16 Jun, 2026 - 14:00

Ucraina, Contri critica Bruxelles sulla guerra, difesa ed energia: "Parlare di Kiev nell'UE ha senso per la propaganda"

Ucraina, Contri critica Bruxelles sulla guerra, difesa ed energia: "Parlare di Kiev nell'UE ha senso per la propaganda"

Le bombe continuano a cadere su Kiev mentre l'Europa discute del futuro dell'Ucraina, della propria difesa e delle conseguenze che potrebbero derivare da un possibile accordo tra Stati Uniti e Iran.

Temi che si intrecciano alla vigilia del G7 di Evian, dove la guerra nell'Est Europa resta uno dei dossier più delicati sul tavolo dei leader occidentali. Alberto Contri, scienziato della comunicazione ed ex docente universitario, offre una lettura fortemente critica delle strategie adottate da Bruxelles e delle prospettive che vengono prospettate per il futuro del continente.

La guerra in stallo

Per Contri il conflitto ucraino continua a essere bloccato in una situazione senza sbocchi immediati. "Russia e Ucraina continuano a darseli di santa ragione", afferma, sottolineando come al momento "non si vede nessuna soluzione all'orizzonte nell'immediato".

Secondo l'ex docente, dietro la prosecuzione del conflitto vi sarebbero anche interessi politici ed economici che vanno oltre il campo di battaglia. Contri sostiene che alcuni leader europei intendano sfruttare questa fase per accelerare la riconversione industriale verso il settore della difesa, dopo le difficoltà incontrate dalle politiche ambientali degli ultimi anni.

Una visione che lo porta a giudicare con scetticismo anche il rilancio del percorso europeo di Kiev. "Parlare oggi dell'ingresso dell'Ucraina nell'Unione Europea ha senso soprattutto dal punto di vista della propaganda", sostiene. Per Contri esistono Paesi candidati che attendono da più tempo e che avrebbero priorità maggiori rispetto a Kiev nel processo di adesione.

Difesa europea, la bocciatura di Contri: "Chi la comanda?"

Tra i temi affrontati nell'intervista c'è anche quello della difesa comune europea, tornato d'attualità dopo il vertice di Helsingborg. Un progetto che Contri considera poco realistico nelle condizioni attuali dell'Unione.

"L'Unione Europea non è mai stata una vera unione politica", osserva, mettendo in dubbio la possibilità che Paesi con interessi strategici differenti possano convergere sotto un'unica guida militare. "Voglio vedere chi comanderebbe un esercito europeo", aggiunge, richiamando le profonde differenze che caratterizzano le principali capitali del continente.

Contri contesta inoltre la logica stessa del riarmo europeo. A suo giudizio il dibattito continua a concentrarsi su strumenti e modelli industriali tradizionali mentre i conflitti moderni stanno cambiando rapidamente.

"Le armi moderne non sono certo carri armati e cannoni", afferma, indicando nei droni e nelle nuove tecnologie il vero terreno su cui si giocheranno le guerre del futuro.

Energia, Iran e Russia: "L'UE si muove senza logica"

Secondo Contri, una delle partite decisive si gioca oggi sul fronte energetico. L'eventuale accordo tra Washington e Teheran potrebbe incidere sugli equilibri internazionali e ridurre ulteriormente l'attenzione americana verso il conflitto ucraino.

L'ex docente ritiene che la vera priorità delle grandi potenze sia garantire la stabilità dei commerci e delle rotte energetiche. Da qui l'importanza strategica dello Stretto di Hormuz e di Bab el-Mandeb, passaggi cruciali per il mercato globale del petrolio.

Sul rapporto tra Bruxelles e Mosca, nonostante l'approvazione del ventunesimo pacchetto di sanzioni europee, Contri non nasconde le proprie perplessità. "Non trovo nessuna logica nei comportamenti della Commissione europea", afferma, sostenendo che molte decisioni siano basate su presupposti errati o su valutazioni politiche che non tengono conto della realtà economica.

Da qui la domanda che, secondo lui, continua a rimanere senza risposta: "Perché mai la Russia dovrebbe aggredire un Paese europeo quando possiede già un territorio immenso e risorse naturali enormi?". Un interrogativo che sintetizza la sua interpretazione critica dell'intero scenario geopolitico e del ruolo che l'Europa sta assumendo nella gestione della crisi.

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