12 Jun, 2026 - 12:27

Domenico morto dopo il trapianto di cuore, perché il gip ha interdetto Oppido e Bergonzoni? Il punto

Domenico morto dopo il trapianto di cuore, perché il gip ha interdetto Oppido e Bergonzoni? Il punto

Sono stati interdetti dall'esercizio della professione per 12 e 7 mesi i medici che il 23 dicembre 2025 eseguirono il trapianto di cuore (fallito) a Domenico Caliendo, il bimbo di due anni e mezzo morto il 21 febbraio 2026 all'ospedale Monaldi di Napoli. A deciderlo è stato il giudice per le indagini preliminari, dopo la richiesta avanzata dalla Procura nell'ambito del filone investigativo che vede i due - il cardiochirurgo Guido Oppido e la sua vice, Emma Bergonzoni - indagati per falso materiale e ideologico in concorso in relazione alla compilazione della cartella clinica del piccolo.

Le accuse di falso e l'interdizione dall'esercizio della professione

La misura interdittiva disposta dal gip di Napoli riguarda esclusivamente il filone legato alla presunta non corrispondenza tra quanto avvenuto in sala operatoria e quanto riportato nella documentazione sanitaria.

Secondo l'impostazione della Procura, frutto degli accertamenti dei carabinieri del Nas e ora accolta in fase cautelare, nella cartella clinica del piccolo Domenico sarebbero stati attestati fatti e tempi non rispondenti alla reale sequenza delle operazioni.

Il riferimento è, in particolare, ad alcune fasi cruciali del trapianto: l'espianto del cuore - malato ma funzionante - del bimbo e la gestione dell'arrivo del nuovo organo dall'ospedale San Maurizio di Bolzano. 

Il nodo del trapianto di cuore: tempi, ghiaccio secco ed ECMO

I due medici restano comunque indagati per omicidio colposo in concorso, insieme ad altri cinque sanitari tra medici e personale di sala. Al centro dell'inchiesta, le tempistiche dell'operazione. Il bambino, affetto da una grave patologia congenita, era da tempo in attesa di un nuovo cuore.

Nel dicembre 2025 la chiamata che aveva ridato speranza ai familiari e il trapianto di un nuovo organo alla fine fallito, culminato a febbraio con la morte del piccolo. Stando a quanto emerso finora, il cuore che gli era destinato, in arrivo dal nord Italia, non sarebbe stato conservato in modo adeguato.

Inserito, per il trasporto, all'interno di un contenitore con ghiaccio secco anziché tradizionale. Modalità che, secondo le ipotesi investigative, ne avrebbe compromesso le condizioni dei tessuti, facendolo arrivare in sala operatoria inutilizzabile, mentre al bimbo era già stato tolto il vecchio cuore.

Altro elemento al vaglio riguarda l'ECMO, il sistema di circolazione extracorporea impiegato durante le fasi dell'intervento e dopo. Le consulenze tecniche finora acquisite avrebbero evidenziato come, l'uso prolungato di tale supporto, possa risultare compatibile con alcune alterazioni riscontrate sui tessuti analizzati.

L'incidente probatorio e le altre fasi dell'inchiesta: a che punto siamo

Passaggio centrale è stato quello dell'incidente probatorio disposto dal gip e concluso il 10 giugno 2026, che ha riguardato attività peritali su entrambi i cuori, quello del piccolo Domenico e quello del paziente di Bolzano, alla presenza dei consulenti nominati dalla Procura, dagli indagati e dalla famiglia.

Tra gli esami eseguiti, quelli istologici sui tessuti, con particolare attenzione, appunto, agli effetti delle basse temperature sull'organo e ai possibili danni riconducibili alle modalità di conservazione durante il trasporto. Le prime valutazioni tecniche avrebbero rilevato segni di una possibile necrosi da esposizione a freddo estremo.

Gli esiti definitivi, inizialmente attesi per i mesi estivi, potrebbero essere resi noti a ottobre 2026, a causa della complessità degli approfondimenti in corso. I due medici interdetti, assistiti dai rispettivi legali, nel corso degli interrogatori si sono intanto difesi, respingendo tutte le accuse.

Ma avrebbero fornito versioni in parte divergenti sull'accaduto. A loro carico, chat, immagini e testimonianze. 

virgolette
La notizia di oggi - ha fatto sapere dopo l'interdizione Patrizia Mercolino, madre della vittima, assistita dall'avvocato Francesco Petruzzi - è solo una piccola battaglia vinta, perché mio figlio non me lo ridarà nessuno indietro. La strada è molto lunga. Noi andiamo avanti, non molliamo. 

Al vaglio di chi indaga anche eventuali altri trapianti falliti prima di quello del piccolo. 

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