Il vero Campione del Mondo fa rima con Infantino, ma si chiama Pantaleo Corvino. È un uomo che, senza VAR, "hydration break" e nemmeno lo straccio di un algoritmo, ha già vinto questo Mondiale prima ancora che inizino le sfide a eliminazione diretta. Sì, perché lo storico direttore sportivo di Fiorentina e Lecce ha ideato un aforisma che oggi vale più di qualsiasi enciclopedia tecnica della FIFA: "Nella vita puoi sbagliare moglie, ma non il portiere e il centravanti". Altro che Infantino!
Nel pallone contemporaneo le novità rotolano e tutto scorre: "Panta rei", appunto. Ma il "Panta... leo" il calcio lo capisce per davvero, senza bisogno di modernizzarlo a colpi di pause idratanti che sanno tanto di spot pubblicitari travestiti da cure mediche per l'hot meteo americano. Diciamolo sinceramente: in questi giorni in... Italia si crepa di caldo molto più che a Kansas City o a Miami. Se qualcuno ha davvero bisogno di un "cooling break" sindacale sul posto di lavoro siamo noi, non i calciatori.
Mentre Infantino inventa formati mostruosi e formule astruse, Corvino dal divano di casa avrebbe già sistemato tutto: un grande numero 1, un super numero 9 e il resto sono dettagli. Infatti il campo gli sta dando ragione. Del "gioco posizionale" e degli allenatori "giochisti" non parla nessuno. Il santone Marcelo Bielsa, detto "el Loco", con il suo filosofico Uruguay è naufragato in due pareggi soporiferi e rischia l'eliminazione. Il maghetto Graham Potter, con la Svezia organizzata al computer, ne ha presi cinque dall'Olanda di Koeman, il tecnico più criticato d'Europa. Persino il "nostro" Vincenzo Montella è già a casa con la Turchia, tradito dai suoi gioielli Calhanoglu e Yildiz, entrambi evaporati al sole del Mondiale senza le bollicine esibite in Serie A. Le idee tattiche innovative sono rimaste sul tablet. Come profetizzato dal vecchio Pantaleo, in campo sono rimaste le mani dei portieri e le teste dei centravanti, più i piedi per tutti e due (con moderazione per i portieri, please...).
Tra i pali si è stagliato un trio di "poveri ma belli", piccoli eroi da grande venerazione collettiva. C'è Eloy Room, 37 anni, baluardo di Curaçao che gioca nel Miami FC in seconda divisione Usa: con le sue 15 parate contro l'Ecuador ha stabilito il record assoluto dal 1966 a oggi, commentando con meravigliosa simpatia: "Mi merito una statua". C'è Josimar Évora Dias, detto "Vozinha", quarantenne di Capo Verde con una carriera passata tra Moldavia e Slovacchia. Lo chiamano "nonnina" perché da piccolo correva a piangere dai nonni quando i compagni lo prendevano in giro: oggi, con la mamma rimasta a casa perché priva di visto per gli USA, ha fermato le stelle della Spagna balzando in novanta minuti da poche migliaia a oltre sette milioni di follower su Instagram. Una rockstar all'improvviso. E infine c'è l'iraniano Alireza Beiranvand, l'ex pastore nomade che da ragazzo dormiva per strada a Teheran pur di giocare. In questo Mondiale "trumpiano", ogni sua parata sembra fermare il peso della cronaca internazionale, trasformandolo nel simbolo di qualcosa di immensamente più grande di un pallone.
Dall'altra parte del campo si muove invece la seconda metà del vangelo calcistico secondo Corvino: i centravanti milionari. Loro non hanno bisogno di favole, perché hanno già scritto la storia. Haaland, Mbappé, Kane, Vinicius e il sempiterno Messi. Non sono campioni inediti: più semplicemente, confermano ancora il loro talento accoppiato alla precisione dei grandi appuntamenti. E in questo grandissimo appuntamento mondiale con 104 partite, calendari impossibili e pause-spot mascherate da prevenzione sanitaria, un antico signore salentino ha estratto un aforisma dal taschino e si è messo in tasca tutti i teorici profeti del nuovo calcio. Per chi non l'avesse (ancora) capito: "Nella vita puoi sbagliare moglie, ma non il portiere e il centravanti". Parola di Room, Vozinha, Beiranvand, Haaland, Mbappé, Kane, Vinicius e Messi che fa storia a sé. Altro che "data analysis", droni, scouting con l'intelligenza artificiale e algoritmi predittivi: bastava ascoltare Pantaleo Corvino. Il resto è marketing con la scusa del meteo.