Le Filippine meridionali sono state colpite da un super terremoto di magnitudo 7.8, con epicentro in mare al largo dell'isola di Mindanao.
La scossa, registrata alle 7:37 ora locale a una profondità di 35 km, ha provocato immediatamente un'allerta tsunami in tutta la regione, con onde potenzialmente alte fino a 3 metri.
Il bilancio provvisorio conta almeno 12 vittime e circa 200 feriti, con danni significativi agli edifici nella città costiera di General Santos.
Il super terremoto registrato questa mattina alle 7:37 ora locale ha fatto scattare immediatamente da parte delle autorità filippine le procedure di emergenza lungo le coste più esposte.
In pratica, si è ordinata l'evacuazione delle aree costiere prospicienti al mare verso zone elevate.
Il Pacific Tsunami Warning Center (PTWC) ha diffuso degli allarmi segnalando onde pericolose.
Il presidente Ferdinand Marcos Jr. ha chiesto ai residenti di seguire in maniera ordinata le indicazioni delle autorità.
Nelle prime ore dopo il sisma, le squadre di protezione civile hanno monitorato le repliche, alcune di forte intensità, mentre si effettuavano verifiche su vittime e stabilità delle strutture.
Circa 5 ore dopo la scossa, il Centro di allerta tsunami del Pacifico ha dichiarato che la minaccia di tsunami era in gran parte superata, ma ha esortato la popolazione a rimanere in allerta.
Onde di oltre un metro sono state effettivamente rilevate nelle province di Sultan Kudarat e Sarangani.
Avvisi precauzionali sono stati estesi anche a Taiwan, Giappone, Palau, Guam, Papua Nuova Guinea e Indonesia.
L'Ambasciata d'Italia a Manila ha inviato un messaggio ai connazionali: "Fate attenzione".
Le zone a rischio sono dislocate tutte nelle Filippine meridionali. L'epicentro del super terremoto si è registrato al largo di Mindanao, in particolare nell'area di General Santos e della provincia di Sarangani.
Le province filippine coinvolte sono quelle di Sultan Kudarat e Sarangani, dove sono state rilevate anche le onde più imponenti.
Il numero esatto di persone a rischio non è ancora stato determinato con precisione, ma le evacuazioni hanno interessato i residenti delle zone costiere delle Filippine centrali e meridionali.
Considerando che General Santos ha registrato 3 morti e 130 feriti su una popolazione di oltre 600.000 abitanti, migliaia di persone nelle zone costiere di Mindanao sono potenzialmente a rischio.
Oltre all'isola di Mindanao, le aree a rischio includono le province di Sarangani e Sultan Kudarat.
Ma il pericolo tsunami si è esteso anche ad altre nazioni del Pacifico, con onde potenziali fino a 1 metro in aree dell'Indonesia e della Malaysia.
Quando si verificano super terremoti come quello di stamattina nelle Filippine, inevitabilmente, la mente corre allo tsunami sviluppatosi nell'oceano Indiano il 26 dicembre 2004: fu una vera catastrofe, causò la morte di circa 230.000 persone.
La grande onda fu provocata da un violentissimo terremoto di magnitudo 9.1. Il successivo maremoto investì ben 14 paesi tra Asia e Africa.
L'Indonesia risultò il Paese più colpito con oltre 170.000 vittime. Ma migliaia di morti si registrarono anche nello Sri Lanka (oltre 35.000), in India (oltre 12.000), in Thailandia (oltre 8.000).
Dato che il terremoto accadde nel pieno delle vacanze di fine anno e coinvolse anche varie località turistiche, ci furono anche moltissime vittime occidentali e italiane. Persero la vita 54 italiani.
Da allora, però, la tecnologia satellitare ha messo a punto un sistema di allerta preventiva che si dirama immediatamente in tutti i Paesi potenzialmente coinvolti, mettendo al riparo migliaia di vite. La speranza è che funzioni al meglio anche oggi.