Alla fine, come nelle più belle favole sportive, il lieto fine è arrivato. I New York Knicks sono i nuovi campioni NBA. Un traguardo costruito giorno dopo giorno da una squadra che, fin dall'inizio della stagione, sembrava essere in missione.
Tutto era iniziato con l'arrivo di Mike Brown sulla panchina newyorkese dopo l'era Thibodeau. Il tecnico aveva parlato di una squadra pronta a competere per il titolo. Nove mesi dopo, quella convinzione si è trasformata in realtà.
La stessa ambizione era stata ribadita a gennaio dal proprietario James Dolan, che non aveva nascosto le aspettative: «Vogliamo arrivare alle Finals. E dovremmo vincere le Finals».
Una mentalità che si è diffusa in tutto lo spogliatoio. Josh Hart aveva spiegato come la squadra fosse concentrata esclusivamente sul lavoro da completare, rimandando qualsiasi riflessione storica al termine del percorso. E alla vigilia della decisiva Gara 5, con il titolo a una sola vittoria di distanza, Jalen Brunson aveva risposto con un glaciale «0-0», a testimonianza di una concentrazione assoluta sull'obiettivo.
Parole che oggi raccontano perfettamente la mentalità di un gruppo che non ha mai smesso di credere nella propria missione. E anche nell'ultima partita della stagione i Knicks hanno dimostrato il carattere e la resilienza dei campioni, rimontando ancora una volta gli Spurs e chiudendo la serie sul 4-1 per riportare il titolo NBA nella Grande Mela dopo 53 lunghissimi anni di attesa.
San Antonio solita partenza forte
Per gli Spurs era Win or go Home. La squadra guidata da Wembanyama era chiamata a un’impresa quasi impossibile: soltanto 15 squadre sono riuscite a rimontare da uno svantaggio di 3-1 in una serie playoff, e nelle Finals l'impresa è riuscita una sola volta, ai Cavaliers di LeBron James nel 2016.
San Antonio però guidata dall’energia dell’ Frost Bank Center, parte per l’ennesima volta molto forte. Guidata dall’alieno francese autore di 6 punti , 4 rimbalzi, 3 stoppate nel primo quarto , già nei primi minuti di gioco.
Oltre a questo si aggiunge un grande Dylan Harper che entra dalla panchina e realizza 7 punti con un perfetto 3/3 dal campo.
La vera differenza San Antonio lo fa con la difesa, con gli uomini di Mitch Johnson che applicano una marcatura asfissiante, facendo faticare tantissimo l’attacco di New York. I Knicks chiudono il primo tempo con: Solo 4 canestri realizzati su 22 tentativi, una Percentuale al tiro del solo 18,2% inoltre 5 palle perse, più delle conclusioni segnate, con appena 13 punti nel quarto. Il primo parziale finisce con San Antonio avanti 23-13.
Rimonta New York
A inizio secondo quarto San Antonio tocca il massimo vantaggio della serata, +16, trascinata da una difesa dominante e da un attacco decisamente più fluido dei Knicks. A questo punto però come ci ha insegnato la serie, New York inizia a giocare e macinare punti.
A partire dal loro leader Jalen Brunson, il play di New York incomincia a mettersi in partita: 14 punti nel secondo quarto con 2 triple pesanti per rompere il ritmo Spurs e l’ Inizio della sua “presa di controllo” della partita. Oltre a un attacco più incisivo anche la difesa incomincia a salire di giri .
OG Anunoby incomincia una difesa su Wembanyama più aggressiva con il francese più limitato rispetto al primo quarto, solo 6 punti complessivi nel periodo per il duo Wemby -Harper.
Gli Spurs incominciano a essere sempre più lenti in attacco, diventando sempre più statici. Dall’altro lato invece la difesa dei Knicks concede meno tiri facili in area rispetto al primo quarto. Il risultato New York accorcia: -5 all’intervallo (42-37 Spurs).
San Antonio di nuovo avanti
L’inizio del terzo quarto non si apre positivamente per New York. Karl Antony Towns nella prima azione offensiva del parziale, commette il quarto fallo della sua partita, costringendo coach Mike Brown a rimetterlo in panchina, per tutto il quarto.
Kat che era stato costretto anche nella partita precedente a rimanere seduto a lungo per i falli. Dando più spazio del solito a Mitchell Robinson.
