Da sempre lo sport americano fa rima con business. L'idea di creare un universo economico attorno agli eventi sportivi fa parte del loro DNA, basti pensare alle cifre folli del Super Bowl. Una tendenza che ha radici lontane e, che negli anni, è apparsa sempre più evidente. Lo sport americano è roba per ricchi, e ciò non riguarda solo la pratica. L'eccesso trova conferma anche sugli spalti di palazzetti e stadi, dove il pubblico degli States è costretto a spendere migliaia e migliaia di euro per assistere agli eventi più attesi dell'anno. Lo abbiamo visto in questi giorni con le NBA Finals, dove i tagliandi per il Madison Square Garden di New York sono arrivati a toccare i 500.000 dollari. Roba per ricchi, appunto, che rischia però di ritorcersi contro l'intero movimento.
Gli Stati Uniti hanno ben pensato, nemmeno troppo, di applicare le stesse logiche anche ai Mondiali che prenderanno il via questa sera. Tariffe da urlo per massimizzare gli incassi e rendere l'evento più atteso dell'anno una vera e propria macchina da soldi. Peccato, però, che il piano di Trump, Infantino e soci gli si stia ritorcendo contro. A poche ore del via ufficiale, infatti, migliaia di biglietti sono ancora invenduti e le tribune degli stadi rischiano di rimanere vuote. E nonostante il presidente della Fifa continui a difendere i prezzi dei ticket, la realtà è sotto gli occhi di tutti.
I prezzi dei biglietti di questo Mondiale sono i più alti di sempre. Quasi la totalità dei tagliandi supera i 300 euro per le partite della fase a gironi, dove si arriva a spendere una media di 3.247 euro a tagliando per Colombia-Portogallo. Sulla stessa linea anche Spagna-Uruguay, sfida per cui si parte dai 650 euro fino a toccare quota 1.766 euro per un biglietto. Per Messico-Sudafrica il prezzo medio è di 4.179 euro, mentre dai quarti di finale in poi è impensabile di spendere meno di 1.600 euro per un singolo tagliando.
E che non sia solo un rincaro al passo con i tempi è evidente. Basti pensare che, subito dopo aver messo in vendita i biglietti, la Fifa ha scelto di alzare i prezzi medi del 34% su oltre 90 partite, a conferma della speculazione che ruota attorno a questi Mondiali. Ma se si pensava a una risposta incondizionata del pubblico e dei milioni di appassionati, così non è stato.
La strategia della Fifa è apparsa totalmente fuori luogo e, a poche ore dell'inizio dei Mondiali, risultano 176mila tagliandi ancora in vendita per la prima fase della competizione. Un flop clamoroso che rischia di incidere anche sui ricavi totali. Le compagnie di rivendita online hanno reagito abbassando i prezzi del 20% nell'ultimo mese, proprio per limitare le perdite e cercare di smaltire i troppi tagliandi "rimasti sul groppone".
L'emblema è rappresentato proprio dagli Stati Uniti, che hanno faticato a vendere i biglietti per la gara d'esordio contro il Paraguay. Al momento sono ancora disponibili 4.400 biglietti, a conferma di come le tariffe iniziali fossero totalmente errate. D'altronde il calcio è sempre stato lo sport del popolo e, nonostante si parli dei Mondiali, il pubblico non è disposto a fare follie per assistere a una partita. Poco importa se si giochi in America o da un'altra parte del mondo.
I 130.000 tagliandi popolari da 60 dollari, annunciati da Gianni Infantino, sono spariti nel giro di poche ore durante la prima lotteria. Una misura che non ha cambiato la sostanza dei fatti, nonostante il presidente della Fifa continui a glorificarla. Alla vigilia dell'inizio del torneo il numero uno del calcio mondiale è tornato a parlare, smorzando le polemiche.
A detta sua "i biglietti costano meno degli altri sport americani" e le tariffe servono a "contrastare il mercato nero". Una lettura quanto mai distante dalla realtà, dato che la rivendita attraverso canali non ufficiali è il solo modo per cercare di risparmiare qualche centinaio di dollari. Insomma, la sua è stata l'ennesima gaffe di un Mondiale organizzato pensando solo a una parte di tifosi, gli stessi che non hanno avuto problemi a spendere 5.000 dollari per assistere alla sfida NBA tra New York Knicks e San Antonio Spurs.