Dopo i rifiuti, il film. Dopo le religioni, gli influencer: Filippo Giardina e il mondo secondo Strudel
Pigneto, un martedì qualsiasi di fine giugno. Roma non è semplicemente calda: è ferma. L’aria si appiccica alle superfici, rallenta i movimenti, costringe le conversazioni a dilatarsi. È il tipo di giornata in cui anche restare seduti diventa una scelta più faticosa del necessario.
In un bar del quartiere, su un tavolino all’ombra incerta di un ombrellone, ci sono uno spritz e un calice di vino. Di fronte a me, Filippo Giardina aspetta di cominciare questa lunga chiacchierata.
Non è un’intervista nel senso classico. Perché Strudel, almeno sulla carta, è un film. Nella pratica è molto di più: un attacco al sistema del cinema italiano, una riflessione sulla morte della satira e un ragionamento sui nuovi culti digitali che hanno sostituito le vecchie religioni.
Quando incontro Filippo Giardina, Strudel è ancora in attesa del suo rilascio pubblico e il trailer non è ancora uscito. Lo farà il giorno successivo. Oggi, 25 giugno, mentre scrivo queste righe, ha appena fatto il suo debutto su YouTube e il crowdfunding è a metà dell'opera in soli 7 giorni.
Giardina: "Dopo l'ennesimo no, il film me lo sono fatto da solo". Così è nato Strudel
A cinquant'anni, dopo tante porte chiuse e progetti lasciati marcire nei cassetti, Filippo Giardina ha deciso di smettere di chiedere permessi.
Il risultato si chiama Strudel, un film nato fuori dai circuiti tradizionali, portato avanti con ostinazione e accompagnato da una campagna di crowdfunding che, in pochi giorni, ha raccolto migliaia di euro.
Insomma, un atto d'accusa contro un sistema che, secondo il comico attore romano, scoraggia chi prova a muoversi fuori dalle logiche consolidate dell'industria.
L'idea di Strudel nasce da lontano. Il titolo deriva da un vecchio monologo incentrato su una religione immaginaria degli atei:
Aveva tre comandamenti molto semplici: è vietato decidere per gli altri, non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te e, soprattutto, è vietato prendersi sul serio. Siccome secondo me tutte le religioni sono violente, ho pensato a Strudel: se lo immagini urlato, sembra quasi uno slogan nazista. Ha un suono violento. E visto che, secondo me, le religioni piacciono soprattutto alle persone violente, tanto valeva scegliere un nome che rimandasse proprio a quel mondo
Spiega Giardina. Eppure, a trasformare quella suggestione in un film è stata anche un'intenzione precisa:
Mi interessava raccontare e intercettare il cambiamento nel gusto delle persone, oggi continuamente sollecitate da mille stimoli e da mille dispositivi diversi. Ho cercato di fare un film davvero sperimentale, non uno di quelli che vengono definiti tali solo perché mancavano i soldi per farli in un altro modo. Volevo che mescolasse davvero generi diversi
E qui arriva anche la prima stoccata di questa lunga intervista: l’età che avanza e la frustrazione accumulata negli anni:
Perché adesso? Perché mi andava di farlo, prima di tutto. Avevo compiuto cinquant'anni e mi sono detto: Voglio fare un film. Dopo l'ennesimo rifiuto ho deciso che me lo sarei fatto da solo. E da lì è iniziato un viaggio, perché fare un film da soli, in Italia, è davvero un inferno
L'affondo al sistema cinema: «Una mafietta decide chi può entrare»
Lo dice così, Giardina, senza mezzi termini o peli sulla lingua. D’altronde neppure i suoi monologhi vanno molto per il sottile, dunque perché ingentilirsi adesso?
Non c'è alcun interesse a distribuire un prodotto già realizzato
Il problema non riguarda soltanto i finanziamenti, ma l'intera struttura produttiva del cinema italiano:
Nel momento in cui un film entra nel circuito produttivo tradizionale, tutti guadagnano lungo la filiera. Se invece arrivi con un film già finito, diventi una specie di scheggia impazzita
E Strudel è proprio questo. È per questo che "se io non guadagno, il film non mi interessa" o, almeno, è quello che potrebbe dire uno qualunque degli addetti ai lavori. Inutile tentare anche la via della vendita degli eventuali biglietti, che non avrebbe cavato un ragno dal buco:
Siamo abituati a chiamare mafia soltanto le organizzazioni criminali che sparano. In realtà la mafia è prima di tutto una mentalità. Quando un gruppo ristretto di persone decide chi può entrare e chi deve restare fuori, per me quella è già una forma di mafietta
Che fare allora? Il passo successivo è quello di provare a guardare all’intricato e surreale mondo dei finanziamenti. E se si parla di fondi, il primo a venire in mente è quello statale: il tax credit.
