Il 25 giugno 2026 il Venezuela è stato colpito da una doppia scossa di terremoto di forte intensità: la prima di magnitudo 7,5 e, a circa quaranta secondi di distanza, un secondo evento di magnitudo 7,2. Le autorità hanno confermato oltre 200 morti e decine di migliaia di dispersi, mentre i soccorsi avvertono che il numero delle vittime potrebbe salire. Molti abitanti delle zone hanno riferito di aver ricevuto un'allerta dal proprio cellulare pochi secondi prima dei violenti sismi.
Subito dopo le scosse in Venezuela molti utenti hanno pubblicato sui social media messaggi che raccontavano di aver ricevuto una notifica sul proprio telefono Android pochi istanti prima dell’arrivo delle scosse violente. Questo ha fatto nascere una domanda: Google ha previsto il terremoto? La risposta, spiegano gli esperti, è no. Non si tratta di una predizione del sisma ma di un sistema di allerta precoce chiamato Android Earthquake Alerts che sfrutta i sensori degli smartphone.
Il servizio di Google è integrato ormai nella maggior parte dei dispositivi Android e può inviare avvisi alle persone prima che le onde sismiche più pericolose raggiungano la loro posizione.
Il meccanismo si basa sugli accelerometri presenti nei telefoni cioè sensori progettati per rilevare movimenti e orientamento del dispositivo che, durante un evento sismico, captano anche le lievi vibrazioni del terreno. Quando un numero significativo di telefoni in una zona rileva simultaneamente movimenti coerenti, gli algoritmi analizzano quei dati per stimare epicentro, magnitudo e intensità attesa.
Se l’elaborazione indica probabili scosse dannose, il sistema invia automaticamente notifiche agli utenti nelle aree potenzialmente coinvolte. Il principio è semplice: intercettare e riconoscere le prime deformazioni del terreno in modo distribuito, sfruttando una rete di sensori già largamente diffusa.
I terremoti producono diversi tipi di onde sismiche. Le onde primarie, o onde P, viaggiano più velocemente ma tendono a provocare pochi danni. Le onde secondarie, o onde S, sono più lente ma responsabili delle scosse più intense e distruttive. Rilevando le onde P, un sistema di allerta può inviare un messaggio prima che arrivino le onde S, garantendo così un margine di tempo, spesso dell’ordine di pochi secondi, che può però risultare cruciale per proteggersi: ripararsi sotto un tavolo o allontanarsi da finestre.
L’efficacia dell’allerta potrebbe dipendere dalla magnitudo del sisma e dalla distanza dall’epicentro. Chi è più lontano potrebbe ricevere avvisi con qualche secondo in più rispetto a chi si trova vicino al punto di origine, dove l’allerta potrebbe arrivare quasi contemporaneamente alle scosse.
La tecnologia non permette ancora di prevedere i terremoti giorni o ore prima; invece fornisce un avviso quasi in tempo reale basato sulla rilevazione delle onde iniziali.
Il sistema di Google è stato testato su scala sperimentale dal 2021 in diversi paesi e, nel 2025, uno studio pubblicato su Science a firma di ingegneri Google e del sismologo Richard Allen ha mostrato che la qualità delle stime si è avvicinata a quella delle reti sismiche nazionali di paesi come Giappone e Stati Uniti, che invece si affidano a sismometri terrestri fissi e costosi.
Tuttavia, al momento non esistono dati che dimostrino che le notifiche inviate abbiano già salvato vite.
Android invia due tipi di notifica e soltanto per terremoti di magnitudo pari o superiore a 4,5. L’avviso “Attenzione” è destinato a chi potrebbe avvertire scosse deboli o moderate e appare come una normale notifica. L’avviso più allarmante, “Agisci ora”, è riservato ai casi in cui si prevedono scosse da moderate a intense. In questo caso la notifica supera le impostazioni del telefono, accende lo schermo ed emette un suono forte per attirare l’attenzione immediata dell’utente.