Il limite oltre il quale il diritto di cronaca si trasforma in pura barbarie non è stato semplicemente superato: è stato polverizzato. Sui social network, nelle fogne digitali e su determinati canali YouTube che monetizzano il macabro, la cronaca nera italiana è stata capovolta nel peggiore degli incubi moderni.
Una gogna permanente, attiva 24 ore su 24, alimentata da branchi di "leoni da tastiera" e streamer famelici di visualizzazioni che emettono sentenze di morte sociale senza appello. La gogna mediatica, dopotutto, possiede una spietata peculiarità: non ha bisogno di prove per condannare, le basta insinuarsi nei meandri della mente della vittima. È un'arma invisibile che agisce nell'ombra, capace di uccidere lentamente dall'interno. Colpisce dritto alla faglia emotiva, quell'intima linea di frattura dove risiedono le vulnerabilità, le paure e la sensibilità di un essere umano, amplificandone il dolore fino a renderlo totalizzante.
Ma qui non si parla più solo di reputazione distrutta o di insulti da cyberbulli. Qui si parla di una vita umana che ha rischiato seriamente di essere spezzata. Le conseguenze di questo sciacallaggio mediatico e digitale si misurano ormai in corpi che cedono sotto il peso di una pressione psicologica disumana, violenta e insostenibile.
È la reality drammatica vissuta in prima persona da Manuela Bianchi, nuora di Pierina Paganelli. Una donna scaraventata al centro dell'arena pubblica, violentata psicologicamente da un assedio brutale, e infine finita in ospedale dopo aver abusato dei farmaci prescritti per contenere un’ansia devastante. La macchina del fango e delle fake news ha subito provato a cavalcare l'ipotesi del suicidio per fare ulteriore clickbaiting.
La verità è un'altra, ed è ancora più agghiacciante: era solo il disperato bisogno di spegnere un dolore incessante, un vuoto d'aria per non impazzire. Se quegli schermi non verranno spenti dalla giustizia, la prossima volta commenteremo un finale definitivo e tragico. Quando l’aggressione verbale diventa sistematica, organizzata e reiterata con il preciso obiettivo di annientare un individuo, la narrazione deve cambiare: siamo di fronte a veri e propri atti persecutori digitali a sfondo sadico. A rompere il silenzio, con stralci di una drammatica e dolorosa testimonianza diretta di quei momenti convulsi, è la stessa Manuela Bianchi
“Mi svegliò un vociare confuso, estraneo... Aprii gli occhi a fatica. Tutto era ovattato... Spiegai di aver abusato dei farmaci che mi erano stati prescritti e di essere ormai allo stremo delle forze. Sono quasi tre anni che vivo un dolore che sembra non avere fine... Ciò che mi ha distrutta davvero è stata la gogna mediatica. Hanno distrutto la mia dignità di donna... Io non ho tentato di togliermi la vita. Volevo soltanto spegnere per qualche ora quel dolore incessante, addormentarmi e non pensare... Oggi sono tornata dall’ospedale con una consapevolezza in più: non voglio arrendermi. Continuerò a lottare per mia figlia, per la mia famiglia, per la verità... Non mollo.”
Davide Barzan consulente di Manuela Bianchi ha rilasciato un’intervista esclusiva al tag24 sulle condizioni della sua assistita.
Barzan, il ricovero per l'abuso di farmaci è legato alla pressione mediatica? L'assoluzione di Dassilva è stata il colpo di grazia per Manuela?
Risposta di Davide Barzan: Assolutamente sì. Più che di pressione mediatica, parlerei di una vera e propria gogna mediatica che, da oltre trenta mesi, si consuma quotidianamente su numerosi profili social e canali YouTube ai danni di Manuela Bianchi. È doveroso ricordare che Manuela Bianchi (P.O. Non costituita parte civile), così come Loris, non sono mai stati indagati dal Pubblico Ministero procedente, in quanto ritenuti estranei all’evento delittuoso. Pertanto, non è stata certamente l’assoluzione di Louis Dassilva con formula dubitativa a rappresentare il cosiddetto “colpo di grazia”. Ciò che ha inciso profondamente sullo stato emotivo e psicologico di Manuela è stato, invece, il clima di odio, sospetto e aggressione che si è sviluppato e progressivamente amplificato nei suoi confronti sui social network nel corso di oltre trenta mesi, un fenomeno che continua tuttora nonostante il Pubblico Ministero abbia già annunciato, tramite agenzia di stampa, la volontà di proporre ricorso in appello avverso la sentenza. Quando una persona viene esposta per un periodo così lungo a insulti, accuse e campagne di delegittimazione pubblica, il peso umano e psicologico può diventare insostenibile. È questa la vera causa del profondo disagio che Manuela ha vissuto negli ultimi mesi.