Il punto è che non ho una struttura produttiva alle spalle. Ho fatto una cosa piuttosto folle: ho realizzato tutto da solo. Non sono una società di produzione e non ne ho mai avuta una che potesse accedere facilmente a questi strumenti
Nella pratica, però, il tax credit è molto meno accessibile di quanto sembri:
Il tax credit ha senso per chi è già strutturato. Di fatto è uno sconto fiscale sull'anno successivo, quindi devi essere già una realtà produttiva importante per beneficiarne davvero. Se sei un autore indipendente, il problema non è avere uno sconto sulle tasse future, ma trovare i soldi per fare il film oggi. Ed è lì che il sistema diventa estremamente difficile da attraversare
E questo finisce per scoraggiare chi vorrebbe iniziare:
Un ragazzo di venticinque anni che vuole raccontare una storia probabilmente rinuncia al cinema e apre un account su TikTok. Ed è un peccato. Io vorrei vedere ventenni che fanno film: magari brutti, pieni di errori, ma capaci di raccontare mondi che io non conosco. Invece, continuiamo ad avere persone sempre più adulte che spiegano ai giovani come dovrebbero vivere, spesso senza coinvolgerli davvero
Filippo Giardina ride ma, come accade spesso quando sale su un palco, il discorso parte da un punto preciso per poi allargarsi fino a inglobare tutto il resto: il cinema, la satira, la politica, internet, il bisogno di appartenenza e persino le religioni.
O meglio: quelle che continuiamo a chiamare religioni.
Perché secondo il comico il problema è proprio questo. Pensiamo di esserci liberati dei dogmi, ma abbiamo semplicemente cambiato altare:
Oggi assistiamo a una frammentazione dei culti. Ognuno ha il suo piccolo papa di riferimento
Il Vaticano, in questa storia, c'entra poco. I nuovi sacerdoti vivono altrove. Il riferimento va agli influencer, attivisti, commentatori, divulgatori e creator, attorno a cui si costruiscono comunità che spesso replicano gli stessi meccanismi delle religioni che dichiarano di aver superato:
Oggi mi ritrovo davanti mille nuove forme di religione, incomprensibili e incriticabili. E come si gestiscono? Prendendole per il culo
La frase arriva quasi in mezzo a una battuta, ma resta sospesa nell'aria molto più di tante analisi sociologiche.
«La satira è morta»: l'accusa alla cultura dei social
Se il sistema tende a scoraggiare chi prova a entrare, per Giardina resta una sola possibilità: aggirarlo. È così che Strudel ha trovato nel crowdfunding la sua strada. E anche qui il comico non rinuncia all'ironia:
Se mi concedi una battuta, il passo successivo sarebbe stato il suicidio. Dopo il crowdfunding non resta molto altro. L'obiettivo minimo della raccolta è finanziare un tour in diverse città italiane e accompagnare personalmente le proiezioni. Vorrei esserci, incontrare il pubblico e fare due chiacchiere dopo il film
Ma il rapporto diretto con il pubblico apre anche un'altra riflessione. Più ampia. Perché, secondo Giardina, il problema oggi non è soltanto trovare una sala disposta a proiettare un film. È trovare persone ancora disposte ad ascoltare:
La satira è morta ovunque. Presuppone una lotta contro i mulini a vento che oggi le persone non hanno più voglia di combattere. L'ultimo spettacolo che porto in giro si intitola La banalità del bene. Ed è proprio questa la vita delle persone: o fanno le bestie, oppure cercano disperatamente di uscirne bene
E spiega:
Se vuoi fare satira, non puoi essere una bestia, ma non puoi nemmeno preoccuparti di uscirne bene. Per questo ti rivolgi a quella piccola parte di pubblico che è ancora interessata ad ascoltare un punto di vista non convenzionale. Io mi sforzo di costruire discorsi ambigui, ma comprensibili per chi li ascolta davvero. E ricordiamoci una cosa: il pubblico va anche un po' scioccato. Non per seguire Vannacci, ma per creare un'alternativa ai Vannacci
E questo è uno dei tanti nodi di fondo. La parola chiave è ascoltare:
Oggi, mentre ascolti qualcosa, senti già il bisogno di dire che cosa ne pensi. Ma nessun essere umano può avere un'opinione su tutto, soprattutto dopo cinque secondi. Così, non avendo davvero nulla da dire, la maggior parte delle persone finisce per copiare il proprio ducetto di riferimento: l'influencer di turno
Un film nato fuori dalle regole: la provocazione come metodo
L’ora è quasi scaduta e le ultime battute di questa lunga intervista volteggiano nell’aria. La domanda rimane: che sarà di Strudel? Intanto, però, Giardina ha smesso di aspettare:
Ormai sono abbastanza vecchio da non avere più voglia di aspettare il permesso di qualcuno. Avevo voglia di fare questo film e l'ho fatto: già questo, per me, è una vittoria. Naturalmente spero che il pubblico lo accolga bene, che il tour funzioni e che le sale aumentino. Ma l'esperienza, di per sé, è stata talmente intensa e divertente che, in qualche modo, il risultato l'ho già raggiunto
Così, in definitiva, ci ritroviamo fra le mani un film che esce fuori dalle etichette, si diverte a mescolare i generi e serve più a provocare che a intrattenere e basta:
La provocazione non è un gesto aggressivo: è un invito alla relazione. Se ti provoco, ti sto chiedendo di reagire. Ti sto dicendo: confrontiamoci, parliamone. Per questo credo che dietro ogni provocazione autentica ci sia sempre anche una forma di affetto
Lo spritz è finito da un pezzo. Il sole è sceso dietro i palazzi del Pigneto. Strudel deve ancora incontrare il pubblico. Ma una cosa è già chiara: per Filippo Giardina il film è soltanto il mezzo. Il bersaglio è tutto il resto.