17 Jun, 2026 - 12:45

Ferrari, operaio licenziato per molestie alla collega chiede il risarcimento: cos'ha deciso il giudice

Ferrari, operaio licenziato per molestie alla collega chiede il risarcimento: cos'ha deciso il giudice

Non otterrà alcun risarcimento danni - né sarà reintegrato nel lavoro - l’operaio quarantenne licenziato dalla Ferrari di Maranello per le molestie commesse ai danni di una collega dopo la fine della loro relazione extraconiugale. Lo ha stabilito il Tribunale di Modena, che ha respinto la richiesta avanzata dall'ex dipendente attraverso il suo legale, confermando di fatto la legittimità del provvedimento disciplinare adottato dall’azienda. L'uomo riceverà comunque un'indennità economica pari a 14 mensilità. 

La relazione extraconiugale e le tensioni in azienda

Tutto inizia quando l'operaio, quarant'anni circa, sposato, assunto a tempo indeterminato dal 2012 nel reparto corse clienti della nota casa automobilistica, avvia una relazione extraconiugale con una collega che, a un certo punto, decide di lasciarlo.

Da quel momento, secondo quanto ricostruito nelle cronache giudiziarie, la situazione degenera, con la donna costretta a ricevere continui messaggi, attraverso canali diversi - e non sempre riconducibili al mittente - dal contenuto offensivo, a tratti addirittura minaccioso. Come:

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Ciao...perché...? Hai sbagliato, distrutto tutto, sei tenebra e fulgida, allo stesso momento perfida e poco sincera, bambina viziata! Non hai capito nulla, sarà tardi quando lo farai [...] Questa me la paghi!

E ancora: "Mi fai veramente schifo, sei vomitevole, sparisci dalla circolazione e se mi vedi abbassa la testa". Quindi la decisione di lei, esasperata, di rivolgersi al reparto risorse umane dell'azienda e alle forze dell'ordine per segnalare le molestie subite, dopo aver interrotto ogni contatto con l'uomo, ai suoi occhi sempre più ossessivo.

Il licenziamento dell'operaio e la posizione di Ferrari

La segnalazione ha fatto scattare una duplice procedura. Da un lato l'apertura di un procedimento disciplinare interno, culminato nel luglio 2024 con il licenziamento del dipendente, giustificato secondo l'azienda dalle "condotte scorrette e non legittime (da lui messe in atto, ndr), tali da poter integrare ipotesi di molestia, intimidazione e financo di atti persecutori". Dall'altro, l'intervento delle autorità, con l'ammonimento del questore di Modena nei confronti dell'uomo a cessare immediatamente nei suoi atteggiamenti, cosa che poi in effetti è avvenuta. 

La decisione del Tribunale di Modena sul risarcimento

La vicenda è approdata al Tribunale di Modena quando l'ex dipendente si è rivolto a un legale e ha deciso di impugnare il licenziamento sostenendone l'illegittimità, chiedendo non solo il reintegro nel posto di lavoro. ma anche un risarcimento danni da 200mila euro. 

Nel corso del procedimento, il giudice del lavoro ha esaminato gli atti e tenuto conto soprattutto delle comunicazioni inviate alla collega e della loro influenza sul rapporto lavorativo. Alla fine, la decisione di rigettare la richiesta.

Nella valutazione finale si spiega che i comportamenti contestati erano idonei a giustificare l'intervento disciplinare dell'azienda. Soprattutto tenendo conto dell'articolo 2087 del codice civile, che obbliga il datore di lavoro a

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preservare la salute psico-fisica dei lavoratori e ad attivarsi per rimuovere eventuali condotte lesive, onde evitare azioni risarcitorie del dipendente per una colpevole inerzia nella rimozione del fatto lesivo di altro dipendente. 

Il giudice non ha adottato, comunque, la posizione più severa, riconoscendo all'uomo un'indennità pari a 14 mensilità, come misura economica, senza effetti sul rapporto ormai concluso. 

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