Manuela ha paura di Louis Dassilva ora che è stato assolto ed è tornato in libertà? Teme di incontrarlo o di subire ritorsioni?
Risposta di Davide Barzan: Occorre preliminarmente ricordare che la Sig.ra Manuela Bianchi ha reso dichiarazioni in sede di incidente probatorio per oltre trenta ore, sottoponendosi a un approfondito esame e controesame da parte di tutte le parti processuali. Le dichiarazioni rese da Manuela Bianchi hanno trovato plurimi e significativi riscontri, sia intrinseci sia estrinseci, emergenti dagli atti d’indagine. Tali riscontri risultano desumibili, tra l’altro, dalle dichiarazioni testimoniali di Nastas Ion, confermate dallo stesso in Corte di Assise, dal contapassi del cellulare della stessa, dagli esiti della perizia fonica disposta nel procedimento, nonché dalle dichiarazioni rese da un’ulteriore condomina. È altresì opportuno evidenziare che l’ipotesi accusatoria formulata dalla Procura della Repubblica individua in Louis Dassilva il soggetto ritenuto responsabile dell’omicidio di Pierina Paganelli. Pertanto è certo che la mia assistita abbia assolutamente paura. Le dichiarazioni di Manuela si inseriscono in un quadro investigativo e processuale che, allo stato, trova riscontri oggettivi in una pluralità di elementi acquisiti agli atti.
In quel momento di disperazione, Manuela ha pensato alle conseguenze che un gesto simile avrebbe avuto su sua figlia, già provata dal caso?
Risposta di Davide Barzan: La signora Manuela Bianchi non ha mai manifestato intenti suicidari né ha mai pensato di porre fine alla propria vita. Il suo gesto deve essere correttamente inquadrato nel contesto di una situazione di estrema pressione psicologica e mediatica, determinata da una persistente campagna di esposizione pubblica che, da lungo tempo, la vede destinataria, insieme alla figlia e al fratello, di continui insulti, offese, minacce e persino minacce di morte disperse attraverso social network e canali YouTube. Si rammenta, inoltre, che Manuela Bianchi è totalmente estranea all’omicidio di Pierina Paganelli e riveste la qualità di persona offesa nel procedimento, pur non essendosi costituita parte civile. Nonostante ciò, è stata sottoposta a una vera e propria gogna mediatica, divenuta ormai insostenibile sotto il profilo umano e personale. L’assunzione delle gocce non era in alcun modo finalizzata a compiere un gesto autolesivo, bensì esclusivamente a ottenere un temporaneo sollievo e un periodo di riposo, trattandosi di un farmaco utilizzato per favorire il sonno e contrastare uno stato di forte stress e prostrazione emotiva. Del resto, la stessa signora Bianchi ha più volte dichiarato di voler continuare a lottare affinché emerga la verità e sia fatta piena luce sull’omicidio della propria suocera. Ha sempre manifestato fiducia nell’operato della Procura della Repubblica di Rimini.
Ora che è stata dimessa, come intendete proteggerla? Chiederete il silenzio stampa o tutele legali per fermare la pressione mediatica?
Risposta di Davide Barzan: Lo Studio Legale Barzan, per il tramite dell’Avvocato Nunzia Barzan, sta seguendo con la massima attenzione e determinazione la tutela di Manuela Bianchi. Come già comunicato nella giornata odierna, sono state predisposte e depositate, mediante il Portale Deposito Atti Penali, numerose querele finalizzate all’accertamento delle responsabilità di tutti coloro che, nel corso di questi mesi, hanno diffuso contenuti gravemente lesivi dell’onore, della reputazione e della serenità personale della nostra assistita. Pertanto, è fuori discussione che Manuela Bianchi debba essere adeguatamente tutelata e lo Studio farà tutto quanto consentito dall’ordinamento per garantire tale protezione, sia in sede penale sia in sede civile. Riteniamo infatti che molte delle condotte poste in essere attraverso social network, piattaforme digitali e canali di comunicazione online trascendano ormai la mera diffamazione aggravata, presentando profili che meritano un attento vaglio da parte dell’Autorità Giudiziaria sotto il profilo degli atti persecutori, del cyberbullismo e di eventuali condotte coordinate poste in essere da più soggetti ai danni della medesima persona. Per tale ragione continueremo a monitorare costantemente ogni contenuto diffuso in rete e ad attivare, senza alcuna esitazione, tutti gli strumenti di tutela previsti dalla legge a difesa di Manuela Bianchi.