Il 12 giugno 2023 moriva il fondatore di Forza Italia, Silvio Berlusconi. Imprenditore di successo, quattro volte presidente del Consiglio, il Cavaliere è stato tra le personalità più influenti e determinanti della storia recente del Paese.
Ieri, a tre anni dalla sua scomparsa, sono stati numerosi – soprattutto nel centrodestra – i messaggi in suo ricordo. In molti di questi si è posto l'accento sull'eredità politica che ha lasciato: un partito che ha ancora nel simbolo il suo nome, ma soprattutto un concetto di centrodestra che prima di lui non esisteva.
Oggi il partito è guidato dal segretario nazionale, Antonio Tajani, scelto dallo stesso Cavaliere. Seppur vicini al partito, al momento nessuno dei figli di Berlusconi sembra intenzionato a scendere in politica e prendere le redini del partito.
Nell'ultimo anno, Forza Italia è sembrata arrancare tra voci di correnti interne, sondaggi non proprio soddisfacenti e eccessivo appiattimento alla linea degli alleati, Fratelli d'Italia e Lega, a scapito dei valori liberali.
A che punto è oggi il partito azzurro: ha saputo sopravvivere politicamente al proprio fondatore?
Alle Politiche del 2022, le ultime che hanno visto la partecipazione di Silvio Berlusconi, Forza Italia ottenne alla Camera l'8,1% delle preferenze. Un anno e mezzo dopo, secondo i dati di una Supermedia Youtrend del giugno 2023 - pochi giorni prima della morte del Cavaliere - il partito era sceso al 7%.
Un anno dopo alle Elezioni Europee del giugno 2024, Forza Italia raggiunse il 9,4% delle preferenze, ottenendo il miglior risultato dalle politiche di due anni prima, anche grazie alla presenza del nome di Silvio Berlusconi nel simbolo.
Celebre è la caustica battuta di Beppe Grillo – all'epoca ancora Garante M5S - che, per commentare la performance europea dei pentastellati, disse nel corso di un suo spettacolo teatrale: “Ha preso più voti Berlusconi da morto che lui da vivo".
L'entusiasmo per il risultato portò Tajani a spostare al 10% l'obiettivo.
Negli ultimi due anni, tuttavia, quel risultato non è stato più raggiunto e Forza Italia ha chiuso il 2025 (fonte sondaggio SWG per TG La7 del 1 dicembre 2025) al 7,9%.

Sopravvivere alla morte del fondatore mantenendo l'8% è comunque un successo, ma al di sotto degli obiettivi stabiliti.
Nell'ultimo anno il partito appare bloccato sull'8% e privo di quella spinta propulsiva necessaria per affrontare la sfida delle Politiche 2027.
I due figli maggiori del Cavaliere, Marina e Pier Silvio, hanno provato ad indicare la strada: ritornare alle origini, alle battaglie liberali e segnare la distanza dagli alleati, politicamente schierati su posizioni più estreme.
Lo spazio c'è, lo ha ripetuto più volte lo stesso Tajani, ed è quello dei moderati di centrodestra: un bacino ampio che con la discesa in campo di Futuro Nazionale sembra destinato anche ad ampliarsi.
Le posizioni più radicali del Generale spaventano e potrebbero spingere molti elettori di destra a guardare a partiti più moderati. Anche alcune posizioni del centrosinistra (leggi patrimoniale) potrebbero giocare a favore nella partita del consenso.
La sfida di oggi – come di ieri – è sempre la stessa: convincere l'elettorato di centro (non necessariamente solo di destra). Chi ci riuscirà, potrà dire la sua nella corsa per Palazzo Chigi.
La sfida di Forza Italia e Tajani, quindi, è ritornare ad essere il punto di riferimento dell'elettorato liberale, moderato di centrodestra.
Al momento i figli di Berlusconi restano defilati, ribadendo di non aver intenzione di scendere in campo, ma non rinunciando a dare indicazioni quando necessario, come ad esempio l'invito di Pier Silvio Berlusconi a ringiovanire il partito, o i richiami di Marina a fare proprie le battaglie civili.
In conclusione, tre anni dopo la morte di Berlusconi, Forza Italia non è riuscita a crescere oltre la soglia psicologica del 10%, ma ha ottenuto un risultato che molti ritenevano improbabile nel 2023: sopravvivere al suo fondatore senza crollare.
Il partito appare oggi stabilizzato attorno all'8%, una percentuale che non gli consente di contendere la leadership del centrodestra ma che continua a renderlo un alleato indispensabile della coalizione di governo.
La vera sfida per Tajani non è tanto evitare il declino quanto dimostrare che Forza Italia può avere una funzione autonoma nell'Italia post-berlusconiana e ritornare ad essere il punto di riferimento del centrodestra moderato.