Ci sono altri due fermati nelle indagini riguardanti la morte di Fabio Ascione, il ventenne ucciso da un colpo di pistola partito accidentalmente all'alba del 7 aprile scorso nel quartiere Ponticelli di Napoli. In carcere sono finiti Eugenio Ascione, 24 anni, cugino della vittima, ed Emanuele Loquercio, 30 anni.
Secondo gli investigatori, avrebbero entrambi avuto un ruolo nell'acquisizione e detenzione dell'arma finita nelle mani di Francesco Pio Auterio, il 23enne che fece esplodere il proiettile mortale, già arrestato nei giorni successivi all'omicidio insieme a un minorenne di cui non sono note le generalità.
Le nuove misure cautelari sono state eseguite dai carabinieri della compagnia Napoli Poggioreale su disposizione del gip, che ha accolto la richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. A finire in manette Eugenio Ascione, cugino 24enne della vittima, ed Emanuele Loquercio, 30 anni.
L'accusa non è di omicidio, ma di porto e detenzione illegale di arma comune da sparo. Aggravata per Ascione dal metodo mafioso: secondo gli inquirenti, la sua condotta avrebbe favorito il clan dei De Micco, ben radicato nel quartiere napoletano di Ponticelli.
Fondamentali, per arrivare a loro, i filmati delle telecamere di videosorveglianza, ma anche le testimonianze raccolte nelle settimane successive ai fatti. Secondo quanto riportato nell'ordinanza, Ascione sarebbe stato ripreso mentre si avvicinava ad Autiero per mostrargli l'arma nascosta sotto al giubbotto.
Per gli investigatori, la stessa pistola - passata anche per le mani di Loquercio - sarebbe stata usata da Autiero quando, allontanandosi a bordo di uno scooter guidato da un minorenne, qualche istante dopo, raggiunse via Carlo Miranda, prendendo parte a un conflitto a fuoco con alcuni giovani arrivati da Volla e ritenuti vicini a un clan rivale: quello dei Veneruso-Rea.
Circa venti minuti dopo, la tragedia. Autiero si sarebbe ritrovato con il resto del gruppo nei pressi del bar Lively e avrebbe iniziato a raccontare quanto accaduto prima, mostrando con orgoglio la pistola. Mentre maneggiava l'arma, riproducendo i movimenti compiuti durante la sparatoria, esplose accidentalmente un colpo.
Il proiettile raggiunse Fabio Ascione al torace. Autiero si consegnò alle forze dell'ordine spontaneamente. Davanti al giudice per le indagini preliminari, ha poi scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere, rilasciando però alcune dichiarazioni spontanee. "Avevo la pistola tra le mani [...] Il colpo è partito per errore. Non volevo uccidere il mio amico", ha detto in presenza del suo avvocato.
Nessun agguato, nessun regolamento di conti, quindi, come pure all'inizio si era ipotizzato. L'omicidio fu tutta una questione di fatalità. L'allarme partì subito. All'arrivo dei soccorritori del 118, il giovane fu trasportato d'urgenza al pronto soccorso dell'ospedale Villa Betania, ma morì poco dopo il ricovero.
Secondo chi lo conosceva "era un bravo ragazzo, un lavoratore, un sognatore". Il giorno dei funerali, in molti gli hanno dedicato - davanti alle telecamere - parole di affetto.
ha raccontato un conoscente ai giornalisti di Napoli Today. Quando fu colpito, all'alba del 7 aprile, aveva appena terminato di lavorare, fermandosi al bar vicino casa per fare colazione.