17 Jun, 2026 - 15:10

Il Congo torna ai Mondiali 52 anni dopo: la storia della punizione che nessuno ha dimenticato

Il Congo torna ai Mondiali 52 anni dopo: la storia della punizione che nessuno ha dimenticato

Allora si chiamava Zaire, oggi è semplicemente la Repubblica Democratica del Congo. Sta di fatto che, a 52 anni di distanza dall'ultima e unica partecipazione, la nazionale africana tornerà protagonista in un Mondiale. La formazione di Sébastien Desabre esordirà oggi al NRG Stadium di Houston contro il Portogallo, avversaria che partirà con i favori del pronostico. Al di là delle questioni di campo, però, la sfida americana segnerà un nuovo inizio per un Paese che ha sempre avuto un rapporto particolare con il mondo del calcio.

I tempi dello Zaire di Mobutu sono lontani e la nazionale africana vivrà un Mondiale totalmente diverso da quello del 1974. L'ultima apparizione fu segnata dalla punizione al contrario di Mwepu Ilunga, emblema della tentata ribellione al regime dittatoriale. Un gesto immortale, che viene ricordato ancora oggi insieme al suo significato simbolico. E, anche per questo, per il Congo sarà il primo Mondiale come merita di essere vissuto, senza implicazioni politiche o timori che vanno oltre il semplice sport.

La punizione di Mwepu Ilunga come grido d'aiuto

Durante i Mondiali del 1974, disputati nella Germania Ovest, lo Zaire affrontò il Brasile nell’ultima partita del girone dopo aver già incassato una pesante sconfitta per 9-0 contro la Jugoslavia. Sul punteggio di 3-0 per i campioni del mondo in carica, i verdeoro ottennero un calcio di punizione dal limite dell’area. Mentre il brasiliano Rivelino si preparava alla battuta, il difensore Joseph Mwepu Ilunga uscì improvvisamente dalla barriera e calciò via il pallone, lasciando increduli avversari e spettatori. L’arbitro lo ammonì e il gesto venne accolto con risate e ironia, facendo credere che i giocatori dello Zaire non conoscessero il regolamento.

Solo molti anni dopo emerse la verità. Mwepu raccontò che lui e i compagni erano stati minacciati dal regime del dittatore Mobutu Sese Seko: se avessero perso contro il Brasile con più di tre gol di scarto, avrebbero rischiato pesanti conseguenze al loro ritorno in patria, insieme alle loro famiglie. Quel calcio al pallone fu quindi un gesto di disperazione, un grido d'aiuto in mezzo a una folla scatenata.

Mobutu aveva investito molto sul calcio come strumento di propaganda e si aspettava tanto dai suoi giocatori. Alla fine lo Zaire, prima rappresentativa dell’Africa subsahariana a partecipare alla Coppa del Mondo, chiuse la sfida con il passivo di 3-0, risultato che evitò il peggio. Con il passare del tempo, l’episodio di Mwepu Ilunga divenne uno dei momenti più celebri e significativi della storia dei Mondiali, simbolo delle pressioni politiche vissute dagli atleti sotto dittatura.

La passione di Mobutu per il calcio

Mobutu era un grande appassionato di calcio e considerava lo sport uno strumento utile per rafforzare la propria immagine e consolidare il potere. Per questo finanziò personalmente il ritorno in patria dei migliori calciatori zairesti che giocavano in Belgio, così da creare squadre competitive nel Paese.

La strategia diede risultati importanti: lo Zaire si affermò come una delle nazionali più forti del continente, mentre club come il TP Englebert e il Vita Club conquistarono complessivamente tre Coppe dei Campioni africane. Anche la nazionale ottenne successi di rilievo, vincendo la Coppa d’Africa nel 1968 e nel 1974.

Dopo la storica qualificazione ai Mondiali del 1974 in Germania Ovest, Mobutu accolse i giocatori nel palazzo presidenziale, consegnando a ciascuno una busta piena di denaro e promettendo una casa e un’automobile in caso di buoni risultati. Pur essendo consapevole che lo Zaire fosse tra le squadre meno attrezzate del torneo, chiese ai suoi calciatori di difendere con orgoglio l’onore della nazione, che identificava strettamente con la propria figura.

Il racconto di Mwepu Ilunga

Mwepu Ilunga non avrebbe nemmeno dovuto essere in campo contro il Brasile. Quattro giorni prima, nella partita contro la Jugoslavia, l’arbitro colombiano Omar Delgado espulse per errore l’attaccante Mulamba N’Diaye dopo un calcio ritenuto volontario nei suoi confronti. In realtà, come lo stesso Mwepu ammise in seguito, il responsabile del gesto era stato lui.

Nel 2002 Mwepu raccontò alla BBC che la nazionale dello Zaire era stata minacciata dagli uomini del dittatore Mobutu dopo il pesante 9-0 subito contro la Jugoslavia. Ai giocatori venne detto che, in caso di una sconfitta con più di tre gol di scarto contro il Brasile, non sarebbero tornati a casa. Per questo motivo il suo celebre gesto non fu solo una reazione dettata dalla paura, ma anche un simbolo di sfida nei confronti della dittatura.

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