Agricoltura italiana a causa della crisi climatica. L'allarme arriva dalla Coldiretti e da uno studio secondo il quale negli ultimi quattro anni i danni provocati dagli eventi climatici estremi avrebbero superato i 20 miliardi di euro.
Solo nel 2026 le perdite nel primo settore hanno raggiunto 1,5 miliardi, cifra - avverte l'organizzazione degli agricoltori - destinata ad aumentare.
Il caldo estremo di questi giorni ha messo a dura prova raccolti e allevamenti con una diminuzione della produzione, mentre si guarda con preoccupazione al meteo dei prossimi giorni con il rischio del possibile verificarsi di fenomeni estremi quali grandinate e violenti temporali e forti raffiche di vento.
Secondo i dati illustrati da Coldiretti le temperature record e la siccità stanno compromettendo i raccolti e gli allevamenti. Si calcola che la produzione di latte sia diminuita fino al 20%.
Gli allevatori sono, infine, alle prese con un aumento dei costi energetici del 30% per ventilazione, raffrescamento e approvvigionamento idrico.
Le aree più colpite sono quelle del bacino del Po e la Pianura Padani, dove il livello dei fiumi è sceso sotto la soglia di sicurezza, mettendo a rischio colture strategiche come riso, mais, pomodori e foraggio per il bestiame.
In sofferenza anche gli uliveti a causa di siccità, ondate di calore, piogge intense e gelate tardive compromettono la maturazione delle olive e la resa produttiva.
Non solo il clima, a pesare sui bilanci di agricoltori e aziende agricole anche l'aumento dei prezzi del gasolio, dell'energia elettrica e dei fertilizzanti soprattutto a causa della crisi nel Golfo Persico.
La crisi climatica, inoltre, starebbe anche modificando la geografia delle coltivazioni: al Sud si diffondono colture abituate a climi tropicali, mentre le colture tradizionali come vite e olivo si starebbero progressivamente spostando verso quote più elevate.
Una situazione che secondo Coldiretti può essere affrontata solo con un piano nazionale degli invasi per raccogliere e conservare l'acqua piovana, oggi dispersa per l'89%, con l'obiettivo di garantire risorse idriche nei periodi di siccità e rendere più resiliente il sistema agricolo italiano.