Gli uomini di di Mitch Johnson provano ad approfittare del momento. Wembanyama attacca Robinson e conquista un fallo antisportivo (flagrant), accendendo il momento degli Spurs.
A quel punto è Dylan Harper a prendersi la squadra sulle spalle: il rookie gioca con grande tranquillità e chiude il match con 25 punti, il suo massimo in tutta la serie. Accanto a lui arrivano anche le triple di Champagnie e Vassell, che riportano gli Spurs nuovamente in doppia cifra di vantaggio.
Con i Knicks ancora in difficoltà offensiva, è ancora una volta Jalen Brunson a tenere in vita New York: il play chiude il terzo quarto con 9 punti nel periodo e 30 complessivi. Alla fine del terzo San Antonio allunga di nuovo sul più 7(72-65).
Brunson leggendario e vittoria New York
7:43 alla sirena finale, con San Antonio ancora avanti 83-73.
È da qui che nasce la leggenda di Jalen Brunson. Il play dei Knicks va in lunetta per due tiri liberi: li segna entrambi e dà il via alla sua rimonta personale. Da quel momento inizia un assolo. Brunson attacca il ferro praticamente a ogni possesso, senza che la difesa degli Spurs riesca a trovare una risposta. Penetrazioni, contatti, falli subiti: ogni azione passa dalle sue mani. Il risultato è un parziale irreale da 13 punti consecutivi, che ribalta completamente l’inerzia della gara. Nel frattempo l’attacco di San Antonio si spegne. Il gioco diventa statico, la circolazione di palla scompare e i possessi si riducono a iniziative individuali. Il dato lo conferma: appena 8 punti concessi dai Knicks negli ultimi 6 minuti.
Anche Wembanyama patisce il momento, il centro francese oltre ai soli 4 punti realizzati nell’ultimo parziale, non riesce più ad attaccare il ferro come a inizio partita, e si limita a prendere dei tiri molto difficili e contestati, ma in generale tutta San Antonio non riesce più a costruire azioni pulite in attacco.
Si arriva così all’ultimo minuto in parità sull’88-88. È ancora Brunson a colpire, con l’ennesima penetrazione che vale il +2 Knicks, per lui 15 punti nel quarto e 45 nel match. Seguono due triple pesanti sbagliate: prima San Antonio con Fox che non riesce a replicarsi come in gara 3, poi New York con Hart, l’ala dei Knicks si ritrova da solo per la tripla della vittoria, il cui tiro si spegne sul ferro.
Harper prova allora a prendersi l’ultimo possesso con una penetrazione, ma la conclusione è corta. Si entra nella gestione dei tiri liberi: Hart segna il primo ma sbaglia il secondo, con Robinson rapidissimo a catturare il rimbalzo e a guadagnare altri due liberi per Anunoby.
La pressione è altissima e Anunoby fa 1/2 dalla lunetta. San Antonio risponde subito e torna a -2, ma gli Spurs commettono fallo immediato su Bridges. Anche lui sente il peso del momento e fa 1/2 ai liberi.
Ultima occasione Spurs: una tripla per andare ai supplementari. Ma coach Mike Brown coglie tutti di sorpresa ,scegliendo la soluzione del fallo immediato su Harper per non concedere il tiro. La scelta paga: Harper sbaglia il primo libero e, costretto a sbagliare anche il secondo per provare a tenere viva la partita, non trova comunque il rimbalzo. New York controlla il possesso e Anunoby chiude con un ultimo 1/2 dalla lunetta.
La sirena finale certifica il trionfo: i New York Knicks battono 94-90 San Antonio e sono campioni NBA. Per la franchigia si tratta del terzo titolo della storia, il primo dopo 53 anni di attesa: un record nella lega, mai una squadra aveva vissuto un intervallo così lungo tra due anelli.
Protagonista assoluto Jalen Brunson. Con 45 punti in Gara 5 e una prestazione destinata alla storia delle NBA Finals, raggiunge Michael Jordan tra le migliori prove di sempre in una singola partita in finale, conquistando con pieno merito il premio di Finals MVP.
Brunson entra così di diritto tra le leggende dei Knicks, accanto a Willis Reed e Patrick Ewing: simbolo del titolo che riporta New York sul tetto della NBA dopo 53 anni. Una notte che lo consacra definitivamente nella storia della franchigia, con la sua maglia destinata al ritiro al Madison Square Garden e, forse, un giorno, anche a una statua nella Grande Mela.
A cura di Christian Mocerino