Nella notte tra il 9 e il 10 giugno 2026, dopo una camera di consiglio durata oltre 15 ore, la Corte d'Assise di Rimini ha assolto Louis Dassilva dall'accusa di aver ucciso Pierina Paganelli, 78 anni, trovata morta nel garage del civico 31 di via del Ciclamino la mattina del 4 ottobre 2023.
L'uomo, unico imputato, detenuto dal luglio 2024, è stato scarcerato poche ore dopo la lettura del dispositivo. In attesa delle motivazioni, che saranno depositate entro 90 giorni, abbiamo ricapitolato con la criminologa Roberta Catania, componente del team difensivo, gli elementi su cui si è giocato il processo.
Per Dassilva il sostituto procuratore Daniele Paci aveva chiesto il massimo della pena: l'ergastolo. Diversi gli indizi che gli venivano contestati, insieme alle aggravanti della premeditazione, della crudeltà, dei futili motivi e della minorata difesa della vittima.
"Partiamo da tutti quelli che erano gli indizi che sostenevano l'ordinanza di custodia cautelare", spiega la criminologa. Tra questi, quello della cosiddetta "cam 3" della farmacia di via del Ciclamino. "Secondo la Procura quella telecamera riprendeva Dassilva rientrare dopo l'omicidio", ricorda Catania.
E ancora: "Il lavaggio degli indumenti, l'alibi fornito a Louis dalla moglie, Valeria Bartolucci, secondo i pm inattendibile". La zoppia che l'uomo avrebbe simulato dopo essere stato vittima di un incidente stradale, per far credere, sempre secondo l'accusa, che non sarebbe stato in grado di commettere l'omicidio.
Le anomalie telefoniche, i passi registrati la notte del 3 ottobre e la mancata risposta a un messaggio dell'allora amante, Manuela Bianchi, alle 22.15. Ma, soprattutto, il movente. "La Procura sosteneva che Louis potesse aver commesso il delitto per tutelare Manuela, ma anche per proteggere se stesso".
Se Pierina li avesse scoperti, secondo la ricostruzione dei pm, avrebbe potuto dirlo alla moglie, con tutte le conseguenze che per lui ne sarebbero derivate. "I pm sostenevano poi che l'assenza di Dna di Dassilva sulla scena potesse essere spiegata dal deterioramento dei reperti biologici".
A completare il quadro, "tutte le ipotesi fatte sulla personalità del 36enne, il fatto che avesse una formazione militare, ad esempio, che secondo la Procura poteva averlo portato a uccidere una persona a sangue freddo, in modo lucido, con tempi calcolati", spiega ancora la criminologa.
La strategia difensiva è stata quella di evidenziare gli elementi che avrebbero potuto essere approfonditi, allo scopo di sollevare il dubbio che avrebbe potuto portare all'assoluzione di Dassilva, come in effetti è accaduto.
"Con la stessa logica con cui si è arrivati ad accusare lui si poteva accusare chiunque", secondo Catania. "Se restiamo sugli indizi superficiali, allora possiamo costruire un'accusa su chiunque. Il pericolo è non esplorare tutte le informazioni, le piste, gli indizi".
Cosa che aveva ribadito anche l'avvocato Riario Fabbri all'indomani della sentenza. Tra i punti richiamati dalla difesa, c'è "il capello fotografato nel sangue presente sulla bocca di Pierina, mai analizzato ma certamente non attribuibile a Dassilva".
E poi: "I rumori captati dalla telecamera di un vicino in orari successivi a quelli individuati dagli investigatori per l'omicidio" e "i risultati genetici, che non hanno evidenziato tracce di Dassilva ma hanno individuato altri Dna". Senza dimenticare, aggiunge Catania, la questione della cam 3.
"L'incidente probatorio ha escluso per altezza, e anche in modo notevole, che la figura ripresa corrispondesse a quella di Dassilva". Elemento su cui la Procura ha fatto comunque leva, al processo, citando le risultanze delle proprie consulenze.
Secondo la criminologa, altro aspetto centrale riguarda le dichiarazioni rese da Manuela Bianchi il 4 marzo 2025, quando, modificando la propria versione iniziale dei fatti, "contestualmente alla caduta della 'prova regina' della cam 3, raccontò di aver visto Louis in garage la mattina del 4 ottobre".
"Il cambio di versione è diventato il focus dell'accusa", spiega Catania. "Il ragionamento che la Procura fa è: se Dassilva era in garage non poteva non sapere ciò che era accaduto. E quindi, di fatto, voleva avvisare Manuela", che la difesa ha sempre ritenuto inattendibile.
"Dovremo capire cosa ha recepito la Corte. Non ci resta che attendere le motivazioni. Dopo il deposito, la Procura avrà 45 giorni di tempo per impugnare la sentenza e il procedimento potrà approdare davanti alla Corte d'Assise d'Appello di Bologna".
"Mancano molti passaggi", conclude la criminologa. "Una sentenza diventa irrevocabile solo dopo la Cassazione. Però un'assoluzione per non aver commesso il fatto in primo grado non è irrilevante. Aspettiamo. Intanto Louis proverà a riprendere in mano la sua vita dopo due anni molto difficili".
L'intervista completa alla criminologa Roberta Catania sul canale Youtube di Tag24.