C’è la firma di Giovanni Grottanelli de’ Santi sull’atto che il 14 agosto 1995 sancisce la trasformazione del Monte dei Paschi di Siena in società per azioni. Una svolta epocale per la banca più antica del mondo. Fa caldo sulle lastre quel giorno e, nonostante siano i giorni del Palio, chi passa da Banchi di Sopra non può fare a meno di alzare lo sguardo verso le finestre di Rocca Salimbeni, perché nella sala Strozzi del palazzo si cambia il destino del Monte. Accanto al presidente Grottanelli de’ Santi c’è il provveditore Vincenzo Pennarola, un napoletano che ha salito tutti gli scalini della gerarchia montepaschina e si è fatto apprezzare per la sua cordialità e simpatia.
Attorno a loro i membri di quella deputazione, che dopo un lungo travaglio, prende all’unanimità la storica decisione. Ci sono il vicepresidente Vittorio Mazzoni della Stella e Alberto Brandani, che nel ‘93 aveva conteso la presidenza proprio a Grottanelli de’ Santi; Silvano Andriani, l’economista amico di Giorgio Napolitano, e Alberto Bruschini, tornato in banca dopo una vicenda giudiziaria che lo vedrà assolto; il professore fiorentino Luigi Cappugi e Nilo Salvatici, arrivato al Monte con i pantaloni corti e uscito da direttore centrale prima di rientrare come membro della deputazione amministratrice. Osservano, consapevoli di partecipare a un evento storico, il presidente del collegio sindacale Giulio Padalino e i sindaci revisori Luigi Paggetti e Carlo Luigi Turchi.
Quel 14 agosto del 1995 ha cambiato il volto del Monte dei Paschi, fino ad allora istituto di credito di diritto pubblico, e poi diventato società per azioni e c’è chi dice che la faccia sia cambiata in peggio.