08 Jun, 2026 - 12:52

Omicidio alla stazione Certosa di Milano, parla il 19enne fermato: "C'ero ma non ho ucciso Silvera"

Omicidio alla stazione Certosa di Milano, parla il 19enne fermato: "C'ero ma non ho ucciso Silvera"

"Non l'ho colpito io, non l'ho ammazzato io, ero sul luogo sì ma non l'ho ucciso io". A dirlo Jefferson Smit Echevarra Verano, il 19enne fermato per l'omicidio di Gianluca Ibarra Silvera, avvenuto la sera del 26 maggio 2026 alla stazione di Milano Certosa. Durante l'interrogatorio di garanzia, il giovane avrebbe in pratica ammesso di far parte dei Latin Kings, tra le gang sudamericane attive sul territorio milanese, respingendo però l'accusa di essere l'autore materiale dell'accoltellamento del 22enne. La gip Sara Cipolla ne ha convalidato il fermo e disposto la custodia cautelare in carcere. 

La versione dei fatti del 19enne fermato per omicidio

Nel corso dell'interrogatorio davanti alla gip di Milano, il 19enne, assistito dall'avvocato Stefano Afrune, avrebbe confermato di essere stato tra i giovani presenti durante l'aggressione al 22enne, negando però ogni responsabilità diretta nell'omicidio.

Secondo la sua versione, la vittima avrebbe fatto parte di un  gruppo di "tre, quattro persone" che "poco dopo le 21" del 26 maggio si sarebbe scontrato "con il gruppo dei Latin Kings", a cui lui apparterrebbe, "per una serie di pestaggi dei giorni precedenti".

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Non so se faceva parte degli Ms-13 (un'altra gang latina, ndr), ma era nel gruppo della sera,

le sue parole. E ancora: "Sono stati loro a spaccare le bottiglie e a venirci incontro", avrebbe dichiarato il 19enne. Oltre a ribadire di non essere stato lui a sferrare le coltellate che hanno ucciso Ibarra. "Io avevo solo una pietra in mano", si sarebbe difeso.

Gianluca Ibarra Silvera ucciso per errore? Il punto

I familiari di Ibarra avevano subito parlato del possibile coinvolgimento di una gang. Ma avevano categoricamente escluso che il 22enne - senza precedenti penali e con un lavoro - facesse parte di un gruppo rivale. Quella sera, Gianluca si trovava insieme al fratello e a un amico per tornare a casa a Segrate, dopo aver trascorso qualche ora in compagnia del padre e della compagna, che vivono in zona Certosa.

Dalle testimonianze è emerso che sarebbero stati presi di mira dal gruppo del 19enne all'improvviso e rincorsi. A un certo punto il 22enne sarebbe caduto, venendo accerchiato e colpito ripetutamente, sia con cocci di bottiglia che pietre e con un coltello. La Procura ritiene che possa essere stato vittima di uno scambio di persona, cioè che il gruppo lo abbia ucciso dopo averlo ritenuto erroneamente parte della gang avversaria.

Gli altri indagati e le indagini: cosa è emerso finora 

Tra gli elementi a carico di Verano ci sono i filmati delle videocamere di sorveglianza della stazione, che lo riprenderebbero mentre si allontana dal luogo dei fatti, apparentemente tranquillo. Determinante poi il riconoscimento effettuato dal fratello di Gianluca e dall'amico che era con loro. Per i pm, avrebbe sferrato almeno quattro dei fendenti che hanno raggiunto la vittima. 

Quando è stato fermato, venerdì sera, il 19enne era appena tornato a Canegrate, dove risiede con la compagna, dopo una breve fuga all'estero. Nell'aprile del 2025, sarebbe stato fermato per un raid punitivo commesso l'anno prima ai danni di un barista, reo di aver baciato la ragazza "sbagliata" in discoteca. Ma avrebbe anche altri precedenti. 

Ora i nuovi guai. Stando a quanto riportato dall'Ansa, sarebbe però solo uno dei due destinatari del decreto di fermo emesso nelle scorse ore dalla Procura di Milano, guidata da Marcello Viola. L'altro risulta al momento irreperibile. L'accusa è di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dal numero degli aggressori.

Oltre a loro, risultano indagati otto dei diciassette giovani che avrebbero preso parte alla rissa e all'aggressione tra i binari della stazione. Le indagini proseguono per accertare con esattezza la dinamica dell'accaduto. 

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Noi ci prepariamo ora per il ricorso al Riesame. Ci sono elementi di debolezza nell'indagine: non ci sono tracce di sangue sui vestiti del mio assistito e la sua versione è credibile,

ha fatto sapere intanto l'avvocato del 19enne dopo la convalida del fermo da parte del gip. Il ragazzo resterà in carcere.

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