27 Jun, 2026 - 10:05

Perché il centrodestra di Giorgia Meloni vuole cambiare la legge sulla caccia?

Perché il centrodestra di Giorgia Meloni vuole cambiare la legge sulla caccia?

L'appuntamento è per martedì alla Camera. Dopo il sì del Senato, il centrodestra vuole approvare definitivamente la riforma della legge sulla caccia, nello specifico la legge 157 del 1992.

Ma perché la maggioranza di Giorgia Meloni, a un anno dalle elezioni, ha aperto questo dossier?

Il tema, tra l'altro, è molto scivoloso. Una coscienza ambientalista e animalista è molto radicata anche a destra. Infatti, quest'iniziativa ha già acceso uno scontro politico molto duro, con accuse di arretramento sulla tutela della fauna e della biodiversità che sono pervenute, oltre che da varie associazioni che nei giorni scorsi sono già scese in piazza, anche da personalità del mondo conservatore come il giornalista Vittorio Feltri. 

Perché il centrodestra vuole cambiare la legge del 1992 che regola la caccia

Perché a un anno dalle elezioni il centrodestra ha messo mano alla legge che regola la caccia?

Secondo i partiti di maggioranza, che tradizionalmente prestano molto ascolto alle associazioni venatorie, la norma del 1992 non risponde più alle esigenze attuali della gestione faunistica e del rapporto tra cacciatori, agricoltura e sicurezza del territorio.

Esponenti di Forza Italia hanno parlato della necessità di avere una normativa “più equilibrata e adatta ai tempi che cambiano”. Il riferimento è andato, in particolare, al contenimento dei cinghiali, al contrasto del fenomeno del bracconaggio e al bisogno di avere una maggiore chiarezza nei calendari venatori.

Ma cosa prevede la riforma?

Il testo che martedì sarà all'esame della Camera amplia gli spazi e i tempi della caccia, riduce il peso del parere tecnico dell’Ispra (l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca ambientale) e consente alle Regioni di discostarsene (sempre che l'atto sia motivato) oltre che di allargare le aree in cui l’attività venatoria potrebbe essere ammessa. In tal caso, si fa riferimento a spiagge, parchi pubblici e alcune aree demaniali.

Per la maggioranza, quindi, la riforma serve per adeguare una legge ritenuta troppo rigida e non più adatta ad affrontare le problematiche che si presentano oggi.

Perché le associazioni ambientaliste stanno protestando

Sta di fatto che il centrodestra, per approvare la riforma della legge sulla caccia, ha davanti a sé una strada ancora non del tutto spianata.

Detto che in commissione Agricoltura c'erano altre quattro proposte di legge che avevano lo stesso scopo, quella del leghista Francesco Bruzzone (molto simile alla riforma passata già in Senato), quella di Sergio Costa del M5S, quella di Michela Vittoria Brambilla di Noi Moderati e quella di Luana Zanella di Avs (che chiedevano più tutele per fauna e biodiversità), le associazioni ambientaliste e animaliste sono sul piede di guerra. E parlano addirittura di "via libera al Far West".

Secondo Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu e Wwf, il disegno di legge che martedì sarà discusso a Montecitorio dopo l'approvazione in Senato rappresenta un indebolimento radicale delle tutele della fauna selvatica. 

Così, hanno raccolto oltre 400 mila firme contro la riforma. E, dopo che sono già scese in piazza (in particolare, al Pantheon il 23 giugno) chiedono di fermare l’estensione della caccia a nuove specie, di proibire la cattura di uccelli selvatici e di imporre limiti più severi nelle aree in prossimità di case e sentieri frequentati dalle persone in cerca solo di un contatto con la natura.

Hanno ricordato, a tal proposito, che negli ultimi 20 anni si sono registrati tantissimi incidenti, con ben 1937 vittime, tra morti e feriti. Qualcosa come 96 all'anno. 

Per di più, gli ambientalisti sostengono che il provvedimento, oltre che con le direttive europee e le evidenze scientifiche sulla biodiversità, sia in contrasto con la Costituzione. Il terzo comma dell'articolo 9, in effetti, recita così:

virgolette
La Repubblica tutela l'ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell'interesse delle generazioni future. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali

E insomma: il punto più critico, per chi protesta, è che la nuova norma trasformerebbe la fauna in una risorsa da sfruttare, aprendo alla caccia in più luoghi, per più specie e con meno controlli.

Legambiente, ad esempio, già nei giorni scorsi, l'ha messa così:

virgolette
Il Senato ha scelto la via della violenza contro la natura e gli animali selvatici. La maggioranza ha approvato il ddl Caccia, decidendo di ignorare la volontà degli italiani, le evidenze della scienza e la sicurezza delle persone

Martedì 30 giugno si capirà se le loro istanze verranno accolte in parlamento.

 

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