaio 2026. Insieme ad alcuni colleghi, Cinturrino - allora assistente capo del commissariato di Mecenate - stava effettuando un controllo antidroga nell'area del boschetto di Rogoredo, alla periferia sud di Milano, quando il pusher Abderrahim Mansouri, 28 anni, venne ucciso da un colpo di pistola.
Le indagini hanno ricostruito che fu il 42enne a sparargli. E non perché il 28enne gli avesse puntato un'arma contro, minacciandolo, come aveva inizialmente riferito. La pistola rinvenuta accanto al corpo, una Beretta 92, non era della vittima: Cinturrino la fece recuperare da un agente in commissariato, per organizzare una messinscena.
Avrebbe poi ammesso di averlo fatto perché temeva le conseguenze di quanto accaduto. Oltre 30 i capi di imputazione che gli inquirenti gli contestano, tra cui il sequestro di persona, la detenzione e lo spaccio di sostanze stupefacenti. Secondo l'impostazione accusatoria, avrebbe operato per anni con il soprannome di "Luca", stringendo accordi illeciti, pretendendo soldi e droga da malviventi in cambio di protezione. Accuse che lui rigetta.