La messa in onda in prima serata su Rai 1 del docu-film dedicato alla vita e alla straordinaria carriera di Dino Zoff rappresenta una preziosa opportunità per accendere nuovamente i riflettori su uno dei più grandi miti dello sport italiano.
Il lungometraggio diretto da Giovanni Filippetto, dal titolo “Dino Zoff - Volevo solo fare bene il mio lavoro”, non si ferma alle sole partite, ma scava nell'essenza più profonda di un uomo diventato simbolo di lealtà, serietà e compostezza.
Nel corso degli ultimi anni, il leggendario capitano della Nazionale azzurra ha dovuto affrontare una delle partite più complesse e delicate della sua intera esistenza, questa volta lontano dai campi da gioco. Verso la fine del 2015, l'ex portiere della Juventus è stato colpito da una complicanza di natura virale legata a un problema neurovegetativo che ne ha fortemente limitato le capacità motorie.
La notizia del suo ricovero in una clinica romana, rimasta segreta per circa venti giorni nel rispetto della tradizionale riservatezza della famiglia, aveva gettato in forte ansia l'intero mondo del calcio e i milioni di tifosi legati al campione del 1982. Il disturbo, fortemente debilitante, aveva causato a Zoff serie difficoltà nel camminare, costringendolo a un lungo e impegnativo periodo di riabilitazione a letto.
Con la stessa determinazione che lo caratterizzava tra i pali, il portierone friulano ha risposto con fermezza alle cure, mostrando fin da subito segnali di costante e progressivo miglioramento.
Una volta superata la fase acuta, lo stesso Zoff aveva voluto rassicurare l'opinione pubblica con la sua consueta e pacata ironia, dichiarando di aver parato anche questa difficile situazione e ringraziando l'infinità di persone che gli avevano dimostrato affetto. Un esempio di coraggio e resilienza che oggi, a distanza di tempo, viene celebrato anche attraverso le immagini e le testimonianze del documentario televisivo.
Attorno alla figura dei grandi campioni dello sport si rincorrono spesso leggende metropolitane e speculazioni di ogni tipo, specialmente quando si parla della sfera economica e finanziaria. Nel caso di Dino Zoff, le pagine della rete hanno talvolta alimentato voci del tutto inverosimili, ipotizzando patrimoni da capogiro e cifre astronomiche vicine ai 600 milioni di euro all'anno.
Si tratta, come evidente, di valutazioni del tutto esagerate e prive di qualsiasi riscontro ufficiale o logica di mercato. La reale ricchezza accumulata dall'ex portiere e allenatore è il frutto di oltre mezzo secolo di onorata e brillante carriera ai massimi livelli del calcio professionistico italiano, costruita in un'epoca in cui gli ingaggi non avevano ancora raggiunto le cifre del mercato contemporaneo.
Oltre ai guadagni derivati dai contratti storici con l'Udinese, il Mantova, il Napoli e soprattutto la Juventus, la solidità finanziaria della famiglia Zoff è legata anche a un percorso di investimenti oculati e alla brillante affermazione professionale del figlio Marco.
Quest'ultimo, nato dal solido matrimonio con la storica moglie Annamaria Passerini, ha intrapreso con successo la strada del management aziendale, ricoprendo un ruolo di primo piano come dirigente all'interno del gruppo tecnologico Leonardo, colosso industriale italiano che vanta un fatturato annuo di oltre 13 miliardi di euro.
Da diversi decenni, Dino Zoff ha stabilito la sua residenza fissa a Roma, città che lo ha adottato dopo la fine della sua attività agonistica e che ha fatto da sfondo alle sue esperienze come allenatore e presidente della Lazio.
Nella Capitale, l'ex capitano azzurro conduce una vita tranquilla e ritirata, dedicandosi agli affetti familiari, al ruolo di nonno di due nipotini e ai suoi passatempi preferiti, come il golf, il tennis e il nuoto, preferendo seguire le partite di campionato comodamente dal televisore di casa piuttosto che frequentare le tribune degli stadi.
Durante i mesi estivi, la coppia ama trasferirsi nel rifugio costiero di Sabaudia, una località balneare ideale per godersi il relax lontano dal clamore mediatico. Nonostante ciò, il legame con la sua terra d'origine è rimasto indissolubile. Nato a Mariano del Friuli nel 1942, Zoff fa regolarmente ritorno nel suo paese natale in provincia di Gorizia una o due volte all'anno.
Proprio a Mariano, all'interno della sua vecchia residenza, un gruppo di storici amici e ammiratori ha dato vita alla "stanza dei ricordi": un'ampia taverna che raccoglie cimeli, maglie, guanti e lettere dei tifosi provenienti da ogni angolo del globo.
È qui che il campione ama ritrovare le proprie radici e parlare il friulano stretto, la lingua dei suoi primi vent'anni di vita e l'unico idioma che utilizzava per comunicare con il commissario tecnico Enzo Bearzot durante le storiche e trionfali trasferte della Nazionale.