Quando si avviano live-action di grandi videogiochi il percorso è sempre complicato, ma resta affascinante.
Sarà sicuramente ambiziosa la sfida della serie "Assassin’s Creed" in arrivo su Netflix che, per funzionare davvero, dovrà capire innanzitutto come rivolgersi agli storici fan del franchise, senza tradirli e con un adattamento convincente.
E allora, a dare qualche dritta al colosso dello streaming su quale sia la rotta più giusta ci pensa proprio l’attore che ha dato voce e anima a Bayek in "Assassin’s Creed Origins".
It's official, Netflix confirmed that its live-action #AssassinsCreed series has begun filming in Rome, Italy. ????
— ScreenRant (@screenrant) March 20, 2026
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Abubakar Salim conosce bene il mondo di "Assassin’s Creed": ha interpretato Bayek di Siwa, il medjay dell’Antico Egitto protagonista di "Assassin’s Creed Origins" (2017), il personaggio che di fatto fa nascere il credo degli assassini.
In un’intervista con ScreenRant, l’attore spiega che Netflix non deve reinventare chissà cosa, ma anzi il segreto sarebbe proprio quello di restare il più fedele possibile al gioco: la sua storia, il contesto, la struttura narrativa che i giocatori da quasi vent’anni amano vedere.
Secondo Salim, la chiave è quindi ascoltare la community che ha tenuto viva la serie per così tanto tempo e che “vive e respira” questo universo ancora e ancora. Bisognerà evitare, sempre secondo lui, di inseguire una modernizzazione forzata o dei cambi radicali volti solo a stupire.
Insiste, così, sull’importanza di conservare “il credo” del gioco:
Salim ci ricorda che è importante che la serie resti fedele alle ambientazioni storiche, perché proprio quelle hanno reso il videogioco un must.
La forza del franchise, ricorda, è sempre stata quella di portare il giocatore, e presto lo spettatore, dentro epoche e luoghi riconoscibili in modo molto accurato.
I fan hanno visto di tutto: dalla Terza Crociata al Rinascimento, dall’Antico Egitto alla Grecia classica. Si sono immersi in complotti segreti e figure realmente esistite, imparando anche cose nuove e, soprattutto, cose vere.
Per Netflix questo significa che farà meglio a non appiattire la componente storica favorendo, ad esempio, il generico fantasy d’azione.
Ed è importante anche che, nel farlo, costruisca la serie attorno al suo periodo specifico, con dettagli credibili, conflitti politici e religiosi leggibili.
Dice Salim:
L'aspetto su cui l'attore è più ottimista è il formato serie tv. Dovrebbe essere una formula quasi naturale per un prodotto del genere, perché nei giochi le persone passano ore e ore a conoscere i personaggi e quindi, per approfondirli, un solo film non basterebbe.
Lui immagina un adattamento che non cerca di comprimere tutto in due ore. Bisogna che ci si prenda il tempo giusto per costruire legami, innescare tradimenti, cambi di rotta improvvisi che possano stupirci, lasciarci affezionare.
La scommessa allora sarà riuscire a bilanciare il fan service con una narrazione accessibile anche a chi non ha mai toccato il videogioco: rispettare ciò che i giocatori amano (quindi il parkour sui tetti, le lame celate, i complotti dei Templari, i compbattimenti), ma allo stesso tempo raccontare “una storia davvero buona”: che funzioni da sola.
La prima stagione della serie live-action "Assassin’s Creed" di Netflix sarà ambientata nell’Antica Roma del 64 d.C., durante il regno di Nerone, con uscita attesa per il 2027.