14 Jun, 2026 - 09:00

Violenza giovanile: siamo di fronte a un'emergenza? L'analisi dello psicoterapeuta Matteo Lancini

Violenza giovanile: siamo di fronte a un'emergenza? L'analisi dello psicoterapeuta Matteo Lancini

Baby gang, maranza: sono solo alcuni dei termini entrati nel dibattito pubblico degli ultimi anni per parlare di violenza e giovani. I dati più recenti indicano in effetti un aumento dei reati commessi da minorenni. Secondo il rapporto (Dis)Armati di Save the children, sono cresciuti in particolare rapine, lesioni e risse. Per quanto riguarda gli omicidi, l'ultimo rapporto del Servizio Analisi Criminale (Criminalpol) evidenzia addirittura un +150% (da 14 a 35 casi) tra il 2023 e il 2024. 

Al tempo stesso, l'Italia resta uno dei Paesi europei con il tasso di criminalità giovanile più basso. Un quadro che fa sorgere spontanea la domanda: siamo davvero di fronte a un'emergenza? O esiste un problema di percezione che rischia di amplificare il fenomeno? Tag24 ne ha parlato con Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta, nonché docente all'Università Milano-Bicocca e all'Università Cattolica di Milano e presidente dell'Associazione "Minotauro". 

Violenza giovanile: emergenza o problema di percezione?

Per Lancini, il rischio è quello di parlare dei giovani soltanto di fronte a episodi di cronaca particolarmente gravi, dimenticando che negli ultimi dieci anni sono aumentati, nel mondo adolescenziale, "gli attacchi al proprio corpo, il ritiro sociale maschile, i disturbi della condotta alimentare, i tagli, i suicidi". E che, la violenza, è solo un modo di comunicare il proprio disagio.

"Le nuove generazioni hanno difficoltà a trasmettere in parola le emozioni, ma anche a trovare adulti capaci di vederle davvero, di ascoltarle autenticamente. Non è una scusante, bensì una lettura del fenomeno. Faccio lo psicologo e trovo terribile sentir dire che un ragazzo minorenne che compie un reato è semplicemente un delinquente".

L'aggressività come linguaggio e il ruolo degli adulti

Dietro, secondo l'esperto, c'è disperazione. Ma anche ricerca di attenzione. "L'agito in adolescenza ha sempre un intento comunicativo", spiega Lancini. "Un ragazzo che non riesce a mettere in parola il conflitto evolutivo, il disagio, lo agisce". Da qui la critica a una lettura esclusivamente repressiva del fenomeno.

"Non si sono mai visti genitori e insegnanti farsi così tanto i fatti propri e poi dire che il problema delle nuove generazioni è che hanno avuto troppo, solo perché sono stati ascoltati un po' di più di quanto non lo fossimo noi. Peccato che nel frattempo è cambiato tutto e i modelli di identificazione che presentiamo non sono validi". 

Social network, emulazione e prevenzione: parla l'esperto

Nel corso dell'intervista, Lancini ha affrontato anche uno dei temi più discussi quando si parla di violenza giovanile: il ruolo dei social e delle nuove tecnologie. "Io sono contrario all'uso dei social, e ho infatti proposto di vietarli dagli 0 agli 80 anni. Ma credo anche siano diventati una sorta di 'lavacoscienza' della società".

"La verità è che bisognerebbe investire in politiche giovanili e, da genitori, imparare a fare domande scomode. I provvedimenti che oggi vengono presi in Italia sono più per il bene di papà, mamme, educatori e politici, cioè adulti, che non di figli e studenti. L'unica prevenzione è la relazione".

"Queste generazioni sono cresciute in una società che ha detto loro: 'Ti ascolterò, ma a patto che tu non rompa le scatole; ti ascolterò se sei gioioso, se farai nuoto - lo sport completo che piace al pediatra - ma ogni volta che avrai paura, tristezza o rabbia, le metterò a tacere", conclude lo psicologo. "Torniamo a essere umani". 

L'intervista integrale allo psicologo e psicoterapeuta Matteo Lancini è sul canale Youtube di Tag24.

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