A distanza di ore dalla brutale strage familiare di Casalotti, che ha visto l'uccisione di Kamal Uddin, della moglie Yahan Momotai e della loro figlioletta di otto anni, cresce l’inquietudine intorno alla figura di Shahadat Hossain, 43 anni, attualmente il ricercato numero uno dalla Polizia di Stato.
Le indagini, coordinate dalla Procura di Roma, si concentrano ora non solo sulla caccia all’uomo, ma anche sulla decodifica di una personalità definita da chi lo conosceva come pericolosa e disturbata.
A delineare i tratti di questo profilo è Walid, che ha lavorato a stretto contatto con il ricercato per oltre un anno in un mercato rionale del centro di Roma. Il ritratto che emerge dalle sue parole è quello di un individuo capace di una doppia faccia, capace di occultare impulsi violenti dietro una facciata di apparente neutralità lavorativa.
"Ho visto la sua foto e sono rimasto destabilizzato. Vedere quella faccia dopo aver passato mattine intere a parlare del più e del meno, come due persone normali, fa ribrezzo" – dichiara Walid, che aggiunge – "Penso che sia frutto di una mente malata, anche un po' di protagonismo. Per me c'è qualcosa sotto di vendicativo. Uno non può arrivare ad uccidere tutta una famiglia, quasi tutta, senza una ragione profonda. Non lo si fa per un motivo futile".
Il riferimento alla "mente malata" trova conferma nei messaggi inquietanti lasciati dall'uomo sui social media prima di compiere la strage: "Un uomo non muore da solo, dovresti morire con i tuoi cari, così nessuno soffre per nessuno". Frasi che, secondo gli esperti e i testimoni diretti, denotano una visione distorta e manipolatoria dei rapporti umani, probabilmente sfociata in un delirio di onnipotenza o in una vendetta covata nell'ombra.
La ricostruzione del passato di Hossain, tra Arabia Saudita, Libia e Italia, suggerisce che il ricercato possa fare affidamento su una rete di contatti internazionali o, in alternativa, sulla manipolazione psicologica di persone a lui vicine. Il testimone, smentendo le voci su un presunto status di "uomo influente" legato a contesti politici, traccia una linea netta: "Potrebbe aver causato manipolazione nelle menti dei suoi connazionali. Sono persone spesso spaesate, quindi uno potrebbe facilmente prendersi gioco degli altri e approfittarne per arrivare ai propri fini. Non è un uomo di alto profilo, è una persona rustica, ma capace di manipolare chi gli sta intorno".
Mentre la caccia all'uomo continua senza sosta con posti di blocco estesi in tutta Italia e controlli serrati ai confini, la ferocia del gesto ha scosso profondamente la comunità. A Casalotti, la palazzina teatro della tragedia è diventata il simbolo di un dolore collettivo: peluche e messaggi sono stati deposti in ricordo della gentilezza di Kamal Uddin, un uomo descritto da tutti come una figura di riferimento, opposto specularmente alla brutalità dell'aggressore.
Le forze dell'ordine ribadiscono l'appello alla collaborazione: chiunque avvisti il soggetto o disponga di informazioni che possano condurre alla sua cattura è invitato a segnalarlo immediatamente. Il timore degli inquirenti è che il 43enne possa tentare una fuga definitiva, forte di una scaltrezza maturata in anni di spostamenti attraverso diversi continenti.