Su un'isola di sabbia larga poche centinaia di metri, in cima alla Grande Barriera Corallina, viveva un topo. Si chiamava melomys di Bramble Cay, e nel 2019 il governo australiano lo ha cancellato dall'elenco dei viventi: primo mammifero al mondo dichiarato estinto a causa del riscaldamento globale. L'ultimo esemplare fu visto da un pescatore nel 2009. Le mareggiate avevano divorato il 97% della vegetazione dell'isola, la sua unica dispensa. Da centinaia di individui a 93 nel 1998, poi il nulla. Nessuno ha votato per questo, nessuno l'ha deciso in un'aula. È sparito mentre noi guardavamo altrove.
E il melomys non è solo.
Alle Hawaii vola ancora, per poco, una famiglia di uccellini che gli scienziati chiamano la prova vivente dell'evoluzione: gli honeycreeper. Erano oltre cinquanta specie, oggi ne restano 17. L'akikiki, un fringuello grigio grande come un pollice, è precipitato da circa 450 individui nel 2018 a 5 nel 2023. Il meccanismo lo documentano l'USGS e il servizio dei parchi americano: il clima scalda le montagne, le zanzare salgono in quota dove prima il freddo le fermava, e portano la malaria aviaria. Un solo morso uccide. Quattro specie, l'akikiki, l'akeke'e, il kiwikiu e l'ākohekohe, sono date per spacciate entro dieci anni.
Andiamo sott'acqua, che è lì che la perdita si misura a chilometri. A ottobre 2025 la rivista Science ha certificato quello che i biologi temevano: due coralli, lo staghorn e l'elkhorn, sono funzionalmente estinti lungo la barriera della Florida. Costruivano quei reef da diecimila anni, dalla fine dell'era glaciale. Dopo l'ondata di calore marino del 2023, con l'acqua sopra i 31 gradi per oltre quaranta giorni di fila, ne è morto tra il 97,8% e il 100% nelle Keys meridionali. Quarantasei ricercatori, oltre cinquantamila colonie censite. Restano frammenti in vasche di laboratorio: la specie sopravvive come reperto, non più come animale che fa il suo mestiere nel mare.
Più a sud, l'AIMS australiano ha registrato sulla Grande Barriera il più grande crollo annuale di copertura corallina in 39 anni di rilevamenti, in due regioni su tre. La regione meridionale è scesa dal 38,9% al 26,9% in un anno. La barriera delle cartoline sta diventando un cimitero bianco.
E i ghiacciai non li nominiamo più al singolare. In Islanda, sopra il vulcano Ok, c'era il ghiacciaio Okjökull: 15chilometri quadrati a inizio Novecento, 0,7 nel 2015. Nel 2014 un glaciologo lo ha dichiarato morto. Nel 2019 ci hanno messo una targa, scritta da Andri Snær Magnason: "Una lettera al futuro". Sotto, una cifra, 415 ppm di anidride carbonica, il livello di quel mese. Oggi siamo oltre 428. L'ONU tiene perfino un registro, la Global Glacier Casualty List: necrologi per ghiacciai.
Anche il caffè che avete in mano stamattina è sull'orlo. Uno studio dei Kew Gardens di Londra ha calcolato che il 60%delle specie selvatiche di caffè rischia l'estinzione, e che l'Arabica selvatica, da cui nasce due terzi di quello che beviamo, è ormai classificata endangered dalla IUCN. Il clima potrebbe dimezzarne la popolazione entro il 2080. L'Etiopia, che ne è la patria e ne esporta per oltre un miliardo di dollari l'anno, vedrebbe sparire fino al 60% della terra adatta. Qui si assottiglia il patrimonio genetico, economico e contadino di interi popoli, mica un animale esotico che muore lontano.
Tutto questo è già successo, o accade ora mentre leggete. La IUCN nel 2025 conta 47.187 specie minacciate, oltre quattordicimila toccate dal clima. Non sono proiezioni, sono referti.
E qui arriva la parte che dovrebbe togliere il sonno. Il 23 settembre 2025, davanti all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, con oltre centocinquanta capi di Stato in sala, il presidente americano Donald Trump ha definito il cambiamento climatico «la più grande truffa mai perpetrata al mondo». L'impronta di carbonio, ha aggiunto, è «un imbroglio inventato da gente con cattive intenzioni». Pochi mesi dopo, il 12 febbraio 2026, la sua EPA ha cancellato l'endangerment finding del 2009, la base legale con cui Washington regolava i gas serra. L'amministratore Lee Zeldin l'ha chiamato il più grande atto di deregolamentazione nella storia americana. Gli Stati Uniti, primo emettitore storico del pianeta, sono usciti dall'accordo di Parigi. La National Academy of Sciences, intanto, certificava che quella scienza del 2009 ha retto alla prova del tempo, oltre ogni disputa.
Mettete le due cose una accanto all'altra. Da una parte un inventario di perdite definitive, misurate da NOAA, AIMS, Kew, USGS, governi. Dall'altra l'uomo più potente del mondo che chiama tutto questo una truffa, e smonta le leggi che dovrebbero rallentarlo. Del resto è comodo: se la casa non sta bruciando, non serve chiamare i pompieri.
C'è una vecchia immagine per momenti così. L'orchestrina del Titanic che continua a suonare mentre la nave affonda, per coprire il rumore dell'acqua. Solo che qui i musicisti non suonano per consolare i passeggeri. Suonano per convincerli che il mare non sale affatto, che è tutto un complotto degli iceberg. E intanto il melomys è già annegato, e nessuno gli ha dedicato nemmeno una nota.